L’Italia ancora SENZA un PIANO per avere i FINANZIAMENTI EUROPEI. Il primo passo lo faccia MILANO

Nell'attesa di un piano nazionale che ancora non c'è questi sono i progetti fondamentali per rilanciare la città e scongiurare nuove emergenze che dovrebbero essere inseriti nel piano da inviare all'Europa

Credits: corriere.it - Conte e Rutte

Il giallo italiano: entro il 15 ottobre va presentato un documento di centinaia di pagine, ma non c’è nemmeno ancora il gruppo di lavoro interministeriale che dovrà stenderlo. Nell’attesa invitiamo le istituzioni cittadine o regionali a far fare un passo in avanti a Milano, per fare inserire dal governo nel piano alcuni progetti fondamentali per rilanciare la città e scongiurare nuove emergenze vengano inseriti nel piano da inviare all’Europa.

L’Italia ancora SENZA un PIANO per avere i FINANZIAMENTI EUROPEI. Il primo passo lo faccia MILANO

# Il gruppo interministeriale che dovrà stendere al piano ancora non esiste

Tutte le Nazioni europee avranno da rispettare delle condizioni per ricevere risorse in favore della ripartenza economica post Covid-19, anche chi le invoca per gli altri. E per l’Olanda saranno dure da rispettare almeno tanto quanto lo sono per l’Italia. Da settimane Mark Rutte insiste per rafforzare al massimo il proprio controllo sugli esborsi del Recovery Fund: il premier dell’Aia esige che un gruppo ristretto di governi, se non un governo solo, abbia il potere di bloccare i versamenti a un Paese beneficiario se quest’ultimo non avrà attuato certe riforme indicate a Bruxelles. A questo proposito, entro il 15 ottobre l’Italia deve presentare un documento di centinaia di pagine, ma non c’è nemmeno ancora il gruppo di lavoro interministeriale che dovrà stenderlo.


Fonte: Il Corriere

# I progetti da inserire nel piano per ottenere i fondi europei

Vista la difficoltà del governo nel costruire la squadra che dovrà mettere nero su bianco le riforme o i progetti verso cui dovranno essere destinate le risorse in arrivo dall’Europa, ci sono alcuni progetti imprescindibili per rilanciare Milano e scongiurare nuove emergenze da inserire nel piano e che potrebbero agevolare l’approvazione del piano stesso da parte della Commissione Europea e di tutti i paesi membri. 

#1 La Circle line:
chiudendo quella interna in costruzione sul percorso della linea S9 e realizzando una metropolitana sopraelevata che, seguendo il percorso delle tangenziali, intersechi e colleghi le attuali linee metropolitane, unendo le periferie della città senza dover andare in centro, come nelle principali capitali europee.


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#2 Il treno veloce per collegare Milano a Genova in 40 minuti:
per evitare il ripetersi dell’odissea dei lombardi che in treno o in auto hanno provato a raggiungere la Liguria, con passeggeri fatti scendere dai treni, autostrade ad una sola corsia e km di coda. 

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#3 TAV ultraveloce di collegamento tra le città e i principali luoghi di interesse delle regioni del nord: laghi, monti e mari
Una super-metropolitana di collegamento tra le città della Lombardia e TAV, treni ad alta velocità di collegamento tra Lombardia e le altre regioni del nord, come Veneto e Friuli, mirando anche ai mercati al di là della frontiera.

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#4 L’alta velocità Milano-Parigi-Berlino:
inserendosi nel progetto di Parigi e Berlino di unirsi con un treno speciale ad alta velocità di sole 4 ore, anche Milano dovrebbe cogliere l’occasione per creare un’asse di collegamento con le altre due economie d’Europa. Un progetto affascinante che permetterebbe di rilanciare Milano a livello europeo.

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#5 istituzione di area ZES, Zona Economica Speciale
sgravi fiscali e semplificazioni amministrative per tutte le aziende fuggite dal fisco italiano. Con la Lombardia area ZES per 5 anni, un nuovo sistema fiscale sperimentale, si potrebbe copiare l’efficienza di alcuni Paesi che ad oggi sono attrattivi per le imprese, come Olanda Irlanda o Lussemburgo, per riportare le aziende in Italia e far ripartire l’economia della regione più colpita dall’emergenza sanitaria.

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#6 Incremento posti di terapia intensiva e scorte medicali per i lombardi:
per prevenire eventuali nuove ondate di Covid 19 o nuovi virus. Se la sanità lombarda si è sempre aperta a persone di altre regioni, a posteriori di questa emergenza, occorre potenziare le strutture per i lombardi, nonché dotare ogni persona di scorte medicali, come le mascherine, tuttora pagate di tasca propria.

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#7 Impianto antismog per purificare l’aria di tutti i centri più inquinati:
essendo la Pianura Padana l’area più inquinata d’Europa e Milano la città più problematica si potrebbe mirare ad avere una città a inquinamento zero. L’aria che si respira da qualche mese dal centro città alla periferia milanese, è sensibilmente più pulita, grazie al lockdown e ci piacerebbe che fosse così anche in futuro senza bisogno di misure restrittive. Il progetto sarebbe uno tra i più innovativi a livello mondiale e punta a purificare l’aria dei centri più inquinaticon impianti di ventilazione localizzati in punti strategici del territorio che facciano muovere le particelle inquinanti fuori regione.

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# Il 50% dei fondi europei da impiegare in Lombardia oppure si conceda l’autonomia 

I nostri governanti dovrebbero indirizzare i fondi proprio alle regioni più colpite, in nome dell’emergenza sanitaria e visto che quelli destinati all’Italia sono circa 150 miliardi, e la Regione Lombardia è stata quella che ha registrato il 50% di contagi e decessi, la nostra regione dovrebbe ricevere 75 miliardi da investire sul territorio. Se come sembra le risorse previste saranno all’incirca 16 miliardi, sarebbe opportuno concedere l’autonomia richiesta alla Regione Lombardia e soprattutto a Milano facendola diventare una città-regione in grado di gestirsi in piena libertà e trattenendo il residuo fiscale che ammonta a 56 miliardi, suddiviso in base al PIL o alla popolazione delle rispettive aree. A Milano spetterebbero quindi fino a 11 miliardi di euro e potrebbe, tra le varie competenze che lo status di regione le mette a disposizione, accedere direttamente ai fondi messi a disposizioni dai bandi europei.

Ultima osservazione: perchè Milano non chiede che si adottino anche in Italia le regole europee per cui chi riceve più fondi, debba mettere in atto delle riforme per evitare che rimanga in un perenne stato di bisogno? Alle regioni e città italiane che ricevono più sussidi dovrebbero essere imposte le stesse regole che l’Europa vuole imporre a noi. 

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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