La REGGIA di MONTAGNA della Regina Margherita a due ore da Milano

Il Castello dei Savoia che sembra da favola Disney

Castel Savoia – Foto di Simone Fortuna

Si sa, essere re comporta molti vantaggi, tra cui quello di poter scegliere come, dove e quando far costruire il proprio castello: ecco la storia del Castel Savoia, uno dei simboli del lusso dei sovrani del regno d’Italia.

La REGGIA di MONTAGNA della Regina Margherita a due ore da Milano

Credits Michelle_Raponi-pixabay – Villa di lusso

Tra i boschi della Valle D’Aosta si trova un castello medioevale, simile a quelli delle favole, che costituisce un unicum in Italia: stiamo parlando del Castel Savoia di Gressoney, uno dei simboli del lusso della casa reale del regno d’Italia.

# La reggia di montagna della Regina Margherita

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La regina Margherita

Il castello fu fatto costruire dalla Regina Margherita nel 1899, che era solita trascorrere il periodo estivo proprio a Gressoney, e domina tutta la vallata e le cime del Monte Rosa.

Dopo alcuni soggiorni di villeggiatura trascorsi dalla regina Margherita e dal re Umberto I presso la Villa Margherita, residenza dell’amico e barone Beck Peccoz, la regina decise di far costruire una residenza per sé in cui passare le estati. Dopo le iniziali resistenze di Umberto I, che preferiva soggiornare nel Castello di Sarre per le lunghe battute di caccia, la regina Margherita ottenne il permesso per realizzare la sua dimora di villeggiatura.

I lavori iniziarono nell’estate del 1899, ma il re Umberto I non riuscì mai a vedere il risultato poiché venne assassinato a Monza nel 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci.

Nel 1904 il castello fu completato e la regina Margherita, ormai vedova, vi trascorse lunghi periodi di villeggiatura fino al 1925, ospitando illustri membri della letteratura di cui amava circondarsi, tra cui il poeta Giosuè Carducci e l’affezionato nipote, il giovane principe di Piemonte Umberto II.

Dopo la morte della regina Margherita nel 1926 il castello rimase chiuso per alcuni anni e venne venduto nel 1936 all’industriale milanese Ettore Moretti, che lo mantenne quasi intatto. Il castello appartiene alla regione della Valle d’Aosta dal 1981.

# Su ogni torre c’è una guglia differente dalle altre

Castel Savoia - Foto di Simone Fortuna
Castel Savoia – Foto di Simone Fortuna

L’edificio, anche se viene chiamato «castello», è in realtà una grande villa a tre piani in stile eclettico, caratterizzata dalla presenza di cinque torri neogotiche. Lo stile della villa fu un’esplicita richiesta della sovrana, che seguì dall’inizio alla fine il procedere dei lavori.

La struttura del castello si sviluppa su tre piani e presenta una pianta rettangolare affiancata dalle cinque torri neogotiche di differenti altezze, di cui una ottagonale. Su ogni torre c’è una guglia differente dalle altre, mentre la torre centrale, la più alta, ospita un terrazzo coperto che garantiva la vista ai Carabinieri Reali su tutta la proprietà.

# Pitture e arredi che richiamano lo stile medievale

Castel Savoia - Foto di Simone Fortuna
Castel Savoia – Foto di Simone Fortuna

Gli ospiti, una volta entrati nel castello, si trovavano davanti a una maestosa scala in legno di rovere riccamente decorata con intagli, questo capolavoro dell’artigianato conduceva direttamente al cosiddetto ”piano nobile”, il piano in cui si trovavano le stanze della famiglia reale.

Il pianterreno invece era destinato alla sala da pranzo, a diversi salottini e alla veranda dalla quale si può ammirare il paesaggio. Il tratto distintivo che accomuna ogni stanza è quello di essere decorato con pitture e arredi che richiamano lo stile medievale, inoltre molte decorazioni si ispirano alla margherita, proprio in onore del nome della regina.

Nonostante lo stile medioevale, la casa era dotata di comfort che a quei tempi solo i nobili potevano permettersi. Infatti, la sovrana aveva a disposizione acqua calda, termosifoni, l’illuminazione elettrica e vi era addirittura un binario sotterraneo che serviva come mezzo di comunicazione tra la sala da pranzo e la cucina collocata in un altro edificio.

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JACOPO CESARETTI

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