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Milano avrà delle TERME FIABESCHE

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scuderie de montel

Sarà il più grande complesso termale italiano in una grande città e le prime terme green d’Europa, a zero emissioni di CO2. «Sarà uno dei luoghi più sorprendenti della Milano dei prossimi anni», assicura l’assessore Maran.

A fine settembre 2020, il Comune ha firmato il contratto preliminare di vendita con la società che svilupperà il progetto. Il contratto definitivo è stato stipulato a inizio 2021 e ha dato il via ai lavori che si prevede di ultimare a fine 2022. Nel frattempo è arrivato il via libera fondamentale da parte della Sovrintendenza in quanto il complesso in stile Liberty delle scuderie costruito tra il 1915 e il 1917-18, è sotto vincolo monumentale. Ma vediamo il progetto nel dettaglio.

Milano avrà delle TERME FIABESCHE

Le ex scuderie De Montel, straordinario complesso in stile Liberty costruito tra il 1915 e il 1917-18 all’angolo tra via Achille e via Fetonte, accanto allo stadio Meazza, diventeranno le “vere” terme di Milano. “Vere” in quanto saranno alimentate dall’“acqua marcia” che scorre sotto la città. Un’acqua caratterizzata da un elevato contenuto di solfuri che verrà emunta a 250 metri di profondità (e poi riscaldata) grazie a un pozzo già esistente profondo 350 metri.

Il futuro delle SCUDERIE DE MONTEL: Milano diventerà una città termale

«Stiamo procedendo proprio in questi giorni con la pulizia dell’area e con i rilievi necessari», ha spiegato l’architetto Giancarlo Marzorati, titolare del progetto “Teatro alle Terme” vincitore del bando comunale.

La storia: scuderie di lusso del banchiere De Montel

Fu il banchiere Giuseppe De Montel a voler costruire il complesso di lussuose scuderie che oggi si intravede sotto gli edifici fatiscenti, per anni – dopo lo splendore – teatro di degrado e occupazione abusiva.

Prima della Seconda Guerra Mondiale, la zona di San Siro era costellata di scuderie e allevamenti di cavalli pensati sul modello “ippico” di Chantilly in Francia e Newmarket in Inghilterra. Ma con il Fascismo De Montel, a causa delle sue origini, fu costretto a vendere le scuderie che ospitavano i cavalli della borghesia meneghina.

L’area fu inizialmente data alle Pie Opere Missionarie, che la affittarono ad altre scuderie e allenatori.
Nel 1983, la società Ilaria del Gruppo Ligresti, divenuta nel frattempo proprietaria, cedette l’immobile al Comune di Milano per far tornare i conti con gli oneri di urbanizzazione per la lottizzazione del condominio del Cavallino costruito in via Fetonte. Quattro anni più tardi, Ligresti tornò sui suoi passi e chiese la concessione della scuderia per trasformarla in una club house per gli inquilini dei palazzi da lui costruiti. Ma non gli fu concesso.

Altri progetti, avanzati nel tempo, naufragarono uno dopo l’altro: il Gruppo Verde San Siro voleva il restauro delle scuderie per farne un centro culturale aperto alla cittadinanza, il WWF un centro di ippoterapia, l’architetto Giovanna Franco Repellini, nel 2005, presentò un progetto per la costruzione di un centro termale e, nel 2018, gli studenti dell’Istituto Europeo Leopardi di Milano, vinsero il Torneo del Paesaggio del Fai con un disegno che prevedeva scuderie, pista di allenamento, museo dell’ippica e del cavallo, centro medico, ristorante e pet therapy.
Il gioiello Liberty si è trasformato così, negli anni, in un rifugio per senzatetto e sbandati.

Rispetto del patrimonio storico-artistico ed effetti suggestivi nel progetto di Marzorati

scuderie de montelAlcuni mesi fa, il nuovo bando è stato vinto dallo Studio Marzorati Architettura – S+J srl. «La fattibilità del progetto è garantita dal sostegno di un’impresa privata», spiega l’architetto Marzorati. «Attualmente, su un terreno di 16mila e 200 metri quadrati, vi sono due edifici storici su cui sono ancora visibili dettagli artistici dell’epoca. La nostra intenzione è quella di mantenere religiosamente l’architettura delle costruzioni originarie, con piccoli adattamenti necessari per la destinazione di utilizzo. Nei vari sopralluoghi, abbiamo anche scoperto un edificio che probabilmente costituiva l’abitazione del custode e un’area di pertinenza con un sontuoso affaccio su via Fetonte. Nel progetto, abbiamo pensato di utilizzare il parco oltre all’edificio principale, quello a forma trapezoidale, per costruire un anfiteatro dove l’acqua scorrerà sulla cavea, sfruttando il dislivello dei gradoni, per creare un effetto di grande suggestione».

scuderie de montel
Per la realizzazione delle terme ci vorranno un paio d’anni.

Continua la lettura con: Inaugurate le terme più belle del mondo

VALENTINA SCHENONE

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UNIVERSITÀ: un anno di stop nel SILENZIO. Gli studenti: “Siamo in fondo alla lista”.

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credits: @ lezionimatematicafinanziaria (INSTG)

Abbiamo sentito ampiamente discutere della chiusura delle scuole, delle occupazioni degli studenti e delle manifestazioni di genitori ed insegnanti, ma in tutto ciò che fine hanno fatto le università? È il 22 febbraio 2020 quando il mondo universitario, insieme a quello della scuola dell’obbligo, si ferma. A distanza di un anno dallo stop, tra chiusure e riaperture, zone gialle, arancioni e rosse, come si sono comportate le università? Come stanno reagendo adesso? E cosa ne pensano gli studenti?

UNIVERSITÀ: un anno di stop nel SILENZIO. Gli studenti: “Siamo in fondo alla lista”

# 22 febbraio 2020. Le aule si svuotano: lezioni, esami e lauree diventano online

credits: blognomos.com

Tutto inizia il 22 febbraio, con la sospensione della didattica per una settimana, in attesa di disposizioni da parte del governo. Le direttive arrivano all’inizio di marzo: l’Italia entra in lockdown. Insieme al resto del paese, anche le università chiudono le porte e si riorganizzano per offrire un servizio di didattica a distanza.

Chi più velocemente, chi meno, tutte le università italiane sviluppano un sistema di DAD, l’ormai nota Didattica a distanza, per permettere ai propri studenti di continuare il loro percorso accademico.

Dirette su Teams, video-lezioni registrate e studenti davanti ad uno schermo prendono il posto di aule ed atenei strabordanti di giovani. È così che migliaia di studenti si sono ritrovati non solo a seguire le lezioni online, ma anche a sostenere gli esami a distanza ed a conseguire a casa, nelle proprie stanze, la laurea, uno dei momenti più importanti della carriera accademica e della vita.

# L’autonomia universitaria e la falsa ripartenza

Le università, luogo simbolo del pensiero libero, sono degli enti pubblici indipendenti e dotati di autonomia decisionale. Per questo in autunno alcune scelgono di riaprire a tutti gli studenti, purché prenotino il proprio posto in aula al fine di evitare assembramenti, mentre altre concedono un ritorno solo alle matricole e a pochissimi altri, impegnati perlopiù in laboratori che necessitano inevitabilmente della presenza fisica. A inizio novembre arriva però la seconda ondata e tutte si ritrovano costrette a chiudere nuovamente i battenti.

# La didattica a distanza non basta più, la comunità universitaria chiede provvedimenti

credits: unitonews.it

Il ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha dichiarato che gli atenei riapriranno tra febbraio e marzo, per l’inizio del secondo semestre. La decisione di far tornare docenti e studenti in aula è però affidata ai singoli rettori, la direzione sembra essere questa: la presenza in aula dipenderà dal colore della regione. In generale, nelle zone rosse gli atenei rimarranno chiusi, mentre in quelle gialle ed arancioni riapriranno con una formula di didattica mista, che prevede una presenza in media del 50% in aula.

Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano, ha affermato “noi crediamo che non sia possibile fare un’università a distanza. Crediamo che l’Università sia un momento di crescita culturale, di relazione”. Quello che studenti, docenti e rettori chiedono sono fondi per far sì che sia possibile tornare in aula in sicurezza. Alla Conferenza dei Rettori lombardi, il Consiglio Nazionale degli studenti universitari ha esposto la richiesta di sottoporre a vaccinazione chi è impegnato nei tirocini medico-sanitari e di includere gli studenti nel circuito dei tamponi gratuiti. I rettori lombardi hanno inoltre chiesto alla Regione che docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo vengano favoriti nella campagna vaccinale.

# Il punto di vista degli studenti: dimenticati in fondo alla lista delle priorità

credits: memegenerator.net

Bisogna dire che, tutto sommato, la didattica a distanza sembra aver funzionato. Da un sondaggio svolto da Universita.it, emerge che alla fine di aprile, il 77% degli studenti intervistati era iscritto ad un’università che aveva attivato lezioni a distanza per tutti i corsi.

La DAD non è vista necessariamente come un male, secondo alcuni infatti può diventare uno strumento per ampliare l’offerta formativa degli atenei ed essere una marcia in più per il futuro dell’insegnamento. Anche il ministro Manfredi sembra soddisfatto, ha spiegato infatti che nonostante l’inevitabile sofferenza della comunità universitaria e studentesca, lo sforzo messo in atto ha permesso agli studenti di limitare i danni e fare in modo che le loro carriere non fossero rallentate.

Dopo tutti questi mesi però il malcontento si sta diffondendo tra gli studenti. Il Fatto Quotidiano riporta le dichiarazioni di un allievo di Scienze Politiche della Statale: “Non vediamo prospettive. La didattica a distanza è stata utile in questo momento di pandemia, ma non può essere una soluzione sul lungo periodo”. Anche la rappresentate degli studenti dell’Università Statale afferma in un’intervista che il rientro in aula non è stato ben pianificato, in quanto la cosiddetta didattica mista in realtà non è affatto mista, ma a distanza. Queste le sue parole: “Si tratta dell’ennesima occasione in cui lo studente universitario è passato in fondo alla lista dei problemi da risolvere”.

La comunità universitaria, stanca di esami e lezioni online, chiede maggiori sforzi e valide iniziative per poter riprendere la didattica in presenza. Gli universitari si sentono dimenticati sia dalle istituzioni che dall’opinione pubblica che ha discusso ampiamente le problematiche legate alla scuola dell’obbligo, scordandosi di fatto di quelle del mondo accademico.

