7 splendide chicche della CULTURA MILANESE da riscoprire nella fase due

Se questa ripartenza fosse l’occasione per riscoprire luoghi della cultura milanese altrettanto splendidi ma meno conosciuti?

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Le restrizioni dell’emergenza sanitaria si stanno finalmente allentando e da martedì 26 maggio potremo tornare a visitare tanti musei e luoghi cari a noi milanesi, come il Palazzo Reale, la Pinacoteca di Brera, il Castello Sforzesco e il Duomo. Vorrei però lanciare a tutti voi e a me stessa una sfida.

Se questa ripartenza fosse l’occasione per riscoprire luoghi della cultura milanese altrettanto splendidi ma meno conosciuti?

Eccone sette:

7 splendide chicche della CULTURA MILANESE da riscoprire nella fase due

#1 Casa Museo Boschi de Stefano

Situata in zona Porta Venezia, in via Giorgio Jan, è una collezione di arte italiana del XX secolo donata nel 1974 al Comune di Milano dai coniugi Antonio Boschi e Marieda Di Stefano. L’esposizione di svolge nella abitazione dalla coppia, progettata negli anni trenta da Piero Portaluppi, e nei cui locali si possono ammirare circa trecento delle oltre duemila opere della loro collezione.

Essa si articola in un percorso notevole che permette al visitatore di vedere uno spaccato di secolo di arte italiana e soprattutto milanese.Vi sono vari ritratti dei coniugi Boschi, opere di Severini, Soffici, Boccioni, Marussig, Tosi, Funi, Sironi, De Chirico.

In una sala si può ammirare un confronto molto particolare tra due esempi di Concetto Spaziale elaborati da due artisti diversi in due momenti differenti. Uno è Lucio Fontana, l’altro è Piero Manzoni. Si tratta verosimilmente dei due artisti milanesi più importanti degli anni Cinquanta. La casa-museo Boschi-Di Stefano fu creata per volere dello stesso Antonio Boschi, morto nel 1988, per permettere ai suoi concittadini di poter godere delle opere che lui e la moglie avevano raccolto in una vita insieme.

Leggi anche: le meraviglie delle 4 case museo di Milano


 

#2 Museo del rasoio

Credits: milanodavedere.it – Museo del Rasoio

Giovanni Lorenzi, nel 1929, decise di aprire una coltelleria in Via Montenapoleone, specializzata anche in forbici, rasoi, accendini e spazzole. Il signor Giovanni era abituato a non sbarazzarsi dei vecchi rasoi lasciatigli dai clienti, infatti Franco, il figlio più grande di Giovanni, si ritrovò un ingente patrimonio di rasoi usati conservati dal padre nell’arco della sua vita. Gli venne quindi un’idea: dar vita a un museo che raccontasse la storia della rasatura. La sua collezione in breve divenne la più completa di Europa.

All’interno del museo è possibile ripercorrere anche la storia della barba. Si parte da reperti archeologici in bronzo di rasoi preistorici, si passa dai rasoi di sicurezza, brevettati dai fratelli Kempfe nel 1880 e si giunge ai rasoi a mano libera dei giorni nostri. Nel percorso ci sono molte curiosità: si possono vedere i Gillette Institutional che venivano prodotti negli anni Trenta del Novecento per prigioni e case di cura psichiatriche e avevano una lama bloccata e apribile solo con una chiave speciale per evitare gesti inconsulti da parte degli ospiti.

Si può trovare il curioso Gas Shaver Foster, un rasoio americano degli anni Quaranta con la lama che vibrava grazie al gas ‘intestinale’ che arrivava al rasoio tramite un tubicino da infilare proprio dove non batte il sole. La confezione conteneva anche dei fagioli per agevolare la produzione di energia necessaria!! Molto particolari sono anche i rasoi Tabula Rasa con lama in avorio, venduti agli ebrei per permettere loro di aggirare il divieto di tagliarsi barba e baffi con lame di metallo. Infine, last but not least, il rasoio di Gabriele D’Annunzio e il bancone originale del negozio del signor Lorenzo dove si appoggiarono per fare acquisti, tra i tanti ,Frank Sinatra, Ava Gardner e Maria Callas.

