La proposta: ZES per rilanciare le aree più colpite dal coronavirus

Sono indispensabili misure coraggiose per non precipitare in una crisi economica senza ritorno

Credits: la repubblica.it - Dubai
Credits: la repubblica.it - Dubai

Il maxi decreto “Cura Italia” prevede lo stanziamento di circa 25 miliardi di euro per il sostegno economico dell’Italia, contiene la sospensione del pagamento di mutui e affitti, lo slittamento del pagamento dei contributi previdenziali, la cassa integrazione straordinaria estesa a tutte le aziende, congedi al 50% dello stipendio, aiuto una tantum per autonomi e molto altro. Quello che sembra già chiaro è che di queste misure beneficeranno indistintamente tutti i cittadini a prescindere dal territorio in cui si trovano.

Nell’immediato è un’iniziativa meritoria da parte del Governo, ma per ripartire serviranno soluzioni di diverso impatto, soprattutto per rilanciare le aree più colpite che oggi sono anche quelle che trainano l’economia del Paese. La domanda che molti si fanno è: cosa potrebbe servire di più?


La proposta: ZES per rilanciare le aree più colpite dal coronavirus

Milano e la Lombardia come Dubai per tornare a correre

Nessuno conosce ancora quando la pandemia da Covid-19 terminerà di produrre i suoi effetti sulla salute delle persone e sul sistema sanitario. A maggior ragione non esistono proiezioni plausibili sui danni economici che arrecherà allo ristabilirsi di una situazione di normale vita quotidiana. La chiusura del 90% delle attività commerciali porterà con sè il bisogno di imprimere una scossa all’impianto economico del Paese come mai successo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ormai 70 anni fa.

L’istituzione di una ZES (Zona economica speciale) ovvero una regione geografica dotata di una legislazione economica differente dalla legislazione in atto nella nazione di appartenenza, di norma prevista per attrarre maggiori investimenti straniera, potrebbe essere lo strumento appropriato per ridare uno slancio alla nostra nazione già in condizione di recessione e in particolare alle aree più colpite che coincidono anche con le aree più produttive: Lombardia, Veneto e Emilia Romagna sommano il 40% del Pil italiano.

La situazione in Italia, le prime zone istituite nel mezzogiorno

La normativa specifica sulle Zone Economiche Speciali è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano nel 2017, come forma di supporto per il mezzogiorno e come individuate dalla normativa europea devono:



  • essere situate in una delle regioni meno sviluppate e in transizione.
    Con regioni meno sviluppate si intendono le regioni il cui PIL pro capite è inferiore al 75% della media europea, con regioni in transizione le regioni il cui PIL pro capite è invece compreso tra il 75% e il 90% della media europea. Tra le prime rientrano oggi Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, mentre tra le seconde Abruzzo e Molise.
  • riguardare una zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata
    entro i confini dello Stato
  • comprendere un’Area portuale inserita nelle reti di trasporto trans-europeo

Inoltre è data possibilità di creare ZES Interregionali e ogni Regione può istituire sul proprio territorio un massimo di due Zone Economiche Speciali.

I benefici previsti per chi opera in queste zone compresi in 3 macrocategorie:

#1 Procedure semplificate e regimi procedimentali speciali, volti a semplificare ed accelerare l’insediamento, la realizzazione e lo svolgimento dell’attività economica nelle ZES.
#2 L’accesso alle infrastrutture esistenti e a quelle previste nel Piano di sviluppo strategico
della ZES stessa.
#3 Un credito d’imposta fino a 50 milioni di euro, per ciascun progetto di investimento
(entro i limiti stabiliti dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato).

La realizzazione di Zone Franche, invece, ha l’obbiettivo di aiutare ad un migliore inserimento nelle catene globali del valore e favorire l’import/export di materie prime, semilavorati e prodotti finiti da partner extra-Ue.

I vincoli per le imprese che scelgano di insediarsi in queste aree e usufruire dei relativi benefici sono:

mantenere la loro attività nell’area ZES per almeno sette anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti;
• le imprese beneficiarie non devono essere in stato di liquidazione o di scioglimento.

Fonte: Ufficio Studi PWC

Nel mondo le Zes sono 2.700, come renderli strumenti efficaci anche per rilanciare il “motore” del Paese

Nel mondo si contano circa 2.700 Zes, in Cina e a Dubai gli esempi più noti. La capitale degli Emirati ad esempio non prevede imposte sulle plusvalenze, sul capitale e sui dividendi, non fa pagare i contributi sociali agli stranieri, mentre ammonta al 12,50% dello stipendio per i cittadini dell’Emirato che lavorano nel settore privato e al 15% per quelli che lavorano nel settore pubblico.

In Europa sono circa una settantina, 14 delle quali istituite in Polonia che prevede ad esempio una corporate income tax exemption che può oscillare tra il 25 e il 55%. Nel nord Italia abbiamo il caso di Livigno località montana della provincia di Sondrio a 2000 metri d’altezza, quale zona franca di confine, grazie all’esenzione di imposte come Iva e accise che lo rendono il “Duty Free” più alto del mondo.

Quali potrebbero essere le regole nelle Zes da istituire nelle aree più colpite da Coronavirus?

#1 Estendere benefici della normativa italiana anche alle aree più produttive

Lombardia, Veneto e Emilia Romagna sono le aree più colpite dal Coronavirus, sia in termini di contagi e decessi, sia per le immediate e future ricadute economiche e sociali che impatteranno violentemente su ogni settore produttivo. Il caso vuole che siano le stesse Regioni che stanno richiedendo una maggiore autonomia nei confronti dello Stato in quanto producono il 40% del Pil nazionale e sono le più efficienti in assoluto.

#2 Esenzione per 1 anno da Iva e accise come Livigno

Per mantenere maggiore liquidità nelle tasche dei cittadini e nei bilanci delle imprese, con ricadute evidenti sui dipendenti, si potrebbe seguire il modello Livigno che esenta da Iva e accise sui carburanti per una durata almeno di 12 mesi

#3 Finanziarie promozione dei prodotti locali

Per salvaguardare e migliorare la competitività del “Made in Italy” e nello specifico dei prodotti territoriali regionali, si potrebbero predisporre finanziamenti a fondo perduto per tutte quelle aziende che fatturano maggiormente con l’export e che necessitano della promozione dei loro beni nel mondo.

#4 Tax Free per aziende internazionali che scelgano queste zone per i propri investimenti

Uno degli effetti più prevedibili del post emergenza sarà la riluttanza di aziende straniere a investire in Italia. Una riluttanza che rischia di colpire pesantemente proprio le aree più connesse alla competizione internazionale, come Lombardia e Veneto. Si dovrebbe prevedere un regime di Tax Free per i primi 2 anni alle aziende estere che decidano di investire in Italia e sperimentare dal terzo anno una flat tax al 20%, con vincolo di rimanere nel territorio almeno 10 anni

#5 Flat tax al 10% per i residenti e stop ad anticipo contributi e tasse

Implementare per una durata di 3 anni una flat tax al 10% per tutti i residenti dei territori interessati dalla sperimentazione e modificare il calendario fiscale per Pmi e liberi professionisti stabilendo il pagamento di contributi e tasse a posteriori ovvero a seguito di accertamento di quanto effettivamente pagato.

Il mondo come lo conosciamo oggi non tornerà più e al momento, le Regioni del Nord sono le aree al mondo che stanno pagando le conseguenze della più grande pandemia dagli ultimi 100 anni e per questo motivo sono indispensabili misure coraggiose per non precipitare in una crisi economica senza ritorno.

FABIO MARCOMIN

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