E voi cosa ne pensate? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti!

Continua a leggere: I RECORD delle UNIVERSITÀ di Milano

CHIARA BARONE

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L’AUTONOMISTA Bonaccini riporterà il PD a NORD?

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credits: @sbonaccini (INSTG)

Dopo la caduta del “Conte bis” con le imbarazzanti giravolte della direzione, il cambio al vertice nel Partito Democratico sembra sempre più cosa certa e il presidente dell’Emilia Romagna è il favorito alla successione di Zingaretti. In passato si era speso molto per l’area più produttiva del Paese: manterrà la stessa linea in caso di vittoria al congresso?

L’AUTONOMISTA Bonaccini riporterà il PD a NORD?

# La resa dei conti all’interno del Partito Democratico

Con la fine dell’esecutivo giallo-rosso nel Partito Democratico sembra iniziata la resa dei conti. Dopo i vari annunci disattesi “mai con Renzi”, “o Conte o morte”, “Si a Draghi, ma senza la Lega al governo” le diverse correnti all’interno del partito spingono per arrivare a Congresso e lo stesso Zingaretti sembra avvallare questa scelta per “non farsi mettere all’angolo”. Al contrario lo sfidante Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, sembra volere buttare acqua sul fuoco: “Il congresso? L’unica cosa che mi vede favorevole in questo momento è sconfiggere la tragedia sanitaria che ci ha colpito e far ripartire l’economia“.   

# Bonaccini pronto per la scalata alla leadership nazionale. In caso di vittoria su Zingaretti il Nord avrebbe più peso nell’agenda politica?

Invocato come leader del futuro Pd dall’ala più moderata del partito, dagli ex renziani di Base Riformista alla cosiddetta “fronda” degli amministratori del Nord, di cui farebbero parte il sindaco di Milano Sala, di Bergamo Giorgio Gori e di Firenze Dario Nardella, il presidente emiliano-romagnolo invita dunque a rinviare la discussione congressuale a dopo la vittoria sul Covid. Appare evidente comunque che si tratti solo di una questione di tempo e presto o tardi si aprirà ufficialmente la partita al successore di Zingaretti e Bonaccini sembra essere il favorito per il ruolo si segretario.

# Ad Agosto dello scorso anno Bonaccini richiamava Conte a non dimenticarsi il Nord del Paese

In caso di vittoria la visione romanocentrica dell’attuale leader del Pd potrebbe lasciare spazio a una più autonomista e rivolta al Nord del presidente della Regione Emilia-Romagna, che già in passato si era speso in questo senso. Rivediamo alcune delle sue dichiarazioni.

In un’intervista a “la Stampa nell’agosto del 2020 Stefano Bonaccini sollecitava il governo a non creare distinzioni per aree geografiche sugli interventi da mettere in campo per far ripartire l’economia nel Paese dopo il Covid. In particolare non riteneva opportuno prevedere fiscalità di vantaggio, per il Sud, ma puntare sulla tutela del lavoro e favorire investimenti pubblici e privati:

  • più che con fiscalità di vantaggio per aree, settori o categorie, sono convinto che il lavoro si crea con gli investimenti pubblici e privati”.
  • “Nel Nord si concentra buona parte della forza produttiva del Paese, con capacità di innovazione e ricerca fra le principali al mondo. Per questo è impossibile ripartire senza ascoltare questi comparti.”
  • “Abbiamo vissuto una pandemia senza precedenti: tutelare il lavoro è una priorità assoluta, al Sud come al Nord.

Continua la lettura con: BONACCINI: “CONTE non dimentichi il NORD”

FABIO MARCOMIN

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Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità. 

Il coro dei sì

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Vorfreude è una parola tedesca che significa “la gioia dell’attesa”. Quel piacere che nasce nel momento in cui si prefigura qualcosa di bello che sta arrivando e che è, forse, uno dei motivi che spinge i tedeschi a essere dei maghi della programmazione. 

Ci sono due tipi di attesa: si può contribuire alla costruzione di quello che arriva oppure aspettare il futuro in modo passivo.
Milano incarna da sempre la prima dimensione, quella del piacere di costruire il futuro. Un esempio è stato Expo: nei primi tempi che precedevano la sua realizzazione si è rimasti in un’attesa passiva e questo aveva generato un periodo cupo, di desolazione. Ma nel momento in cui Milano ha preso in mano la costruzione del progetto, è stata subito investita da una nuova energia aprendo la porta a un periodo elettrizzante. L’effetto Expo ha prodotto benefici nel momento in cui Milano si è impegnata nella sua progettazione. Questa è la vera Vorfreude, il piacere di fare qualcosa che sai che ripagherà i tuoi sforzi. Un impegno che capitalizza la gioia: perché c’è il piacere nel farlo e la gratificazione nell’attenderne i frutti.

A questa mentalità costruttiva dell’attesa, si contrappone l’altra componente, tipica di una cultura che sta contaminando Milano anche se non le appartiene.
La cultura da coro dei no. Un coro che non solo si oppone a qualunque tentativo di avere un ruolo attivo sul futuro ma che toglie anche ogni Vorfreude, il piacere che nasce dall’attesa di qualcosa di bello a cui stai contribuendo. Quindi invece di capitalizzare la gioia, capitalizza la depressione in chi è parte del coro e in chi viene spento dal coro. 

Il coro dei no si oppone a qualunque tentativo di costruire il cambiamento, è una musica che è una non-musica, una non-musica che si sovrappone a qualsiasi musica. È il deserto dei tartari in cui ogni attività è preclusa dallo sguardo all’orizzonte, dall’eterna attesa di qualcosa che arrivi da fuori a risolvere la triste condizione attuale. Una condizione attuale che è triste proprio perché si vive l’attesa nel coro dei no. L’attesa di un messia che nel momento in cui dovesse arrivare lo si metterebbe in croce. 

Milano invece di rimanere sopraffatta dal coro dei no deve fare come per Expo. Deve rilanciare un nuovo spartito, una nuova musica, deve innalzare un coro dei sì che dia una nuova dimensione alla coralità della città e che sia d’ispirazione per il Paese.

Continua la lettura con: gli esperti della presunzione

MILANO CITTA’ STATO

🛑 Il tribunale dei PAESI BASCHI: “Nessuna evidenza che favoriscano i contagi: BAR e RISTORANTI possono RIAPRIRE”

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Credits: living.corriere.it

Per il Tribunale Superiore di Giustizia dei Paesi Baschi non c’è evidenza “di pericolo grave e certo per la salute pubblica” legato alla riapertura di bar e ristoranti nelle zone rosse.

🛑 Il tribunale dei PAESI BASCHI: “Nessuna evidenza che favoriscano i contagi: BAR e RISTORANTI possono RIAPRIRE”

# Una sentenza a favore dei ristoratori che fa già molto discutere

Credits: living.corriere.it

Quella del Tribunale Superiore di Giustizia dei Paesi Baschi è una sentenza destinata a creare un precedente importante e in contrasto con la linea dura dell’esecutivo.

Ciò che si legge è che le attività di ristorazione non costituiscono un elemento di “pericolo grave e certo per la salute pubblica, a patto di rispettare tutte le misure di contenimento e prevenzione del contagio”. Di fatto, viene autorizzata la riapertura di bar e ristoranti con effetto immediato anche nei comuni considerati ad alto rischio.

# La riapertura comporta delle regole che i sindacati assicurano di far rispettare

Proprio il 22 gennaio scorso, il governo basco aveva rinnovato l’obbligo di chiusura per quei bar e ristoranti con sede nelle 84 “zone rosse” della regione autonoma.

Ma ora la sentenza del tribunale riaccende la speranza di quei sindacati che avevano già presentato ricorso e che ora assicurano “piena responsabilità e rispetto delle regole da parte degli imprenditori del settore”.

Infatti, già da oggi, bar e ristoranti potranno riaprire al 50% della loro capienza interna. Ovviamente, perdurano degli obblighi: la chiusura deve avvenire entro le 20, bisogna assicurare il distanziamento minimo tra i clienti, sempre muniti di mascherina, e accogliere non più di quattro persone per tavolo. Ma è già un passo avanti.

L’esecutivo basco però chiede spiegazioni più puntuali e avrà 5 giorni di tempo per impugnare la sentenza, preparando già un ricorso tutt’altro che semplice.

# Una questione mondiale: perché le attività di ristorazione sono considerate veicolo di contagio?

Quindi, bar e ristoranti potranno riaprire i battenti e accogliere i propri clienti perché non c’è evidenza del fatto che siano responsabili dell’aumento dei contagi riscontrato  dopo le festività natalizie.

Il dibattito rimane aperto come, del resto, in tutto il mondo: “le attività di ristorazione possono essere considerate veicolo di contagio? Se sì, in che termini e con quale rischio per chi frequenta bar e ristoranti?”

Anche in Italia appare sempre più indubbia la necessità di considerare la ripartenza di un settore fondamentale, coinvolto in una grave crisi economica che non sarà facile risolvere.

Non resta che aspettare sviluppi in merito.

Fonte: www.gamberorosso.it

Continua la lettura con: I ristoranti milanesi rilanciano: “Uno su due resta chiuso: via il coprifuoco”

ALESSIA LONATI

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Il BAR più ECONOMICO d’ITALIA: un caffè a 20 CENTESIMI

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credit: Twitter @Cartabellotta

Un caffè al bar può costare 1€? 80 centesimi al massimo? Non nel bar più economico d’Italia. Ma dove si trova e quanto costa qui il caffè?

Il BAR più ECONOMICO d’ITALIA: un caffè a 20 CENTESIMI

# “Un caffè, per favore” – “Sono 20 centesimi, grazie”

Credits: The Pillow YT – Ideal bar Alia

Se volte bere il caffè espresso più economico d’Italia, a soli 20 centesimi, dovete recarvi ad Alia, in provincia di Palermo, all’Ideal bar di via Garibaldi. Per far tornare i conti, la famiglia Perrone, che gestisce il locale, ha compresso drasticamente i margini di guadagno e ha puntato su prodotti del territorio. Il tutto senza compromettere la qualità del prodotto, partendo dalla qualità dell’espresso, un caffè proveniente da una torrefazione del comune di Mussomeli. Ma tutti i prodotti del bar hanno prezzi imbattibili, ecco quanto costano.