 

#3 Ossario di San Bernardino

Uno dei luoghi più macabri di Milano è l’Ossario di San Bernardino. La cripta che possiede infatti è rivestita interamente da ossa umane. La presenza dell’ossario risale al 1210 quando le ossa del vicino cimitero erano in esubero e si cercava così un luogo dove riporle. Nel 1695 il campanile di Santo Stefano crollò e nell’impatto distrusse interamente l’ossario e la chiesa di San Bernardino. Si iniziarono i lavori di ricostruzione che terminarono nel 1776. Da allora nulla è cambiato.

Come per ogni luogo misterioso che si rispetti anche questo ha le sue leggende. Una dice che le ossa presenti appartengano ai milanesi uccisi barbaramente dai Goti nel 538. Un’altra molto interessante afferma che nella notte di Ognissanti uno scheletro di una ragazzina scenda e si metta a ballare con gli altri scheletri una danza di morte. Chiunque passeggi in quel momento nella piazza antistante l’ossario potrà udire queste note inquietanti ed esserne ipnotizzato e soggiogato.

#4 Il cavallo di Leonardo

cavallo di leonardo

Il mitico Leonardo Da Vinci arrivò a Milano nel 1482 su richiesta di Ludovico il Moro. Il signore di Milano lo volle per la progettazione di armi e di strumenti per agevolare il lavoro degli operai. In realtà però uno dei motivi reali per cui Ludovico caldeggiò la presenza di Leonardo fu la realizzazione di un grande monumento equestre per celebrare la gloria di suo padre Francesco. Avrebbe dovuto essere il più grande monumento equestre del mondo.

Leonardo si impegnò molto nell’opera: la prima idea era quella di realizzare un cavallo nell’atto di impennarsi ma nessun bozzetto arrivava a convincere pienamente l’artista. C’era anche un problema tecnico: se il monumento doveva essere gigantesco risultava molto complesso realizzare un cavallo impennato. Nel 1491 quindi Leonardo cambiò idea e decise di realizzare un cavallo al passo che potesse superare i mitici Colleoni del Verrocchio e il Gattamelata di Donatello. Leonardo realizzò quindi un modello in creta che riscosse l’approvazione generale. Avrebbe dunque dovuto realizzare lo stampo in terracotta e versarci dentro cento tonnellate di bronzo necessarie. Qui ci fu il primo intoppo infatti Milano non disponeva di tutto quel bronzo poiché la maggior parte della lega era stata usata per fondere i cannoni per difendersi dall’invasione francese di Luigi XII.

Quando i francesi entrarono a Milano Leonardo era già fuggito e il modello di creta del cavallo era rimasto abbandonato nel cortile del Castello. I soldati invasori lo distrussero. Nel 1977 il collezionista americano Charles Dent decise di impegnarsi nella costruzione dell’opera che Leonardo non aveva potuto completare. Purtroppo però egli morì e solo in seguito un miliardario americano, Frederik Meijer, finanziò l’intera opera con il vincolo chevenissero costruiti due cavalli: uno per Milano e uno per il suo parco artistico di Grand Rapids. Finalmente nel 1999 i due cavalli furono terminati. Il nostro cavallo fu posizionato davanti all’Ippodromo di San Siro, dove tuttora lo possiamo ammirare.

Leggi anche: La complicata storia del cavallo di Leonardo

 

#5 Villa triste

Vicino a Piazzale Lotto si trova una bella villa storica con una storia però tragica. Qui si stabilì Pietro Koch, un comandante della polizia repubblichina, con la sua squadraccia. La magione fu quindi riadattata a prigione per coloro che si pensava fossero nemici del regime fascista. Nei sotterranei furono realizzate cinque celle che arrivarono ad ospitare fino ad un centinaio di persone, torturate brutalmente e poi uccise.

