ADRIANA ASTI, l’artista ribelle amata dai grandi del cinema e del teatro

Una grande artista milanese che ha attraversato stagioni molto diverse


Un viaggio iniziato a Porta Romana e arrivato a toccare i grandi del cinema e del teatro italiano. Senza farsi mancare nulla, neppure lo scandalo della censura. Una grande artista milanese che ha attraversato stagioni molto diverse. 

ADRIANA ASTI, l’artista ribelle amata dai grandi del cinema e del teatro

A dire il vero a Milano, in modo stanziale, non stette molto, perché sin da ragazzina aveva una verve all’insegna del “nuovo” e del cambiamento, ma la milanesità ad Adriana Asti continua a scorrere nelle vene, anche se da molti anni vive all’estero. Milano se la sente dentro, come quando interpreta, per esempio, “Stramilano Dienott”, raccontando il suo essere una donna che guarda l’evoluzione della propria città, che cambia col passare degli anni e le diventa un po’ amante e un po’ estranea. La signora Asti è un simbolo ed un esempio prezioso nella recitazione, capace di trasmettere, con quegli enormi occhi, passione ed ironia, tragedia e comicità.

# Da Porta Romana a Strehler e Visconti

Adriana Asti con Pasolini

E’ nata a Porta Romana il 30 aprile 1931, in una famiglia benestante e borghese: con l’adolescenza emerge un carattere ribelle, sempre alla ricerca dell’evasione dalla routine quotidiana. “A Milano conobbi alcuni attori della compagnia teatrale “Il Carozzone”, mi chiesero se volevo unirmi a loro e mi affascinò il fatto che viaggiavano molto ed io non vedevo l’ora di partire ed andarmene”, raccontò la Asti. Fu lì che mosse i primi passi all’interno del mondo dello spettacolo.
La nota Giorgio Strehler, che la vuole in “Elisabetta d’Inghilterra” di Brukner al Piccolo Teatro, lei ha 21 anni. A 23 anni recita in “Partita a quattro”, il suo primo lavoro per la televisione. Torna a teatro, è il 1955 e Luchino Visconti la ingaggia nel “Crogiuolo”, di Miller. In questo periodo però Adriana deve sospendere l’attività per un esaurimento nervoso.

# Musatti e la psicanalisi

Contatta lo psicoterapeuta Cesare Musatti, un professore giunto nel 1940 a Milano, dal Veneto, per insegnare Filosofia al Parini. Lui le cambierà la vita: innanzitutto la spinge a riprendre la recitazione, vedendo questa’arte come una terapia per chi soffre di fragilita psichica. Per convincerla a non interrompere l’attività, la va a vedere alle prove. Musatti scrive per lei la commedia “Tre uomini per Amalia” e Adriana Asti “risponde” con “Caro Professore”, che interpreta, tra l’altro, con Cochi Ponzoni.
Ora Adriana è pronta per ri-partire. E lo fa diventando un simbolo della recitazione. Lavora ancora con Luchino Visconti, in “Rocco e i suoi fratelli”, con Pasolini, in “Accattone” e, nel 1962, incontra Vittorio Gassman, che la inserisce nel cast di “Questa sera si recita a soggetto”.
Nel frattempo si era sposata con lo scrittore e drammaturgo Fabio Mauri, da cui si separò dopo due anni, in seguito ebbe una bella storia con Bernardo Berlolucci, con cui lavorò in “Prima della rivoluzione”, film del 1964. Da circa 50 anni è sposata con il regista e direttore artistico, Giorgio Ferarra.

# Lo scandalo e la censura

Ma torniamo alla carriera della Asti, passando al periodo più trasgressivo di una vita artistica mai banale e sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo ed esclusivo: era il 1973 e Luchino Visconti metteva in scena “Tanto tempo fa”, meglio nota come “Old time”, un ‘opera di Harold Pinter. “Visconti, preparando quella rappresentazione, mi anticipò che dovevo recitare nuda, io pensavo ad uno scherzo, invece era tutto vero; fu uno scandalo, il primo ad arrabbiarsi fu proprio Pinter, poi arrivò la censura e la chiusura del set dopo due rappresentazioni”. Era allo Stabile di Roma.
Quello della scandalosa trasgressione diventa uno dei periodi più significativi della carriera di Adriana Asti, che compare senza veli in “Caligola” e in “Action”, entrambi film di Tinto Brass. Due opere a cavallo tra il 1979 e l”80, periodo in cui Adriana Asti conduce su Rai 1 la trasmisione televisiva “Sotto il divano”, con ospiti in studio che si raccontano, in modo intimo ed ironico. Nell’ultima puntata, e capirete il perchè fosse l’ultima, era ospite proprio Tinto Brass, che recita una poesia veneta, che fa così: “la rosa vien de maggio, la viola vien col giasso, la mona vien col casso”. Ai vertici della Rai viene una sincope e la trasmissione finisce lì.

# I numeri di una grande carriera

I numeri di Adriana Asti dicono che ha recitato in 60 film, 16 pellicole per la televisione, una ventina di opere teatrali, con 17 attrici doppiate, tra cui Romy Shneider, Edy Vessel e Claudia Cardinale. Per non parlare dei lavori in radio e degli 11 riconoscimenti nell’ambito del David di Donatello, del Nastro d’Argento, Globo d’Oro, Ciak d’Oro e Premio Flaiano.
Nelle epoche più recenti vediamo Adriana Asti interprete di Adriana Carati ne “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana. Milanese pure lui, come Visconti e Busati, che hanno incontrato sulle proprie strade questa loro concittadina.

FABIO BUFFA

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