GIORGIO GABER, l’inventore del TEATRO CANZONE

Il 2023 si è aperto con il ventesimo anniversario della scomparsa di Giorgio Gaber

Gaber

Era il portavoce di tutte le vittime delle contraddizioni della nostra società.

GIORGIO GABER, l’inventore del TEATRO CANZONE

# 20 anni dalla scomparsa del Signor G

Credits wikipedia.org – Giorgio Gaber

Il 2023 si è aperto con il ventesimo anniversario della scomparsa di Giorgio Gaber: era infatti il primo gennaio 2003 quando, nella propria casa di Montemagno di Camaiore, uno dei più grandi testimoni dell’arte italiana ci lasciava. Gaber non era solo un interprete delle canzoni, ma della vita, quella che scorre inesorabile e coinvolge tutti noi, comuni mortali. Era il portavoce di uomini e donne, vittime delle contraddizioni della nostra società. Ma ciò che ha reso grande il “Signor G.”, è stata la capacità di saper fare musica e canzoni anche attraverso le lenti dell’ironia, riuscendo addirittura ad oltrepassare il confine della goliardia, con una leggerezza che neppure distinguevi.

# Ogni suo spettacolo si trasformava in un’opera teatrale

Credits wikipedia.org – Gaber e Iannacci

Era nato a Milano, il 25 gennaio 1939, il suo vero cognome era Gabershik e il suo quartiere era il Sempione. Visse fino al 1963 in via Londonio 28, col padre Guido, la madre Carla e il fratello Marcello, di sei anni più grande. Sulla facciata del palazzo in cui trascorse i primi anni della vita, una lapide cita, “qui nacque Giorgio Gaber, inventore del Teatro Canzone (…)“. La sensibilità, l’intelligenza, la gestualità ed il carisma, hanno consentito a questo artista di portare la canzone a dei tali livelli di espressività scenica, da farla sconfinare nel teatro.

Ma non solo: Gaber amava parlare col pubblico, con una generosità ed un’eleganza uniche, al punto che ogni suo spettacolo, per tanto musicale che fosse, si trasformava in un’opera teatrale. Pensate che Gaber, a 15 anni, inizia a suonare la chitarra per curare il braccio colpito dalle conseguenze di una poliomelite. E da lì è nata tutta una leggenda, anzi una storia, che ci ha regalato una filosofia di vita.

# Le prime canzoni di successo

Gaber

Le sue prime canzoni di successo sono leggere, parlano d’amore, come, “ciao ti dirò”, “non arrossire”, “le nostre serate” e “Torpedo blu”. Il suo stile era sempre garbato ed ironico, che si abbinava bene con altri brani, più scanzonati, quasi comici, come “il Riccardo” e “la ballata del Cerutti”. Nel 1970 esce “Il signor G”, l’album nato dalla registrazione dal vivo di uno spettacolo in cui Gaber alterna brani cantati a monologhi. E anche questo è teatro.

“Il signor G” è un po’ la storia di un artista che riesce a farla diventare anche nostra, dalla nascita alla morte. In mezzo ci sono le disuguaglianze sociali che conosciamo già da piccini (“Giuoco dei bambini: io mi chiamo G”), l’amore e la crisi matrimoniale con i tradimenti piccolo-borghesi (“Una storia normale”), la rabbia contro tutti e tutto (“G accusa”), i vizi (“L’orgia”), le riflessioni di una vita e il tentativo di andare oltre la divisione tra buoni e cattivi (“Preghiera”). Poi le contraddizioni del mondo consumistico, la voglia di rivoluzione, da un lato, e di una vita dentro le convenzioni, dall’altro. Da lì parte una diversa carriera di Giorgio Gaber, capace di interpretare in modo tanto reale quanto musicalmente impeccabile la nostra società.

L’opinione (personalissima) di chi vi scrive è che la sublimazione degli ultimi trent’anni di vita di questo testimone del nostro tempo sia avvenuta con “La libertà”, una parabola (passatemi questo temine), che sembra indicarci la prospettiva dalla quale guardare la nostra esistenza, se davvero vogliamo viverla in modo attivo e vivo.

FABIO BUFFA

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