LUCIANO LUTRING: il bandito più popolare di Milano

Lo chiamavano il solista del mitra, perché teneva l'arma dentro la custodia di un violino

Credits: @Fabu022 Luciano Lutring

“Era la notte di Natale del 1959, io e mia moglie eravamo andati a messa in Duomo: all’uscita abbiamo preso la Galleria e mia moglie si soffermò davanti alla vetrina di una pellicceria, per ammirare un capo di ermellino. Mi chiese di comprarglielo ed io mica potevo deluderla: così la feci accompagnare a casa da un taxi, presi un cric per automobili e sfondai la vetrina del negozio. Tornai a casa da mia moglie con quella pelliccia che tanto le piaceva”.

LUCIANO LUTRING: il bandito più popolare di Milano

# Rubando incontrò anche l’amore

Questa storia è di Luciano Lutring, uno dei banditi più popolari nella Milano degli anni cinquanta e sessanta, mentre la moglie di allora era la valtellinese Elsa Candida Pasini, che aveva un nome d’arte, Yvonne, in qualità di ballerina ed indossatrice. Fu lui stesso a raccontare il modo con cui si conobbero: “non ricordo più se era il ’57 o il ’58; incontrai un barone spiantato e ligera come me; andammo in vacanza a Cesenatico e, per prolungare la villeggiatura, decidemmo di rubacchiare  facendo su qualche soldo. Rubai una valigia, la aprimmo, ma dentro c’era solo biancheria intima. Il mio socio mi disse di buttare via tutto, io invece insistetti per riportare quella valigia alla proprietaria. Era Yvonne, che presto diventò mia moglie”.

# Un carattere ribelle che lo portò subito a mettersi nei guai

Credits: @ milanoinmostra
Luciano Lutring

Lutring, nacque a Milano il 30 dicembre 1937, in una casa di via Novara: i genitori (Elvira e Ignazio) lo volevano violinista, ma il suo carattere ribelle ben presto lo portò a mettersi nei guai. Da ragazzino una sua zia (Vittorina) lo mandò a pagare una bolletta in posta; lui entra negli uffici, con una Smith & Wesson dentro la cintura dei pantaloni. Si porta davanti allo sportello, ma l’impiegato è intento a fare altro e non lo considera. Luciano, allora, si arrabbia e sbatte una manata sul bancone, con quel gesto fa intravedere la pistola; l’impiegato vede quel “ferro”, si impaurisce e, pensando fosse una rapina, gli mette davanti tante banconote, che chiedevano solo di essere portate via. Lutring non esita ad arraffare e ad uscire dall’ufficio postale con un malloppo inaspettato.

Pensò che era troppo facile rapinare le poste, così gli venne l’acquolina in bocca. Ben presto diventa uno dei banditi più popolari a Milano, lo chiameranno il solista del mitra, perché teneva l’arma dentro la custodia di un violino, alla faccia dei genitori che il violino avrebbero voluto farglielo suonare davvero. Ma lui amava altri strumenti, quelli che danno quel suono citato anche nella canzone di Morandi, che fa, “tarattatà…”, anche se ha sempre tenuto a precisare di non aver mai sparato a nessuno.

# Dalla Costa Azzurra al carcere

Credits: @penneezy
Luciano Lutring

Inizia la propria “carriera” a Milano, i soldi guadagnati, anzi rubati, amava goderseli in Costa Azzurra, fu così che iniziò a prendere una certa confidenza con la Francia. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta varca il confine per sfuggire alla Polizia che lo cerca in Italia; è uno dei banditi più inafferrabili. La gendarmeria francese lo “becca” a Parigi, c’è una sparatoria dove Lutring viene gravemente ferito. Di quell’epoca raccontò: “ero in un locale e mi avvicinò un signore distinto, che mi fece capire che le mie scorribande tra banche e negozi non andavano bene, perchè creavano troppo caos, e per la cricca di questo signore era meglio che le acque francesi non fossero troppo agitate. Lui era uno dei Marsigliesi”.

In Francia sconterà dodici anni di galera, poi (nel 1971) viene graziato al presidente Georges Pompidou. Dopo un periodo in carcere in Italia è graziato anche da Giovanni Leone (è il 1977): “in carcere, a Rebibbia, mi ero personalizzato la cella, era diventata davvero carina, con tanto di tendine che coprivano le sbarre. Mi chiesero, però, di lasciare il posto a Mario Tanassi, fresco di scandalo Lockheed, e mi diedero una cella più grande, ma meno carina”.

# La nuova vita da artista e ristoratore

Credits: @7zanza
Luciano Lutring

Il primo ad arrestarlo fu, nel 1958, l’allora maggiore dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, mentre il suo primo avvocato difensore fu Peppino Prisco, diventato poi storico dirigente dell’Inter. In carcere Lutring ha studiato molto e ha imparato a dipingere, riuscendo pure a guadagnare con l’arte. Apre un ristorante, si risposa e prosegue la carriera d’artista. Gli ultimi anni li trascorre a Massino Visconti, ridente comune del novarese, affacciato sul lago Maggiore.

Perse un figlio in un incidente nel 1991 e dall’ultima moglie ha avuto due gemelle, che ora sono due bellissime trentacinquenni, che hanno saputo voler bene al loro papà con ironia e dignità. Luciano Lutring muore a Verbania il 13 maggio 2013.

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