 

# Una tradizione lunga 60 anni, possibile grazie alla conduzione a gestione familiare: “Negli anni ’60 un espresso costava 300 lire”

L’economia di costi è possibile grazie alla conduzione familiare dell’azienda, infatti al banco ci sono Mariagrazia insieme alla figlia, mentre nel laboratorio di specialità dolci e salate il marito insieme al figlio. Questo consente di mantenere bassi anche gli altri prezzi: cappuccino a 1 euro, the caldo a 60 centesimi, i cornetti artigianali sono venduti 50 centesimi, panini, pizza e sfincione a 70 centesimi al pezzo. Mariagrazia Perrone racconta quando è nata la tradizione: “Quella dei prezzi bassi è una tradizione inaugurata dai miei suoceri. Negli anni ’60 un espresso costava 300 lire. Adesso abbiamo arrotondato a 20 centesimi”.

Il duro lavoro è premiato anche oltre regione, gli ordini di dolci arrivano anche dal nord Italia:  “Un lavoro che ci costa tanta fatica. Anche 18 ore al giorno ma tutto è ripagato dal successo della clientela e dagli ordini per dolci e paste di mandorla che arrivano dagli altri paesi e persino dal nord Italia”. 

Fonte articolo: Cominicaffe

Continua la lettura con: il caffé più economico di Milano

ROSITA GIULIANO

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10 VIAGGI post Covid che ci CAMBIERANNO LA VITA

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Credits: @take_me_to_tanzania (INSTG)

Per chi come me soffre della sindrome di Wanderlust e non vede l’ora di ripartire, ecco 10 viaggi mozzafiato da fare almeno una volta nella vita quando sarà finita la pandemia nella selezione proposta dalla guida lonelyplanet. 

10 VIAGGI post Covid che ci CAMBIERANNO LA VITA

#1 Piramidi di Giza

Credits: @egypt.history (INSTG)

A 25 chilometri dal Cairo, Patrimonio Unesco dal 1979, sono un spettacolo da vedere almeno una volta nella vita.

Le tre costruzioni portano il nome dei tre faraoni che ne vollero la costruzione: la Piramide di Cheope, l’unica tra le 7 meraviglie del Mondo Antico ad essere arrivata fino a noi; la Piramide di Chefren e la Piramide di Micerino.

La Piramide di Cheope è l’unica piramide al mondo a non avere 4 facce ma bensì otto. Le 4 facce infatti sono in realtà concave: i blocchi sono stati disposti in modo tale da creare una depressione centrale su ogni lato con una variazione di circa mezzo grado rispetto al piano ideale; questo particolare è visibile solo dall’alto.

#2 Monte Kilimangiaro

Credits: @take_me_to_tanzania (INSTG)

Letteralmente “montagna splendente”, con i suoi 5.895 metri il Kilimangiaro è la montagna più alta del continente africano. Sovrasta tutto il territorio circostante ed è uno spettacolo da ammirare e anche da scalare, per i viaggiatori esperti e allenati.

ll Kilimangiaro può essere esplorato durante tutto l’anno, ma i mesi migliori sono sicuramente quelli della stagione secca, da fine giugno a ottobre e da fine dicembre a febbraio. La cima della montagna è completamente innevata: dai 5.000 metri in poi, infatti, non si trova altro che ghiaccio.

#3 Isole Galapagos

Credits: viaggiamo.it

Il nome ufficiale di queste isole è Arcipelago di Colombo ma successivamente cambiarono il nome in Galapagos, in spagnolo “tartarughe giganti” in onore delle abitanti dell’isola. Originariamente ben 15 specie diverse!

Le Galapagos ospitano ancora oggi una natura incontaminata e una grande varietà di piante e animali, molti dei quali vivono soltanto qui. Proprio visitando queste isole, Darwin poté ideare la teoria dell’evoluzione della specie.

L’arcipelago, patrimonio naturale dell’umanità dall’Unesco dal 1978, è formato da 13 isole principali, sei piccole, 42 isolotti e innumerevoli scogli.
Il 97% della superficie è Parco Nazionale mentre solo il 3% è occupato da insediamenti umani. Un posto ideale per godersi pace, isolamento e natura.

#4 Antartide

 
Credits: @fieldcraftstudios (INSTG)

Un tempo meta di avventurieri ed esploratori, oggi l’Antartide è accessibile grazie alle navi da crociera ed è una meta che continua a regalare emozioni introvabili altrove. È il continente più isolato del pianeta e racchiude in sé un luogo bello e sereno tanto quanto selvaggio e violento.

I suoi iceberg giganteschi, le sue catene montuose e la vacuità della zona polare vi faranno trasalire, mentre rabbrividirete per le sue temperature.

#5 Halong Bay

Credits: @halong.bay

Paradiso naturale nel Vietnam nord-orientale, Halong Bay è nota per le sue acque di smeraldo e le centinaia di isole calcaree ricoperte da foresta pluviale.

Il nome “Halong Bay” si traduce letteralmente in “drago discendente” e si basa su una leggenda in cui l’imperatore di giada del Vietnam, di recente formazione, invocò un drago e i suoi figli per aiutare a combattere gli invasori. Nella storia, i draghi hanno combattuto sputando smeraldi e giada, formando un muro di difesa che si alzava dal mare. Col tempo, si dice che questo muro si sia trasformato nei pinnacoli e nelle isole che ammiriamo oggi.

Meta perfetta per le immersioni subacquee, l’escursionismo e l’arrampicata. I viaggiatori possono saltare a bordo di una barca di legno e navigare attraverso un paradiso tropicale fatto di insenature e isole di calcare.

#6 Machu Picchu

Credits: lifebeyondtourism.org

Scoperta nel 1911 dallo storico statunitense Hiram Bingham, Machu Picchu significa “vecchia montagna” nella lingua nativa del Perù ed è stata costruita come città fortezza per l’aristocrazia di Cuzco, la capitale dell’impero Inca.

Tra le nuvole delle Ande, trovarsi al cospetto di Macchu Picchu è un’emozione senza eguali. Inoltre, anche il percorso per raggiungerla, via treno panoramico o indimenticabile escursione, regala una delle esperienze più magiche al mondo.

#7 Cappadocia

Credits: @bachratapetra

Ricca di storia e leggenda, la Cappadocia, splendida regione della Turchia centrale, è un luogo meraviglioso dove spiccano città come Goreme, che ospitano affascinanti formazioni rocciose e hotel costruiti nella roccia.

Sembra un luogo uscito da una fiaba surreale e trapiantato sulle brulle pianure dell’Anatolia. La sua conformazione geologica unica nel suo genere renderà un viaggio in mongolfiera indimenticabile.

#8 Taj Mahal

Credits: @tajmahalindiaofficial

Avete mai visto un castello in aria? Qui ce n’è uno, portato giù sulla terra e fissato per la meraviglia dei tempi”, diceva il poeta americano Bayard Taylor di una delle 7 meraviglie del mondo : il Taj Mahal.

Il Palazzo della Corona, che si erge maestoso nella città indiana di Agra a sud di Nuova Delhi, è una rara bellezza che ogni anno attira 10 milioni di turisti da ogni parte del mondo. Il fascino di questo luogo è indescrivibile: la luce è l’elemento dominante che trasmette energia, sensazioni positive ed è quasi impossibile pensare che si tratti in realtà di una tomba, una delle più grandi mai costruite per dire addio a una donna che è stata infinitamente amata.

#9 Islanda

Credits: @dreamchasersiceland

Questo paese dal nome gelido (‘Iceland’, terra di ghiaccio) sta rapidamente diventando una delle destinazioni turisticamente più amate d’Europa. Gran parte della popolarità dell’Islanda è dovuta alle sue bellezze naturali: ghiacciai, sorgenti termali, geyser, vulcani attivi, picchi innevati e vasti deserti di lava.                                                            L’Islanda affascina tutti i viaggiatori alla ricerca di tanta natura incontaminata e poche persone.

Una cosa da fare almeno una volta nella vita in Islanda? Vedere l’aurora boreale!

#10 Petra

Credits: @petra.giordania

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco il 6 dicembre 1985, Petra è conosciuta anche come la città perduta dei Nabatei o anche città rossa, scolpita nella roccia.                                                                                                                  L’antica città scavata nella roccia in Giordania, all’incrocio di antiche rotte commerciali, poi abbandonata e dimenticata, continua a emanare un’attrazione unica ed è ormai una tappa imperdibile di qualsiasi viaggio in Giordania.

Fonti : siviaggia.itlonelyplanetitalia.it

Continua la lettura con : La COSA che MANCA di più ai milanesi è VIAGGIARE

ARIANNA BOTTINI

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Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità. 

Il LUNA PARK che si muove senza elettricità

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@olacance

Un luna park unico al mondo: si muove senza elettricità. Vediamo la sua storia e come funziona.

Il LUNA PARK che si muove senza elettricità

Avete presente quelle caramelle croccanti fuori e morbide dentro? Da bambina io ero l’opposto: dietro a boccoli ramati e occhioni vispi, si nascondeva una vera despota. La signora incontrastata delle giostrine della scuola materna, che fingeva non fosse ancora arrivato il suo turno, che distraeva i compagni per poter fare un altro giro, e che piangeva a comando quando non riusciva ad accaparrarsi un turno extra alle altalene. Ero, ovviamente, anche una vera irriducibile del luna park domenicale del centro città. Se solo avessi avuto la possibilità di passare per Nervesa della Battaglia, probabilmente non avrei mai più fatto ritorno a casa. 

Nel piccolo comune della provincia di Treviso si trova l’Osteria ai Pioppi, una deliziosa osteria immersa nel pioppeto della collina tra Nervosa e Santa Croce. Ma se state ancora cercando di capire perché da bambina avrei adorato questo posto, è perché questo posto è speciale. Probabilmente unico al mondo.

@gabrieles79

In questa osteria, infatti, c’è un parco giochi artigianale, le cui attrazioni sono state tutte interamente costruite a mano con pezzi di riciclo dal signor Bruno Ferrin, che ci ha messo l’anima, il cuore, ma soprattutto l’ingegno. Queste attrazioni infatti, non hanno bisogno di elettricità o motori per funzionare, tanto che il parco è conosciuto proprio per le sue “montagne russe senza elettricità”. Come la più divertente lezione di fisica, le attrazioni dell’Osteria ai Pioppi sfruttano leggi come quelle di gravità, moto, inerzia, o forza, e divertono bimbi e non solo da due generazioni.

