MARIANGELA MELATO, da “ranocchietta” a mito del cinema

"Avevo quella personalità milanese che ti rende un po' troppo dura, poco propensa ad esternare emozioni e ciò che provi intimamente"

Mariangela Melato

“Avevo quella personalità milanese che ti rende un po’ troppo dura, poco propensa ad esternare emozioni e ciò che provi intimamente“. La vita di una delle più grandi attrici italiane.

MARIANGELA MELATO, da “ranocchietta” a mito del cinema

# Una delle più grandi attrici italiane

@forlinalessandro IG – Mariangela Melato

Malgrado ci abbia lasciati ormai nove anni fa, la figura di Mariangela Melato rimane indelebile nel tempo, un mito che non tramonterà. E’ stata una delle più grandi attrici italiane, capace di valorizzare e far propri gli insegnamenti dei vari Luchino Visconti, Luca Ronconi, Dario Fo, Pupi Avati, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, con i quali ebbe la fortuna (e il merito) di lavorare.


Nacque a Milano il 19 settembre 1941: “avevo quella personalità milanese che ti rende un po’ troppo dura, poco propensa ad esternare emozioni e ciò che provi intimamente“, raccontò in un’intervista degli anni novanta. Da ragazzina la Melato voleva diventare ballerina: “sono molto snodata, l’ideale per danzare, ma non ce l’ho fatta“, però nei suoi personaggi ha sempre messo tanta fisicità, quindi quella spiccata elasticità nei movimenti le è stata comunque preziosa, come attrice.

# Dall’Accademia di Brera a Luchino Visconti

Studia all’Accademia di Brera, è vetrinista alla Rinascente e disegna manifesti pubblicitari. Nel teatro inizia come “trovarobe”, ovvero quella figura che doveva reperire oggetti e accessori per le scenografie. Non ha ancora vent’anni ed entra nella compagnia di un altro milanese di spicco, Fantasio Piccoli, fondatore del Teatro Stabile di Bolzano, ed è proprio qui che Mariangela Melato esordisce come attrice in “Binario cieco”.

Dopo una bella collaborazione con Dario Fo, in “Settimo: ruba un po’ meno” e “La colpa è sempre del diavolo”, a ventisei anni lavora con Luchino Visconti: “Sembri una ranocchietta, ma che due coglioni che hai!!“, le disse il nobile regista, durante le prove, peccando in volgarità, ma volendo sottolineare il carattere forte e deciso della nostra artista.



# L’esordio al cinema con Pupi Avati

Dal teatro impegnato alla commedia leggera fino ad arrivare al cinema: qui esordisce con “Thomas e gli indemoniati” di Avati, il quale confidò una iniziale perplessità nel valutare la Melato, poi, mettendola alla prova, “mi accorsi che era decisamente superiore allo standard degli attori che avevamo“.

Passa poi a “Basta guardarla”, di Salce e a “Per Grazia ricevuta”, film scritto, diretto e interpretato da Nino Manfredi. Ne “La classe operaia va in Paradiso” la Melato è Lidia ed è insignita del premio come migliore attrice.

# L’incontro con Lina Wertmuller

Copertina Travolti da un insolito destino

Negli anni settanta c’è l’incontro con Lina Wertmuller, che la farà recitare in tre film diventati epici, al fianco di Giancarlo Giannini: “Mimì Metallurgico ferito nell’onore”, “Film d’amore e d’anarchia” e “Travolti da un insolito destino nell’azzurro del mare d’agosto”.

Dopo una miriade di altri lavori di successo, recita ne “Il Pap’occhio” di Renzo Arbore, con il quale ha avuto una lunga storia sentimentale, iniziata e finita tra gli anni settanta e ottanta, per poi riprendere alcuni anni prima della morte di Mariangela e durata fino a quando l’attrice si spense. Tra gli anni ottanta e novanta lavora in ben 28 opere, tra cinema e televisione, tra queste citiamo “L’avvocato delle donne”, una miniserie televisiva dove la Melato è il legale Irene Salvi, che si impegna nella difesa di donne in situazione di grave fragilità.

L’attrice milanese muore l’11 gennaio 2013, sconfitta da un tumore al pancreas, contro il quale ha lottato come una tigre.

# Il ruolo di primadonna

Mariangela Melato

Primadonna io?? Certo che lo sono, sono stata costretta a diventarla, altrimenti sarei stata schiacciata da ruoli preconfezionati per me. Ma il mio essere primadonna non è affatto un segno di vanità o di presunzione“. Perché Mariangela Melato è stata una donna riservata, “di me la gente deve sapere ciò che serve, soprattutto che sono onesta e per bene“, e umile, “ho sempre avuto l’approccio secondo cui c’è sempre da imparare“.

Mariangela Melato è stata una donna affascinante, pur non avendo la fisicità dello stereotipo della donna da copertina: “una faccia è bella quando esprime sentimento“, è la frase che la Melato ci ha regalato una trentina di anni fa, analizzando il concetto di bellezza.

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FABIO BUFFA

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