D’ANZI, il papà della “bela Madunina”

Siamo entrati nell’anno che fa da 90° anniversario della canzone milanese per antonomasia

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Con l’arrivo del 2024 siamo entrati nell’anno che fa da 90° anniversario della canzone milanese per antonomasia. Naturalmente parliamo di “O mia bela Madunina”.

D’ANZI, il papà della “bela Madunina”

# Un ironico e bonario sfottò

Fu scritta da Giovanni D’Anzi nel 1934, depositata e ufficializzata poi nel 1935. Luogo strategico di questo brano fu il Pavillon Dorè, un tabarin che si trovava nel piano sotterraneo del popolare Teatro Trianon, di Corso Vittorio Emanuele II.In origine, “O mia bela Madunina” venne considerata una sorta di ironico e bonario sfottò a coloro che, emigrati a Milano dal Sud d’Italia, nei locali meneghini chiedevano sempre che il cantante di turno intrepretasse canzoni napoletane. Pure i brani in romanesco venivano richiesti. E anche il Pavillon Dorè non si sottraeva a queste aliene istanze, quindi il Maestro D’Anzi conosceva bene tali abitudini e le assecondava.    

Il nostro musicista era nato a Milano il 1 gennaio 1906, da genitori pugliesi, quindi pure lui era un po’ “terun”. La sua era una famiglia di appassionati di musica, per esempio la sorella, sin da bambina, era considerata un’ottima pianista. Fu il Maestro Giulio Rusconi ad insegnare i primi rudimenti del pianoforte al giovanissimo Giovanni, che dimostrò grande passione oltre chè bravura nell’imparare rapidamente anche i brani più impegnativi. Tra il 1932 e il ‘34 D’Anzi aveva scritto le musiche di diverse canzoni di successo, tra cui “Rumba paesana”, “Nustalgia de Milan” e “Cinemà frenetica passion”, brano, quest’ultimo, che venne riesumato dalle primissime trasmissioni di RaiTre, all’inizio degli anni ottanta. Il paroliere di questi brani era Alfredo Bracchi, milanese pure lui, espressione anche del mondo della sceneggiatura del cinema e del teatro.

# “… e allora perchè sono venuti a Milano?”

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Ma torniamo al locale in cui tanti anni fa nacque la canzone simbolo meneghina: una sera Giovanni D’Anzi, per l’ennesima volta, ricevette le richieste di cantare canzoni di Piedigrotta, con il nome di questa località partenopea venivano definiti infatti i pezzi musicali napoletani, in quanto a Piedigrotta, dalla fine dell’ 800, si teneva un festival della canzone e quelle più gettonate di ogni anno facevano il giro del mondo. 

D’Anzi, ma non solo lui, ebbe un pensiero che più o meno, sarcasticamente, faceva così: “queste persone che giungono dal Sud dichiarano di avere tanta nostalgia per la loro terra d’origine, la descrivono come fosse un paradiso, chiedono le canzoni di Piedigrotta per sentire meno la pressione della lontananza … e allora perchè sono venuti a Milano? ”.

# Nasce oh mia bela Madunina

Credits: @andreacherchi_foto
Madonnina

Dopo una solita serata al pianoforte, esce dal Pavillon Dorè a notte fonda, si reca a casa e mette giù questi versi, senza neppure aver bisogno del paroliere:

A diesen la canzon la nass a Napuli; e certa g’han minga tutti i tortSurriento, Margellina tutt’i popoli i avran cantà on milion de volt. Mi speri che se offendera nissun, se parlom un cicin anca de num……O mia bela Madunina che te brillet de lontan, tuta d’ora e piscinina, ti te dominet Milan, Sota a ti se viv la vita, se sta mai coi man in man. Canten tucc “lontan de Napoli se moeur”, Ma po’ i vegnen chi a Milan (…)”.

D’Anzi punzecchia pure i romani, con quel: Ades ghè la canzon de Roma magica,  de Nina er Cupolone e Rugantin,  se sbaten in del tever, roba tragica …  esageren, me par on cicinin. Sperem che vegna minga la mania  de metes a cantà “Milano mia” (…).

Però, a voler sottolineare che la sua è solo una bonaria provocazione, il maestro lombardo-pugliese chiude con una frase d’apertura al mondo: “ Si vegni senza paura, num ve songaremm la man,
tucc el mond a l’è paes e semm d’accord …..”
,

Però …”ma Milan, l’è on gran Milan!”

A metà degli anni sessanta una rivista intervistò D’Anzi, il quale ricostruì la storia de “O mia bela Madunina” in questo modo: “a Milano si esibiva una compagnia di elementi napoletani e romani, che comprendeva grossi nomi del varietà. Volevano lanciare il repertorio della Piedigrotta napoletana e del San Giovanni Romano. Così alternavano canzoni napoletane e romane. Una sera a casa mi venne in mente di comporne una in milanese come per scherzare con quel raduno. Per la prima volta scrissi una canzone con musica e parole in milanese”.

FABIO BUFFA 

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Fabio Buffa
Nato ad Alessandria, classe 1969, nel 1988 sono entrato per la prima volta in una redazione giornalistica, per collaborare e fare gavetta al Piccolo di Alessandria. Sono pubblicista dal 1996 e ho collaborato per varie testate, sia come giornalista che come vignettista satirico e scrittore di freddure. Dal 1992 lavoro nel sociale.

1 COMMENTO

  1. LO SPARTITO FU PUBBLICATO DALLA CASA CURCI E LA COPERTINA RECITA:
    “MADONINA – TANGO – CANZONE SATIRICA MILANESE -VERSI E MUSICA DI G.D’ANZI”.
    IN MARGINE VORREI RICORDARE CHE PER CONVENZIONE IN MILANESE LA U ITALIANA SI SCRIVE O.

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