@loladeluca

# La storia

Negli anni Sessanta, il signor Ferrin, che di mestiere faceva il rappresentante di lieviti per pane, decise di costruire una frasca—una piccola osteria a conduzione e familiare—insieme alla moglie proprio in quel pioppeto sulla collina, e il 15 giugno 1969 nacque l’Osteria ai Pioppi. «I primi [clienti] sono stati due ragazzi.—ricorda il signor Ferrin—E da li cominciano uno, poi quattro, dieci, venti persone a fermarsi. In due-tre ore abbiamo finito tutto. Che entusiasmo la sera!»

@stefi_agnoletto

In un’intervista che riecheggia le immagini del passato, il signor Ferrin racconta di come, dal saldare due ganci di ferro tra loro, si ritrovò a costruire la prima attrazione di quello che sarebbe diventato il parco giochi dell’osteria: un’altalena. «Un desiderio? Mi piacerebbe tanto tornare bambino. Ogni volta che costruisco una giostra penso: “Se fossi piccolo Ai Pioppi mi divertirei tantissimo!”.»

«In verità però mi sento ancora un po’ bambino. Con tutte le idee che ho per la testa, potrei costruire giostre almeno per altri 50 anni!» (@aipioppi)

# Il luna park

L’accesso al luna park è gratuito, sebbene riservato ai clienti dell’Osteria ai Pioppi, un ristoro dove si trovano piatti della tradizione regionale, buoni, casalinga, e a prezzi modici.
Al momento, le attrazioni all’interno del parco sono quaranta, tutte frutto della dedizione e passione del suo creatore, e sono disponibili per diverse fasce di età, dai 3 ai sedici anni. Si va dalle funi con cui lanciarsi, scivoli lunghissimi, tappeti elastici fino alle gabbie dove con il peso del corpo ci sposta fino a fare un giro della morte completo. Bisogna ricordare però che quello che per decenni ha divertito diverte grandi e bambini è un luna park non convenzionale: dato che alcune attrazioni hanno bisogno di spinte adeguate e di forza per funzionare, mentre altre possono essere difficili da comprendere per i più piccoli, gli adulti collaborano insieme ai bambini, creando un’esperienza di gioco unica.

@gunman107

Al momento, l’osteria e il parco sono chiusi per la consueta pausa invernale, e si spera possano riaprire alla fine del mese di marzo 2021. Da amante dei parchi divertimento nonostante non sia più quella bambina alla scuola materna, sarò sicuramente una dei primi clienti della nuova stagione. Immersa com’è nella campagna trevigiana, fare un salto all’Osteria ai Pioppi e al suo unico parco giochi è una di quelle esperienze che val la pena vivere. «{…} lo amo troppo. Questo ambiente, quest’aria, il silenzio: senti solo il rumore delle foglie che si muovono e gli uccellini che cantano. Quando passo le giornate qui e arrivo a casa alla sera, io sento che ho vissuto.»

Osteria Ai Pioppi

Fonte: Osteria ai Pioppi, Around Family.

 

Continua la lettura con: il PRIMO LUNA PARK milanese

GIADA GRASSO

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Il PARCHEGGIO trasformato in una TERRAZZA sul MARE

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Credits: @giobbepelle IG - Piazzale Kennedy Rimini

Fa parte di un progetto complessivo che sta rivoluzionando tutta la città. Ecco il nuovo belvedere panoramico sulla riviera romagnola.

Il PARCHEGGIO trasformato in una TERRAZZA sul MARE

# Il progetto “Parco del Mare” che sta rivoluzionando Rimini e vuole provocare un massiccio cambiamento culturale e sociale

Credits: Ciclisti Urbani Rimini FB – Progetto Parco del Mare

Da qualche anno Rimini ha deciso di rivoluzione i 15 km del suo lungomare: via le auto, spazio alla mobilità sostenibile, alle piste ciclabili, ampie passeggiate, palestre a cielo aperto e tanto verde. Il progetto denominato “Parco del Mare” realizzato dallo Studio Miralles Tagliabue di Barcellona punta a sostituire la grigia infrastruttura esistente, dominata da parcheggi e strade, con un nuovo parco lineare davanti alle spiagge: in sintesi, sarà una infrastruttura ambientale e funzionale, dedicata al wellness, al fitness, alla qualità della vita, alla alimentazione sana.

Il suo obiettivo principale è di provocare un massiccio cambiamento culturale e sociale e di attirare un numero molto maggiore di turisti e visitatori, non solo nella stagione estiva ma durante tutto l’anno. 

# Il parcheggio diventa un belvedere panoramico

Credits: emiliaromagnanews24.it – Parcheggio Piazzale Kennedy

Uno dei primi luoghi che sono stati trasformati nell’ambito del progetto “Parco del Mare” è stato il piazzale Kennedy, fino a qualche anno fa adibito a parcheggio auto, senza identità, con verde poco curato. Oggi è diventato uno dei punti preferiti da riminesi e turisti.

Credits: mattia90rn IG – Piazzale Kennedy dopo la trasformazione

Il progetto architettonico ha previsto un involucro che parte dolcemente dal parco e sale fino a circa 7 metri di altezza, dove si trovano due zone di belvedere sul mare, ad altezze differenti.

Credits: caminberlin IG

Al centro dello spazio costruito è stata creata una grande piazza rialzata con giochi d’acqua, fruibili ed attraversabili, e tante sedute a gradoni concentrici per poter utilizzare lo spazio come sosta o per assistere in futuro a eventi organizzati dalla città.

Credits: blasphemouschancellor IG

Questa nuova area verde metterà al centro i concetti di “fruibilità” e “accessibilità”: rampe di collegamento con pendenze inferiori all’8% raccordano i vari dislivelli, rendendo le zone percorribili anche da disabili. Inoltre l’area è posta nell’intersezione fra due delle piste ciclabili più importanti della città: la Linea 1 e la Linea Verde della Bicipolitana.

# Due vasche di laminazione sotto il piazzale aiuteranno a risolvere il problema degli scarichi a mare

Credits: lanuovarimini.it

Come previsto dal Piano di Salvaguardia di Balneazione Ottimizzato dell’amministrazione comunale, che ha l’obiettivo di fare diventare Rimini la prima città costiera a risolvere il problema degli scarichi a mare, sono state costruite due maxi vasche di laminazione e accumulo sotto il piazzale. Altri interventi simili sono previsti in tutta la città. Grazie alla capacità complessiva di 39.000 metri cubi, le vasche serviranno a trattenere la pioggia e a ridurre, il più possibile, gli scarichi in mare.

Fonte: Ciclisti Urbani Rimini

FABIO MARCOMIN

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🛑 L’annus horribilis della LOMBARDIA: per PIL, occupazione e imprese CROLLO come in GUERRA

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credits: repubblica.it

Uno studio effettuato dall’Osservatorio Economia e Territorio ha rivelato l’impatto devastante che il Covid-19 ha avuto sull’economia lombarda. La CNA, Confederazione Nazionale Artigianato, della Lombardia ha commentato questi dati, proponendo alcune soluzioni per la ripresa. Quanto è stato realmente forte l’impatto del virus sull’economia regionale? E che conseguenze ci sono state per Milano?

🛑 L’annus horribilis della LOMBARDIA: per PIL, occupazione e imprese CROLLO come in GUERRA

# Una caduta dei principali indicatori economici paragonabile a quella di un regime di guerra

credits: it.dreamstime.com

I dati più recenti, elaborati dall’Osservatorio Economia e Territorio, stimano una caduta del PIL del -9,8%, consumi al -11,1 percento e -8,2% degli investimenti. Indicatori paragonabili a quelli di un regime di guerra.

Le ultime proiezioni prevedono per il 2021 una ripresa del PIL del 3,9%, comunque insufficiente per un ritorno ai livelli pre-covid. Il peggioramento della situazione economica ha avuto una chiara corrispondenza nella contrazione dei consumi da parte delle famiglie. Proprio per questo motivo il presidente della CNA Lombardia, Daniele Parolo, ha sostenuto la necessità di rigenerare fiducia nelle famiglie e nelle imprese, così da aumentare la domanda interna, vero distinguo per una ripresa economica solida.

Anche l’export è diminuito, -13,4%, soprattutto nei primi nove mesi del 2020, con una perdita di circa 12,7 miliardi di euro. In quest’ambito, l’unico settore che si è salvato, registrando un aumento dello 0,7% è quello agroalimentare, mentre tra i comparti più colpiti troviamo moda, casa, metallurgia e metalli. Infine, in Lombardia l’occupazione si è ridotta, nel complesso, di oltre 73.000 unità.

# Anche l’economia milanese ha subito grossi colpi

credits: attribute.com

La forza di Milano sta nell’importante numero di persone che attrae ogni giorno: tra lavoratori pendolari, turisti e professionisti in viaggio d’affari, nella metropoli entrano quotidianamente 1,7 milioni di persone. Questo, almeno, prima della pandemia, oggi a Milano sono rimasti solo i milanesi.

Per molti mesi gli hotel sono rimasti vuoti, i bar e i ristoranti hanno tenuto le serrande abbassate, così come i negozi. La pandemia è stata spietata con il macro-settore dei servizi e se si mettono insieme fiere, eventi, shopping, alberghi, pubblici esercizi e spettacolo, la perdita stimata di fatturato in un anno, febbraio 2020-2021, è di 11 miliardi. Gli ultimi dati disponibili risalgono a fine ottobre 2020, ma parlano chiaro Milano è in perdita: -1,5 miliardi nel settore alberghiero, -2,1 miliardi in quello fieristico e un calo di 3,4 miliardi nell’abbigliamento, queste sono solo alcune cifre.

In parallelo si registra un altro fenomeno: un incremento del fatturato per negozi e pubblici esercizi dell’hinterland. I lavoratori pendolari, rimasti infatti a casa in smartworking, hanno riversato i propri consumi non più in città, ma nei rispettivi comuni. Questo mutamento, secondo i più esperti, non sarà transitorio e, al contrario, comporterà una nuova rivitalizzazione delle periferie.