Strazianti urla provenivano giorno e notte dalla casa e la popolazione iniziò quindi a chiamarla con l’appellativo : ‘casa triste’. Molti abitanti del quartiere protestarono insieme anche alla voce del cardinale Schuster, ma nulla cambiò fino al 1944 quando si decise di chiuderla. Alla fine della guerra la villa divenne un asilo. Purtroppo ora giace in uno stato di abbandono perché a causa della sua storia dolorosa ha sempre faticato a trovare un acquirente. E’ però possibile visitarla su appuntamento. All’entrata si trova una targa a ricordo: “un tragico luogo e una storia drammatica della resistenza antifascista nella nostra Milano“.

#6 Fornace Curti

Fornace Curti
Fornace Curti

La fornace San Cristoforo, conosciuta ai più come Fornace Curti è un luogo magico, come una sorta di borgo separato dalla città, composto da case, scale e cortili e una piccolissima chiesa. Già nel 1428 era nota perché il Filarete affidò ai Curti la realizzazione dei cotti che avrebbero poi ornato la Ca’Granda (oggi Università statale). La stirpe dei Curti si occupava della creazione della terracotta più rossa e resistente della Lombardia perché realizzata con l’argilla dei Navigli e la terra di Boffalora. Essi riuscirono ad accaparrarsi tutte le più importanti commissioni realizzate in Lombardia negli ultimi cinquecento anni.

In questo luogo, interamente decorato da statue, stemmi e fregi, si possono osservare i maestri vasai lavorare ai torni e ai forni. In questi cortili hanno passeggiato e lavorato grandi artisti come Messina, Manzù, Fontana e Pomodoro.

Leggi anche: La storia della Fornace Curti, dal ‘400 l’ultima attiva in città

 

#7 Albergo diurno Venezia

albergo diurno
Credits: fondoambiente.it

Agli inizi del 1900 cominciarono ad andare di moda i bagni diurni. Essi rispondevano, oltre che ad una moda proveniente dall’Inghilterra, ad un’esigenza pratica che tutti i milanesi avevano: i servizi igienici. La maggior parte delle case dell’epoca infatti non disponeva di servizi igienici all’interno dell’abitazione. Nel 1926, sotto l’area di porta Venezia, venne inaugurato un progetto dell’architetto Portaluppi: un elegante spazio dedicato a coloro che viaggiavano e avevano quindi bisogno di rinfrescarsi dopo un viaggio o a chi semplicemente volesse fare un bagno.

L’ambiente era interamente decorato in stile liberty e art deco. C’era un grande salone all’ingresso corredato da salette sui lati adibite a servizi commerciali e per la cura del corpo: il barbiere, parrucchiere, manicure e pedicure. Erano presenti anche il telefono, l’ufficio del cambio, una dattilografia, una lavanderia e una agenzia viaggi. Avanzando nel corridoio ci si trovava davanti ad una fontana sormontata dalla statua di Igea, dea della salute, che dava il benvenuto alla zona termale. Essa offriva disparati servizi che andavano da quelli di lusso con vasca ai bagni semplici. Tutte le sale erano però rivestite da eleganti piastrelle in vetro. Con l’avvento dei servizi igienici nelle case lentamente questo luogo perse la sua ragion d’essere. Ebbe sempre meno visitatori finché nel 2006 chiuse definitivamente.

Personalmente ho un ricordo meraviglioso di questo posto. Mia nonna infatti usava venire in questo luogo perché qui la sua pedicure di fiducia aveva lo studio. Io ero solo una bambina e ricordo che, mentre attendevo che mia nonna avesse finito, osservavo le decorazioni in vetro, le vecchie sedie da barbiere, le piastrelle in art deco. Questo ambiente magico e suggestivo regalava uno scorcio di una Milano che non esiste più.

Fonte: Fondo Ambiente Italiano

Leggi anche: L’albergo Diurno: che ne sarà di questo luogo fiabesco?

 

GIULIA PICCININI

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