Peppin MEAZZA: il più grande MITO MILANESE del calcio mondiale

"Ero l'unico milanese in azzurro e al ritorno da Budapest, in Stazione Centrale, mi aspettarono acclamandomi in 20 mila"

Credits: @Fabu022 Giuseppe Meazza

Qualcuno lo considera il calciatore più bravo di tutti i tempi, altri sono un po’ meno generosi nella valutazione e lo inseriscono tra i migliori cinque, altri tra i dieci più forti. Certamente Giuseppe Meazza è entrato nel mito del football nazionale (e non solo), con la vittoria di due titoli mondiali, diventando una delle figure intramontabili di questo fantastico gioco. 

Peppin MEAZZA: il più grande MITO MILANESE del calcio mondiale

# Nato a Porta Vittoria, scartato dal Milan, goleador a 17 anni con l’Inter

Credits: @interclubmadrid_
Giuseppe Meazza

Era nato a Porta Vittoria, il 23 agosto 1910. La mamma, Ersilia Borghi, vendeva la verdura, il padre morì nella prima Guerra Mondiale. Giuseppe, anzi Peppino, anzi Peppin, tira i primi calci al pallone sui campi del suo quartiere, tra fossi e stagnetti che si gonfiavano d’acqua ad ogni pioggia. E bisognava fare attenzione, allora, a non fare andare la “sfera” in questi specchi paludosi, perché il pallone era fatto di stracci.

Nelle tasche di mamma Ersilia soldi ce n’erano pochi e quei pochi servivano per le esigenze primarie, figuriamoci se ce n’erano per comprare le scarpe da calcio a Peppino. La leggenda racconta che fu un osservatore di piccoli talenti a comprargliene un paio: in un primo provino il Milan lo scarta, perché troppo gracile fisicamente, l’Inter invece lo fa proprio. Nel 1927 esordisce in nerazzurro nella gara precampionato contro l’US Milanese, in un torneo a Como. Segna due reti e, appena diciassettenne, diventa già un riferimento per quella squadra. I più esperti diranno: “ma ora all’Inter fanno giocare pure i Balilla?”. Un termine divenuto popolare proprio in quel ventennio fascista, ma che i giocatori nerazzurri intendevano legato al nomignolo dato al patriota genovese Giovan Battista Perasso, nel ‘700.

# Due volte campione del mondo

Credits: Agora Vox Italia
Giuseppe Meazza

Nella stagione 1927-28 segna 11 reti, nei due anni successivi (28-29 e 29-30) rispettivamente 33 e 31 (in una trentina di partite a campionato), diventando capocannoniere per due volte di fila. Quest’ultima tappa si sovrappone al terzo scudetto dell’Inter. Di quel tricolore dichiarerà: “era il 15 giugno del ’30, giocavamo in casa contro il Genoa, allora lo Stadio era in via Goldoni: alla fine del primo tempo eravamo sotto 2 a 3, nella ripresa segnai la rete del 3 a 3 e vincemmo lo scudetto“. Meazza ha velocità impareggiabile, capacità nel dribbling e ha la propensione a segnare scartando gli avversari, trovandosi a tu per tu col portiere e dribblando pure lui.

Nel maggio del 1930, con la maglia della Nazionale, segna tre reti nella vittoria esterna contro l’Ungheria: “ero l’unico milanese in azzurro e al ritorno da Budapest, in Stazione Centrale, mi aspettarono acclamandomi in 20 mila”.

Poi arrivarono i successi nei mitici mondiali del 1934 e del 1938: nel primo giocava da attaccante puro, nel secondo lasciò il posto del reparto offensivo a Silvio Piola (di tre anni più giovane) indietreggiando a metà campo. A proposito Giuseppe Meazza, in un’ intervista degli anni sessanta, confidò: “ho fatto il centravanti per vocazione e la mezzala per necessità”.

# Un allenatore-giocatore

Credits: @mainsport.it
Giuseppe Meazza

Poi un serio problema di salute: una vasocostrizione di un’arteria, che non gli fa arrivare il sangue al piede, lo tiene fermo una stagione; ripresosi, sarà ceduto al Milan. Poi la sua carriera passa per la Juventus, per il Varese, l’Atalanta e, a 36 anni, di nuovo all’Inter. È la stagione 1946/47, per i nerazzurri è una stagione balorda, pochi risultati utili e serio rischio di retrocessione. Meazza quella sua avventura la raccontava così: “siamo riusciti a salvarci solo nelle ultime giornate, facevo l’allenatore-giocatore, forse ero più attento a guidare la squadra come trainer che a giocarci come atleta, così realizzai solo due reti in tutto il campionato. Per fortuna c’erano giovani validi che segnarono anche per me”.

Meazza, appese le scarpe al chiodo nel 1947, intraprese anche la carriera da allenatore, ma con poco successo.

# Se n’è andato in silenzio, come un gatto

Dopo una lunga sofferenza, legata ad un tumore al pancreas, Meazza si spegne il 21 agosto 1979, pochi mesi lo scudetto della stella del Milan. Il giorno dopo la sua morte il grande Gianni Brera scrive così: “se n’è andato in silenzio, vergognoso di morire come si dice dei gatti, alla cui specie sorniona apparteneva”.

Un anno dopo, lo Stadio di San Siro prende il suo nome, con una targa che recita così: “A Giuseppe Meazza espresso dal suo cuore generoso il popolo di Milano intitola questo glorioso stadio più volte illuminato dalle sue gesta d’atleta”.

Continua la lettura con: Sandra MONDAINI: uno dei punti fermi della televisione italiana

FABIO BUFFA

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