# Next Generation EU e il piano di rilancio dell’economia regionale

credits: domusdust IG

Le speranze per una ripresa economia robusta sono affidate al Next Generation EU, il piano dell’Unione Europea che prevede la destinazione di fondi per sostenere la rinascita economica e sociale dei Paesi Membri. Entro la fine del prossimo aprile ogni Paese dovrà preparare un Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza che darà appunto diritto a ricevere questi fondi.

Secondo Parolo, le piccole e medie imprese, che nel Nord Italia rappresentano il 50% di quelle su tutto il territorio, possono essere un elemento trainante per la ripresa economica del paese. Anche il segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda, ha sostenuto che servirebbero circa 56miliardi per una rinascita di piccole e medie imprese, commentando che si riuscirebbe così a “mettere a terra, concretizzare e far diventare realtà la finanza messa a disposizione dall’Unione Europea”.

Fonti: ilgiorno.itcorriere.it 

Continua a leggere: Come cambieranno i prezzi delle case in Lombardia quest’anno? Le PREVISIONI degli ESPERTI città per città 

CHIARA BARONE

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Il CAPODANNO CINESE: 5 curiosità che pochi conoscono tra cucina, miti e leggende

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Credits: Istituto Confucio dell'Università degli Studi di Milano

In molti avranno sentito parlare del Capodanno cinese o, almeno una volta, si saranno imbattuti nei festeggiamenti che animano la Chinatown milanese. Ma in quanti conoscono davvero le origini di questa festa, i suoi miti e le sue leggende?

Il CAPODANNO CINESE: 5 curiosità che pochi conoscono tra cucina, miti e leggende

# Una festa ricca di colori e divertimento

Credits: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano

Mancano pochissimi giorni al Capodanno cinese che quest’anno cade il 12 febbraio e, di solito, nelle Chinatown italiane c’è un grande fervore per i preparativi alla parata e ai festeggiamenti. Milano, considerata l’epicentro della migrazione cinese in Italia, non è di certo da meno. Sarà capitato a molti di voi di imbattersi in lanterne rosse e decorazioni con caratteri cinesi, ma quest’anno anche il suo quartiere di Paolo Sarpi deve fermarsi e rimandare a tempi migliori le iniziative che animano da anni le vie cinesi.

Nell’attesa di potervi invitare a partecipare a laboratori di calligrafia e di carta intagliata, l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano vi guiderà alla scoperta di quel che ancora non sapete sulla più importante festività del calendario cinese, dando il benvenuto all’anno del Bue insieme.

#1 La fortuna si nasconde in cucina. Ecco alcuni piatti tipici del Capodanno cinese

Credits: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano

Conosciuto anche come Festa di Primavera – in cinese 春节 Chunjie – ha origini che risalgono a 3500 anni fa e, come ogni festa tradizionale che si rispetti, è caratterizzata da numerose leggende.

Come per il cenone di San Silvestro, in Cina i festeggiamenti cominciano la sera della vigilia di Capodanno con una cena a base di piatti tipici. Infatti, come noi di solito prepariamo pietanze portafortuna, i cinesi non sono da meno. Al posto del cotechino con le lenticchie, troviamo quei piatti che, per via del loro significato o per giochi di omofonie linguistiche, nascondono una simbologia legata alla fortuna e all’abbondanza. Tra questi, non possono mancare i ravioli – in cinese 饺子 jiaozi –  per via della loro forma che ricorda i lingotti d’oro. Anche il pesce non manca mai sul banchetto di Capodanno, perché in cinese 鱼yu di “pesce” si pronuncia esattamente come il carattere 余yu di “abbondanza”. E, sempre per una questione di omofonia linguistica, anche gli gnocchi cinesi rientrano nel menù del primo dell’anno: il loro nome cinese 年糕niangao si pronuncia come la frase “ogni anno più in alto” dove nian significa “anno” e 高gao “alto”.

#2 Due settimane di tradizioni e scaramanzie: allontanare i demoni per augurare la buona sorte

Credits: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano

I festeggiamenti della Festa di Primavera continuano per due settimane, durante le quali è buona abitudine compiere attività di buon auspicio. La tradizione prevede che la casa venga minuziosamente pulita per scacciare i demoni cattivi e preparata alle fortune dell’anno venturo. Inoltre, vengono acquistati e regalati vestiti nuovi e non mancano mai i riferimenti al colore rosso negli abiti e nelle decorazioni che ornano abitazioni e strade. I quindici giorni di festeggiamenti si concludono con la Festa delle Lanterne – in cinese 元宵节Yuanxiao Jie – che si svolge il quindicesimo giorno del nuovo anno, in coincidenza con la prima luna piena dell’anno. Insomma, è chiaro che il colore rosso non manca mai. Da cosa deriva questa usanza?

#3 L’usanza del colore rosso: la leggenda del mostro Nian e le buste rosse

Credits: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano

La tradizione legata al colore rosso affonda le sue radici nella leggenda del mostro Nian. Si racconta che alla vigilia del nuovo anno, le persone fuggivano dal proprio villaggio verso montagne remote, per salvarsi dal feroce mostro, che usciva dalla sua tana alla ricerca di raccolto, bestiame e umani. Un anno, un anziano signore rimase nel villaggio e trovò un rimedio per mettere in fuga il mostro: iniziò a bruciare bamboo per fare suoni scoppiettanti – lo stesso rumore che oggi è riprodotto dai petardi – e appese fuori dalle abitazioni e per le strade lanterne di colore rosso. Scoprì così che Nian era terribilmente spaventato da questo colore e dai rumori forti. Da quel momento, ogni anno alla vigilia, vengono scoppiati petardi e le strade e le abitazioni vengono decorate con lanterne rosse e scritte portafortuna.

Inoltre, è usanza che gli adulti della famiglia regalino ai più giovani delle buste rosse 红包hongbao (hong “rosso” e bao “borsa”) contenenti denaro, come augurio di buona fortuna e prosperità.

#4 Le scritte portafortuna e le premonizioni dei segni zodiacali

Credits: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano

Passeggiando per le vie di qualsiasi città o villaggio cinese durante il periodo del Capodanno è impossibile non imbattersi in strisce di carta rossa appese agli stipiti delle porte delle case o dei negozi. Solitamente le scritte sono dipinte con inchiostro nero o oro e riportano versi benaugurali, di solito in rima.

È interessante come, secondo il calendario cinese, a ogni anno corrisponda un animale dello zodiaco cinese, che segue un ciclo di 12 anni. Il 2021 sarà l’anno del Bue che, secondo gli astrologi, è un segno affidabile, forte e determinato.

#5 “Diamo il benvenuto all’anno del Bue”: un evento a cui non si può mancare

Credits: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano

Ma le curiosità sul Capodanno cinese non sono solo queste. Se volete scoprirne altre, tra cui l’origine della Festa di Primavera e della mitologia dell’oroscopo cinese, non perdete l’incontro di venerdì 12 febbraio, organizzato dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Ore 18.00 in diretta sul canale YouTube dell’Istituto Confucio. Per maggiori informazioni: www.istitutoconfucio.unimi.it

Continua la lettura con: Via PAOLO SARPI e le chicche di Chinatown: breve guida al quartiere più di tendenza nel cuore di Milano

VALENTINA TALIA

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Le 7 qualità del MILANESE VERO

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Una specie che si sta estinguendo: i milanesi, quelli nati e cresciuti qui. Quando mi capita di dirlo c’è gente che rimane stupita come se chi vive a Milano fosse quasi solo gente che arriva da fuori. Ma esiste un’identità del milanese Doc? E in che cosa consiste?

Le 7 qualità del MILANESE VERO

1. Siamo meneghini

La maschera che rappresenta il milanese è Meneghino. Meneghino, da “Domenico”, è il servitore dei signori. Dove questo potrebbe essere ritenuto offensivo, a Milano è un motivo di orgoglio. Il milanese è bravo a servire, forse il più bravo di tutti. Perchè ritiene servire l’altro come un atto di grande dignità. Servire il cliente, servire il datore di lavoro, servire il Paese. Il milanese vero rispetta le regole e non considera una vergogna il rendersi utile agli altri. Anzi. Forse è perchè nei secoli abbiamo ricevuto ogni tipo di “signore” e di dominatore. C’è chi con il signore di turno ha un rapporto conflittuale, chi ha diffidenza, chi cerca di fregarlo. Il milanese lo serve e servendolo bene costruisce la sua libertà, obbligando ogni “signore” a dare valore alla città. Se non lo fa siamo pronti a qualunque cosa, anche a una rivoluzione.

2. Non siamo imbruttiti

Il milanese è sobrio, ama l’ “understatement”. Il milanese vero è tutto il contrario dell'”imbruttito” che è invece uno che fa il milanese senza esserlo. Il milanese non ostenta, non fa il ganassa, fa più che dire. Gli piace vincere, aver successo, ma ama goderne con discrezione, senza magnificarsi con gli altri. Lo stesso nel modo di parlare, di vestire o di presentarsi: i milanesi veri non sono appariscenti, amano il bello non ciò che stupisce. Ha più cura dei cortili che delle facciate. Cosa insolita in Italia.

Leggi anche: il vero milanese non è l’imbruttito

3. Siamo pragmatici, calvinisti, un po’ asburgici

Il milanese vero si sente qualcosa di diverso. Con l’Italia abbiamo un rapporto contraddittorio, di appartenenza disincantata. Ogni milanese vero in fondo in fondo non si sente italiano: non per conflitto ma perchè sentiamo di essere qualcosa di più. Siamo cittadini d’Europa, figli di una cultura mitteleuropea, tra le infinite dominazioni sentiamo sempre forte il legame con la tradizione asburgica. Anche la religione a Milano è diversa. Il rito ambrosiano la rende distinta e sotto sotto la mentalità calvinista ci identifica di più di quella cattolica. Tutto questo si traduce in un sano pragmatismo nell’affrontare le questioni della vita.

4. La voglia di fare

Il milanese vive di azione. L’impegno, la cura nelle cose sono dei motivi di gratificazione. Anche i momenti di svago e il tempo libero sono vissuti in modo attivo. L’aperitivo, il week end, le ferie sono essi stessi dei progetti. Darsi da fare ovunque ci troviamo è il nostro tratto distintivo.

5. Siamo altruisti “mascherati”

Milano ha il cuore in mano. Una definizione che resiste nei secoli. Ma l’altruismo del milanesi è sobrio, nascosto, modesto. Si aiuta perchè ci si sente bene a dare una mano a chi è nel bisogno, non per farsi belli agli occhi degli altri. E’ difficile trovare un vero milanese che non compia atti di sincera generosità. Ma è ancor più difficile venirne a conoscenza. Quando facciamo il bene siamo mascherati, come Zorro, come i supereroi. 

6. Usiamo Milano come criterio di valore

I milanesi veri sono persone curiose, aperte al mondo: amiamo viaggiare e confrontarci con persone di ogni cultura. Siamo così da sempre. Però ogni volta che conosciamo un nuovo paese o una nuova cultura cerchiamo sempre di avere un criterio per l’analisi. Abbiamo un criterio estetico, sempre presente, ma non solo. Ovunque siamo e chiunque incontriamo portiamo con noi anche Milano, come base di confronto. Ci serve per ancorare qualunque concetto a qualcosa di concreto e di relativo.

7. Il vero milanese non esiste

Chi siamo quindi? Una minoranza così piccola che si può dire che il vero milanese non esista. Il vero milanese è un fantasma, il vero milanese non è nemmeno per forza nato a Milano. E se lo è si identifica con il nonno o il prozio che veniva da fuori. Il vero milanese è veneto, pugliese, sardo, siciliano, svizzero, austriaco, cinese, marziano. O meglio: il vero milanese è il barista, il tassista, il manager, lo studente erasmus, il pierre, la ballerina, il portinaio, la musicista, è chi si mette a destra sulle scale mobili. Il vero milanese è chi arriva a Milano e si sente parte della comunità, il vero milanese è chi con la sua diversità rinforza l’identità della nostra città.  

Continua la lettura con: quello che le milanesi amano delle milanesi

ANDREA ZOPPOLATO

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Il PONTE PEDONALE più RIVOLUZIONARIO del mondo

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Credits: vincent.callebaut.org

L’obiettivo principale del progetto è realizzare un paesaggio commestibile con serre partecipative sul tetto panoramico: prevista la produzione di 90.000 kg di frutta e verdura fresca ogni anno. Sarà autosufficiente grazie alle energie rinnovabili e combatterà l’inquinamento urbano. Il progetto nel dettaglio.

Il PONTE PEDONALE più RIVOLUZIONARIO del mondo

# L’avveniristica struttura “Green Line” partecipa al concorso internazionale Reinventing Cities – C40 

Credits: vincent.callebaut.org

L’avveniristico progetto “Green Line” è opera dello studio di architettura “Vincent Callebaut Architectures” nell’ambito della partecipazione al concorso internazionale di design Reinventing Cities – C40 organizzato da Ceetrus. Una “passerella abitata” a Parigi che funzionerebbe con energia rinnovabili e migliorerebbe anche la connessione del villaggio di Bercy con quartiere Masséna tra il 12 ° e il 13 ° arrondissement di Parigi attraversando la Senna.

Credits: vincent.callebaut.org

Tra le altre prerogative del ponte c’è il riciclo dei propri rifiuti, la lotta l’inquinamento atmosferico urbano e la produzione di frutta e verdura fresca.

# La struttura a doppio arco prende ispirazione da uno scheletro di pesce

Credits: vincent.callebaut.org

La struttura primaria è costituita da due doppi archi: un doppio arco che collega le banchine basse per una lunghezza di 155 metri e un doppio arco che collega le banchine alte per una lunghezza di 220 metri. La struttura secondaria è costituita da tre piani sospesi sulla struttura primaria. Gli spazi interni così generati sono liberi da tutti i punti portanti, pareti e condotti. Integrano i doppi ponti consentendo l’innervazione di reti fluide e l’integrazione di fioriere.

Credits: vincent.callebaut.org

Concepita come antidoto all’inquinamento urbano, la Green Line a emissioni zero fa del design un suo punto di forza. La struttura a doppio arco prende ispirazione da uno scheletro di pesce e tutto il ponte è progettato per una costruzione graduale in modo da ridurre al minimo il disturbo ai residenti locali.

# Diversi tipi di giardini e orti per una superficie di 3.500 mq e quasi 90.000 kg di frutta e verdura prodotti ogni anno

Credits: vincent.callebaut.org

La Green Line presenta diverse tipologie di giardino, tuttavia, il suo obiettivo principale è un paesaggio commestibile con serre partecipative sul tetto panoramico. Il progetto propone un totale di 3.500 metri quadrati di orti e frutteti, con specie autoctone commestibili, per contribuire a sensibilizzare sull’eco-gastronomia e sul movimento Slow Food.

A regime si prevede una produzione in permacultura di 25 chili di frutta e verdura al mq, circa 87.500 chilogrammi ogni anno: cavolo riccio, bietola, asparagi, taccole, mirtilli e altri fiori commestibili. Questi verranno poi cucinati direttamente nei ristoranti realizzati sul ponte, offrendo viste panoramiche mozzafiato verso la Bibliothèque Nationale de France, il Tours Duo e il Tour progettato da SOM a Bercy -Charenton.

# Una passerella pedonale totalmente autosufficiente: pannelli solari, turbine eoliche e un impianto a biogas

Credits: vincent.callebaut.org

Seguendo i principi dell’autosufficienza, la proposta della passerella prevede: 3.000 metri quadrati di pannelli solari ibridi sul tetto per alimentare le strutture e i ristoranti sul ponte, 56 turbine eoliche a levitazione magnetica assiale che alimentano gli impianti di illuminazione e un impianto biogas integrato nelle celle del ponte che converte le parti non commestibili delle piante e i rifiuti organici in calore ed energia elettrica.

# Lotta all’inquinamento dell’aria e dell’acqua

Uno degli obiettivi più importanti di questo ponte è aiutare la capitale francese nella lotta all’inquinamento, atmosferico e quello delle acque della Senna.

Per il primo il progetto vede la realizzazione di una foresta di oltre 20.000 piante, arbusti e alberi che ricoprono il ponte pedonale e il giardino sulla banchina. Questa rivegetazione intensiva è in grado di catturare fino a 125 tonnellate di CO2, NOx e particelle fini all’anno nell’atmosfera della capitale, trasformandole in ossigeno attraverso la fotosintesi.

Per il secondo, la filtrazione dell’acqua, il “giardino degli anfibi” sfrutta le radici delle piante lagunari. L’acqua piovana viene raccolta sia negli impianti sanitari che nei bacini di acquaponica, colonizzati dai pesci che vi vengono a nidificare e a deporre le uova, per irrigare i frutteti e gli orti con oligoelementi. Le acque grigie vengono raccolte e riciclate in brevi cicli in fertilizzante naturale.

Continua la lettura con: Il PONTE SOSPESO tra gli ALBERI più LUNGO del MONDO

FABIO MARCOMIN

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5 cose che ODIAMO di Milano

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odi et amo (credit: Andrea Cherchi)

Avviso ai lettori. Questo articolo contiene concetti non particolarmente lusinghieri su Milano. Se siete parte di quel gruppo di persone che ritengono Milano al di sopra del bene e del male, e che pur di dimostrare il vostro amore incondizionato alla città sareste disposti perfino a difendere il monumento di piazzale Amendola detto “l’incidente stradale“, allora è importante sappiate che questo articolo non fa per voi. Questi cinque punti sono emersi dalla chat della redazione di Milano città stato: non siamo d’accordo su ogni singolo punto ma siamo tutti d’accordo sullo spirito di fondo di questo articolo. Perchè essere innamorati di Milano non significa rinunciare all’idea che possa essere sempre migliore, anche riconoscendo i suoi difetti. Chiarito questo, ecco a voi le 5 cose che più odiamo di Milano e che ci piacerebbe che questa città si lasciasse dietro le spalle insieme a questo balordo 2020.  

5 cose che ODIAMO di Milano

#1 Odiamo la mentalità NIMBY

Iniziamo subito tirandocela da veri milanesi, con un termine molto international. Nimby è l’acronimo di “not in my backyard”, ossia fatelo pure ma non dietro casa mia. Si tratta di una mentalità che si oppone a opere e attività di interesse pubblico che hanno o potrebbero avere effetti negativi sulla propria area di residenza. Di solito si accompagna a un atteggiamento ipocrita da due pesi e due misure: si critica e si danno lezioni morali agli altri ma guai a prendersi una minima responsabilità delle proprie azioni. 

#2 Odiamo la SUPPONENZA

Intendiamo non quell’arroganza bonaria, ma quell’atteggiamento rigido che sconfina nella prepotenza. Che poi non è lontana dal punto precedente, spesso è parte integrante alla mentalità NIMBY, all’atteggiamento ipocrita, ma rispetto al punto precedente si esprime più in una forma individuale. Si è implacabili con gli errori degli altri, ma molto accondiscendenti verso quelli propri. Che anzi non esistono. E la prepotenza porta a considerare come proprio non solo ciò che è proprio, ma anche ciò che è pubblico o degli altri. 

#3 Odiamo l’IDOLATRIA IDEOLOGICA

Riteniamo che il bello di Milano sia il buonsenso, il suo pragmatismo calvinista, la capacità di giudicare le buone azioni sulla base degli effetti che producono non in base a chi le commette o a dei principi ideologici. Già, qui casca l’asino: l’idolatria ideologica si sta diffondendo a macchia d’olio in una città che per sua natura dovrebbe esserne immune. L’ideologia sta diventando ormai il criterio principale per definire il bene e il male di tutto ciò che succede: dall’apertura di una ciclabile a un tizio che se ne va in giro su un monopattino elettrico. Funziona? Serve? Che conseguenze ha? sono ormai diventate delle domande senza senso. Meglio scontrarsi come ultras per partito preso.  

Credits: Andrea Cherchi – In Monopattino a Milano

#4 Odiamo lo STORYTELLING

Un’altra cosa che negli ultimi anni è andata fuori controllo, tanto da finire ovunque. Quest’ansia dello storytelling, in una città dove sempre più il progetto sta diventando più importante della sua effettiva realizzazione, la Milano dei rendering, delle week, dei rebrand, dei naming che fanno rinascere i quartieri, dei claim che rendono straordinarie delle opere modeste, dell’effetto Wow, la città dove conta la rappresentazione anche se priva di sostanza. A te che leggi, non ti viene mai la nausea di questo? 

#5 Odiamo la FUGA da Milano 

Nel weekend. Nelle feste comandate. Al primo pericolo di lockdown. La morale è sempre la stessa: appena è possibile molti sentono questo desiderio irrefrenabile di scappare da Milano. Per poi ritrovarvi a scrivere su Facebook quanto vi manca Milano. 

Credit: liguria24.it

Ci fermiamo qui. Anche se nella chat erano spuntati altri motivi di odio, dallo smog alle auto sui marciapiedi, dal provincialismo che fa temere il confronto critico con il resto del mondo al conformismo di avere o di fare ciò che si ritiene più figo. Si potrebbe andare avanti ma preferiamo fermarci qui. L’unica cosa che ci resta da dire è che noi amiamo Milano. La amiamo così tanto da odiarla. 

Continua la lettura con: Le 7 qualità del milanese vero

MILANO CITTA’ STATO

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Gli esperti della presunzione

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Mai come in questo periodo la frase di Hawking si sta dimostrando reale: “ll più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranzama l’illusione della conoscenza”.
Lo specchio della nostra epoca: si spaccia la conoscenza come qualcosa di riconosciuto quando invece è spesso qualcosa ancora tutto da dimostrare.

Non è l’ignoranza che è nemica della conoscenza anche perché l’ignoranza è ciò che innesca la conoscenza. Invece ciò che blocca la conoscenza è la presunzione di conoscenza. La stessa abiura di Galileo è nata perché la Chiesa presumeva di conoscere le cose.

L’ultimo anno siamo stati dominati dalla diffusione di una conoscenza non verificata. La stessa pandemia è stata una continua successione di tentativi spacciati come conoscenza acquisita quando in realtà erano sempre delle presunzioni di conoscenza. Un virus nuovo e sconosciuto invece di alimentare dubbi e interrogativi per agevolare il processo di scoperta, ha richiamato esperti non della conoscenza ma della presunzione. Esperti che innalzano a dogma inattaccabile ciò che viene presunto.

E questo è diventato il leitmotiv che si è diffuso in ogni ambito che è diventato una passerella in cui ognuno diffonde la propria presunzione, bloccando di fatto l’arrivo a una conoscenza vera.

Continua la lettura con:Nome omen: la mitologia dei draghi

MILANO CITTA’ STATO

La PORTA del PARADISO: il lungo viaggio verso l’INFINITO

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credit: Instagram @tianmenshan

A 1.519 metri sopra il livello del mare si trova la Porta del Paradiso. Ma dove si trova e quali fatiche è necessario superare per raggiungerla?

La PORTA del PARADISO: il lungo viaggio verso l’INFINITO

Per chi è religioso, arrivare in paradiso significa aver vissuto una vita di buone azioni e moralismi. Dante percorse tra le tre cantiche un lungo cammino, e dopo aver faticato tanto riuscì a varcare le porte del paradiso. Anche per raggiungere la Porta del Paradiso di cui parleremo oggi è necessario faticare, e non solo spiritualmente. Vediamo perché e soprattutto dove si trova.

# Il tragitto che porta al paradiso 

credit: 361magazine.com

Per raggiungere la Porta del Paradiso bisogna come primo step prendere un aereo diretto in Cina. Una volta atterrati si deve raggiungere la città di Zhangjiajie, nella provincia centrale di Hunan, dopodiché si hanno due opzioni ma in nessuna di queste sarà un viaggio semplice: si può scegliere di prendere l’autobus, che però non è particolarmente adatto a chi soffre il mal d’auto dato che ci sono ben 99 tornanti da affrontare, oppure si può prendere la funivia. Questa opzione può sembrare la più semplice, ma per arrivare in paradiso i cammini non possono essere privi di fatiche, infatti la Tianmen Mountain Cable è tra le funivie più lunghe del mondo. Il viaggio è indubbiamente osteggiato eppure qualsiasi sia il percorso che si decide di intraprendere, il viaggio toglierà il fiato.

# 999 gradini: un’eterna scalinata che porta alla “luce intensa”

credit: projectnerd.it

Dopo aver attraversato una valle in cui la padrona è la natura selvaggia, si arriva finalmente a destinazione… o quasi.

Quando le fatiche sembrano finite, inizia la vera scalata verso il paradiso. Infatti la Porta si trova a un’altitudine di 1.519 metri sul livello del mare e per raggiungerla non c’è altro modo se non risalire una scalinata che sembra eterna. I gradini della scalinata sono 999 e non è affatto un numero casuale, secondo la cultura cinese il numero 999 rappresenterebbe proprio l’eternità. Percorrendo la scalinata si vedrà la cima, sulla quale si trova una cavità naturale dalla quale proviene una luce intensa, come se fosse la porta d’accesso al paradiso.

# Ma alla fine la fatica sarà ricompensata dal “paradiso”, uno dei più bei panorami del mondo

credit: magazinepragma.com

Una volta arrivati in cima ci si trova davanti ad un panorama strabiliante poiché il monte è come una balconata che si affaccia su uno dei paesaggi più belli al mondo. Le scelte a questo punto possono essere tre: godersi il panorama e poi tornare giù ripercorrendo i 999 scalini, oppure proseguire con altri due avventurosi percorsi, il “Cammino della fede” oppure la passeggiata del drago avvolto a spirale”. Entrambi consistono in passerelle ad alta quota che offrono scenari spettacolari per i più temerari.

Non è importante come si decide di raggiungere la Porta del Paradiso perché in ogni caso sarà proprio come descrive la tradizione: un’enorme fatica che verrà ripagata con una valida ricompensa.

E voi siete pronti a faticare per aprirvi le porte del paradiso?

Fonte: Si Viaggia

Continua la lettura con: Il POZZO più PROFONDO del mondo: l’accesso al CENTRO DELLA TERRA o all’INFERNO?

ROSITA GIULIANO

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I GRATTACIELI del futuro sono in LEGNO: seguirà questa strada anche Milano?

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Credits: @madarkitekter

Mad arkitekter vince il concorso per la costruzione del grattacielo residenziale Woho a Berlino-Kreuzberg, posizionandosi all’interno di un mondo orientato al futuro grazie al legno. Se l’architettura punta letteralmente sempre più in alto con i suoi edifici da anni, è ormai chiaro che per poter continuare sia necessario rendere l’architettura più sostenibile.

Vediamo ora insieme la lista dei progetti presenti e futuri. Ci sarà posto anche per Milano?

I GRATTACIELI del futuro sono in LEGNO: seguirà questa strada anche Milano?

#Il grattacielo in legno più alto della Germania

Credits: @madarkitekter

Lo studio di architettura Mad arkitekter, con sede a Oslo, ha vinto il concorso per la costruzione del grattacielo residenziale WoHo a Berlino-Kreuzberg, in Schöneberger Straße.

Il progetto della compagnia norvegese ha convinto la giuria per avere inserito design rivoluzionario all’interno del contesto urbano come quello di Berlino, fondendosi perfettamente con l’ambiente e permettendogli così di posizionarsi in testa alla lista dei 14 progetti europei che gareggiavano con lui.

Secondo Jonny Klokk, architetto e partner responsabile di Mad Arkitekter, l’edificio sarà “un’interpretazione di un tipico quartiere di Kreuzberg, in formato verticale”.

# Il progetto

Credits: @madarkitekter

Il grattacielo di 98 metri, con i suoi 29 piani, sarà l’edificio in legno più alto in Germania. Solo il basamento sarà costruito in cemento armato.

Il 15% dei 18.000 metri quadrati di spazio è previsto per le infrastrutture sociali, il 25% per le attività commerciali ed il 60% per appartamenti in affitto, appartamenti in cooperativa e condomini.

Quello di Mad Arkitekter sarà un grattacielo aperto al pubblico; il primo piano offrirà infatti negozi e panetterie così come gli altri piani dell’area di base ospiteranno asili e scuole con mense e parco giochi. Sono previste anche strutture per i giovani come le aule studio, per non dimenticare i bar e le saune all’ultimo piano che daranno la possibilità alla vita di strada di salire di livello.

# Costruzioni verso l’alto per compensare la carenza di alloggi

Credits: @madarkitekter

A Berlino è in corso la discussione di costruire verso l’alto per compensare la carenza di alloggi, in un momento in cui i prezzi dei terreni sono in aumento. La residenza WoHo soddisferà il progetto di sviluppo verticale della città. Tuttavia, l’amministrazione del Senato non ha ancora annunciato la data di inizio della costruzione.

# I progetti di grattacieli in legno

Molti sono i progetti di grattacieli in legno, le nuove costruzioni puntano sempre più  in alto ma non è più un segreto che ci sia la necessità, per non dire il dovere, di creare edifici sostenibili.

I dati parlano chiaro: una grande percentuale dell’emissione di gas serra delle città sono provocate dagli edifici, percentuale spaventosa a cui va aggiunta anche la quantità di CO2 nell’aria che arriva dai materiali di costruzione.
L’utilizzo del legno  avrebbe come conseguenza la cattura di CO2 da parte degli edifici e la riduzione dell’inquinamento dell’aria.
Il legno unisce in sé tradizione e innovazione portando dei vantaggi unici; essendo molto leggero infatti, permette di avere delle fondamenta più piccole e va da sé che per costruire un edificio con questo materiale siano necessari macchinari meno rumorosi e più leggeri di quelli tradizionali.
Di conseguenza un palazzo in legno ha un’impronta ecologica fino al 75% inferiore rispetto a quella di un edificio tradizionale.
 
Vediamo alcuni dei progetti più importanti.

# MjosaTower

Credits: @woodexperience2021
Completata nel 2019, la Mjøsa Tower (o Mjøstårnet) è l’edificio in legno più alto al Mondo. Un grattacielo alto ben 85,4 m per 18 piani.
Sorge in Norvegia, vicino Oslo, grazie al progetto di Voll Arkitekter che crea un edificio simbolo della bioedilizia che si fa promotore della sostenibilità in architettura.

# HoHo

Credits: @handler_gruppe
Progettato per essere il più alto al mondo, HoHo è un grattacielo in legno alto ben 84 metri distribuiti su 24 piani. Nato a Vienna, è un’icona dell’architettura sostenibile.
Pensata come una piccola città verticale ospiterà uffici, appartamenti e un albergo.
 
Ideata inizialmente per primeggiare, presentandosi come la regina delle torri sostenibili, in corso d’opera si è dovuta scontrare con un altro edificio, anche lui in corso di realizzazione.
Alto solo 40 cm in più, il Mjøstårnet già citato sopra ruba il trono al grattacielo HoHo a quasi duemila chilometri di distanza.

# Tour Hyperion

Credits: @lieuxdevie_ldv
Disegnata dall’architetto francese Jean-Paul Viguier, alta quasi 60 metri, la torre Hypérion viene inaugurata a Bordeaux.
L’architetto definisci la costruzione a secco dell’edificio “rapida e pulita e particolarmente adatta alla costruzione in zone urbane e dense di popolazione”.
 
Questi sono solo alcuni dei grattacieli in legno presenti nel mondo; non mancano infatti progetti ancora più ambiziosi in via di costruzione a Vancouver, Australia, Tokyo e molti altri.
 
In questa lista non si legge però il nome di Milano, cosa aspettiamo?
 

Continua la lettura con :  La TORRE BOTANICA: il nuovo grattacielo che cambia COLORE in ogni stagione

ARIANNA BOTTINI

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A Milano la SCUOLA del FUTURO

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credits: vanityfair.it

La scuola del futuro, ICS Milan International School, nasce all’angolo tra viale Ortles e via Gargano, nel Sud di Milano, in una zona di rigenerazione urbana, dove i recenti interventi stanno velocemente riqualificando l’intero quartiere. Ma in che cosa consiste questa nuova scuola?

A Milano la SCUOLA del FUTURO

# La filosofia della Città Leggera: formare oggi i cittadini di domani

credits: globeeducate.com

La filosofia alla base del progetto di questa scuola è quella della Città Leggera, una città nuova e del futuro. Il progetto è quello di costruire con gli studenti la città del 2050, un luogo governato da una gestione intelligente, che ritorni ad essere come la Polis greca, diventando spazio di relazione ed aggregazione intorno a un progetto comune. L’idea è quella di costruire una città in cui i cittadini siano in grado di riappropriarsi dello spazio urbano, fruibile da tutti nel rispetto della comunità e dell’ambiente.

Per poter realizzare questo progetto è indispensabile partire dai bambini e dai ragazzi e dalla loro educazione: i giovanissimi di oggi saranno infatti i cittadini di domani e le loro risorse intellettuali e creative sono essenziali per la costruzione della città che verrà.

# La didattica, tra abilità di problem-solving, apprendimento esperenziale e sviluppo del pensiero critico

credits: pmtsi.com

Il progetto scolastico accompagna i giovani dai 2 fino ai 18 anni, offrendo in questo modo un percorso completo.

La didattica si basa sull’apprendimento esperenziale che vuole sviluppare nei giovani studenti capacità di problem-solving e un pensiero critico e creativo. Le modalità d’insegnamento sono basate sui principi del Design Approach, un approccio che valorizza il metodo progettuale, l’apprendimento tramite “il fare” e la cooperazione con gli altri, allo scopo di sviluppare competenze che siano in grado di trasformare un problema in un’opportunità di crescita.

Il programma di studi viene svolto in lingua inglese, ma, in quanto scuola paritaria, recepisce le indicazioni nazionali per il curricolo emanate dal MIUR per mantenere salde le radici con la cultura italiana.

# Valorizzazione del singolo, didattica trasversale ed estetica sono solo alcuni dei punti chiave di questo progetto

credits: ics_milan IG

L’edificio scolastico è stato costruito basandosi sull’ascolto di bambini e ragazzi a cui è stata posta la domanda “come immagini la tua scuola ideale?”. Le risposte hanno espresso il desiderio di abitare uno spazio vivo e creativo, che potesse essere luogo di incontro e sperimentazione anche una volta terminate le lezioni. Ed è così che è nato questo complesso, definito dal Managing Director Stefano Paschina, “un luogo ricco di stimoli culturali, di idee che nascono e si sviluppano, di futuri talenti che crescono”.

I valori di questo progetto sono: progettualità, bellezza, trasversalità e valorizzazione dell’individuo, il tutto in un’ottica che punta a mantenere le radici con la cultura italiana. Tramite quindi un metodo di problem-solvingun’estetica degli spazi, una didattica trasversale, che migra da una disciplina all’altra, e una valorizzazione delle differenze, questo percorso formativo sembra poter formare i futuri cittadini di cui abbiamo bisogno, nella speranza che questi valori possano presto concretizzarsi nelle nostre città.

Fonti: icsmilan.itvanityfair.it 

Continua la lettura con: La VITTORIA degli STUDENTI MILANESI: si ritorna a scuola 

CHIARA BARONE

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La METROMARE, la metropolitana della riviera romagnola: fermate attuali e nuove estensioni

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Credits: startromagna.it - Tracciato MetroMare

La “metropolitana di superficie” della riviera romagnola collega Rimini a Riccione, lungo 9,8 km e 17 fermate. Come funziona e i progetti di sviluppo futuri.

La METROMARE, la metropolitana della riviera romagnola: fermate attuali e nuove estensioni

# Il tracciato attuale è di 17 fermate lungo 9,8 km interamente in sede protetta 

Credits: photo_transport_emilia_romagna Alex2910 IG – Metromare Riccione station

Il Metromare detto anche “Trasporto Rapido Costiero” è il servizio di Bus Rapid Transit della riviera romagnola inaugurato alla fine del 2019 che affianca la ferrovia Bologna-Ancona. È esercitato da bus su gomma a basso impatto ambientale ibridi e a metano che viaggiano in corsia riservata, come una metropolitana di superficie.

Credits: wikipedia.org

Il tracciato attuale è di 17 fermate, compresi i due capolinea di Riccione e Rimini dove avviene l’interscambio con le rispettive stazioni ferroviarie. Il tragitto di 9,8 km viene percorso in 23 minuti e l’attuale frequenza è di un passaggio ogni 20 minuti.

# Approvata e finanziata la tratta di 4,2 km fino a Rimini Fiera. Il progetto originario prevede il prolungamento a est fino a Cattolica, allo studio l’estensione a ovest fino a Santarcangelo di Romagna 

Credits: wikipedia.org – Stazione Kennedy

Il progetto di estensione del tracciato a ovest, dalla Stazione ferroviaria di Rimini alla fiera, è stato approvato e finanziato con 49 milioni di euro. Il tracciato aggiuntivo del Metromare sarà lungo 4,2 km e i passaggi avranno una frequenza di 7 minuti e mezzo. Allo studio l’ulteriore prolungamento ad ovest fino alla stazione di Santarcangelo di Romagna, mentre quello a est da Riccione in direzione di Cattolica è già previsto dal progetto originario.

# Entro l’anno i filobus sostituiranno tutti i bus ibridi e a metano in esercizio sulla linea

Credits: chiamacitta.it – Test Filobus

A fine 2020 sono iniziati i collaudi da parte della commissione del Ministero delle Infrastrutture per testare il funzionamento dei primi tre filobus snodati da 18 metri Exquicity costruiti dall’azienda belga Van Hool, attrezzati anche per il trasporto bici. A regime sono previsti in totale 9 filobus che andranno a sostituire gli attuali bus ibridi e a metano. Entro la prima parte del 2021 i primi mezzi dovrebbero entrare in funzione.

Continua la lettura: Via al progetto di METRO PEDONALE URBANA. DOVE verrà fatta e perchè potrebbe rilanciare una VECCHIA IDEA per Milano

FABIO MARCOMIN

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Dopo M1, M4 e M5 un altro ritardo: rinviato il RESTYLING di CORSO SEMPIONE

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Credits: www.chiamamilano.it

Doveva diventare un’arteria di passaggio ciclopedonale oltre che automobilistico, ma i lavori, che sarebbero dovuti iniziare nelle prime settimane del 2021, non sono ancora partiti. E così, anche il tanto atteso restyling di corso Sempione subisce una brusca frenata e viene rinviato.

Dopo M1, M4 e M5 un altro ritardo: rinviato il RESTYLING di CORSO SEMPIONE

# L’idea della giunta è eliminare la “sosta selvaggia” lungo i filari alberati

Credits: www.citydoormilano.it

Dopo aver discusso sul rinvio del prolungamento della M1, la cui apertura slitta al 2024, sul ritardo dell’estensione della M5, di cui si legge “Pronta per le Olimpiadi? Scordiamocelo”, e sullo slittamento da gennaio a (forse) aprile dell’apertura della M4, ora tocca a corso Sempione.

L’idea per il “nuovo” corso Sempione era quella di “riqualificare l’asse stradale ed il suo parterre alberato”. È la giunta comunale a presentare nel 2019 la proposta per questo progetto i cui lavori costeranno 4 milioni di euro e saranno finanziati dai fondi europei Pon Metro.

L’obiettivo? Eliminare il degrado e la “sosta selvaggia” lungo i filari alberati, ma anche creare più parcheggi per i residenti. Quindi, ricreare una sorta di Champs-Élysées.

# L’impresa vincitrice è inadempiente: revocato l’appalto

Fu la MM S.p.A., società di ingegneria italiana che ha, tra gli altri, progettato e realizzato la metropolitana milanese, ad indire la gara d’appalto. Ma, come si apprende dall’assessore ai lavori pubblici, Marco Granelli, l’impresa vincitrice è risultata inadempiente “su alcuni aspetti formali, preliminari all’avvio dei lavori, come l’indicazione puntuale degli impegni” assunti partecipando alla gara.

E così, MM e Comune di Milano hanno revocato l’aggiudicazione dell’appalto, contattando l’impresa arrivata seconda in graduatoria. Ovviamente, un accordo formale ha bisogno di tempo per essere ufficializzato, ma, in più, la società esclusa “ha avviato una corrispondenza tramite avvocati”, aprendo la possibilità di andare a giudizio.

# Un ritardo che fa esultare il centrodestra

Credits: blog.urbanfile.org

Nell’attesa, il Comune ha autorizzato la MM a procedere con l’unica operazione possibile: apporre la nuova segnaletica “per la sosta e per la difesa del verde”. E, intanto, gli esponenti di centrodestra esultano: non avevano mai visto “di buon occhio” il progetto, accusando Palazzo Marino di “eliminare 700 posti auto”.

Resta solo una domanda questa volta: inizieranno davvero i lavori o si andrà incontro ad altri ritardi?

Fonte: www.milanotoday.it

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ALESSIA LONATI

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