L’utilizzo della tecnologia in 7 NAZIONI per sconfiggere il Covid

In Italia la fase due procede come la fase uno: l'unica arma possibile nel caso le cose si mettessero male è il restate a casa. Ancora nessuna traccia di personale e tecnologia per il tracciamento dei contagiati. Eppure molti paesi la stanno utilizzando

Hong Kong

Mentre in Italia si punta su 60.000 assistenti civici per vigilare sui cittadini e si ha solo l’arma di un nuovo lockdown per scongiurare una seconda ondata, il resto del mondo punta compatto sulle tre T: tamponi e test, tracciamento e trattamento per individuare e isolare i contagiati. Vediamo alcuni esempi di paesi che stanno usando la tecnologia per sconfiggere il Covid. 

L’utilizzo della tecnologia in 7 NAZIONI per sconfiggere il Covid


#1 Singapore

L’isola città-stato, grazie ad una stretta sorveglianza e a una metodologia accurata sta eseguendo dei tracciamenti tanto precisi da consentire il rilevamento di quasi tre volte più casi rispetto alla media globale. Le autorità sanitarie sono partite testando i casi di influenza e polmonite, imponendo loro una quarantena, per poi monitorarli da remoto tramite un’app. I possibili infetti vengono individuati attraverso telecamere di video-sorveglianza, intervistati per essere schedati e per poter redigere elenchi di persone con cui sono venuti a contatto.
L’App adottata dal governo è semplice e viene imposta solo a chi è in regime di quarantena, perché positivo o perché possibile contagiato. Queste persone possono essere contattate dalle autorità più volte al giorno per dimostrare la loro posizione e chi non resta a casa può prendersi una multa fino a 10mila dollari o fino a sei mesi di reclusione, oltre alla possibile perdita della cittadinanza.

Credits news1.news

#2 Hong Kong

Carrie Lam, la leader di Hong Kong, ha dichiarato che l’80% circa dei nuovi casi di infezione sono stati causati da viaggiatori provenienti da altri Paesi.
Le autorità sanitarie della regione cinese hanno, perciò, deciso di adottare braccialetti elettronici, al fine di monitorare la quarantena di 14 giorni imposta a tutti i viaggiatori in entrata. I dispositivi erano già stati adottati dall’8 febbraio scorso per chi tornava dalla Cina continentale.

Questi dovranno, inoltre, condividere la loro posizione attraverso WeChat e WhatsApp. WeChat, in particolare, è molto diffusa in Cina: la si usa, oltre che per telefonare, inviare messaggi, pubblicare foto, anche per prenotare ristoranti, visite mediche, viaggi, cinema, teatri, noleggi ecc.
La nuova funzione, creata appositamente dal Governo cinese per il controllo del contagio, si basa su un sistema chiamato Health Code, che funziona all’interno delle applicazioni come WeChat. Questo assegna automaticamente a ciascun utente uno dei tre codici colore adottati, in base ai loro spostamenti, al tempo trascorso a rischio e all’esposizione a potenziali portatori del virus. Da qui l’imposizione della quarantena o la libertà di spostamento.


#3 Corea del Sud

Nella nazione asiatica, l’app governativa si chiama “Corona100” perché si attiva quando ci si imbatte, appunto entro i 100 metri, in un contagiato o sospetto tale: essa incrocia i dati di posizionamento degli utilizzatori con quelli forniti dal governo.
La popolazione coreana, tra le più digitalizzate e innovative al mondo, ha affiancato all’app istituzionale, diversi strumenti di monitoraggio privati, altamente tecnologici e capaci di informare la popolazione sulla prossimità di casi sospetti.
L’app in Corea, grazie al suo ottimo funzionamento e ai comprovati risultati di tracciamento e monitoraggio, è molto utilizzata: oltre un milione di download.

Ma a Seul non è bastato perché le autorità hanno introdotto braccialetti elettronici che evitano fughe e permettono di rintracciare chi ignora l’ordine di isolamento.
Il sito del ‘Guardian’ scrive che una parte dei 57mila sudcoreani ai quali è stato imposto di restare in isolamento sia uscita dalla propria abitazione lasciando a casa il cellulare.

Leggi anche: quello che la Corea sta facendo per sconfiggere il virus

 

Credits Dday

#4 Bolivia

Anche la Bolivia ha introdotto il braccialetto elettronico per controllare che i casi sospetti e confermati di coronavirus rispettino la quarantena.
Alvaro Coimbra, ministro della Giustizia, ha dichiarato: “Abbiamo visto che ci sono persone che non sono capaci o non hanno la maturità per capire che quando si è tra i casi sospettati in quarantena, o si ha la malattia e si sta in isolamento, si deve avere la responsabilità di rimanere a casa”.

La misura è già stata adottata nel dipartimento di La Paz, dove il Comitato di emergenza di Covid-19 ha approvato l’uso di 500 cavigliere elettroniche con tecnologia Gps per le persone sospettate di coronavirus e isolate nelle loro case, al fine di tracciarle e di permetterne il controllo da parte della polizia.


#5 India

Il governo indiano ha lanciato ufficialmente un’app dal nome caratteristico “Un ponte di salute“, ma rispettosa della privacy e di grande usability anche grazie al fatto che è disponibile in 11 lingue. L’app funziona attraverso il bluetooth e la localizzazione del telefono avvisa gli utenti dei pericoli di contagio.
I dati raccolti sono crittografati e vengono condivisi con le autorità solo in caso di contagio.


#6 Israele

L’app adottata nel paese si chiama “Hamagen”, ovvero Scudo, e raccoglie geoinformazioni che vengono confrontate con quelle del ministero della Salute.
Una volta trovato un incrocio di dati a rischio, il Ministero fornisce indicazioni per la registrazione e l’auto-quarantena. Le informazioni sembra che siano memorizzate solamente sui dispositivi personali.


#7 USA

Nel paese non sono ancora state adottate metodologie tecnologiche, anche se è in studio un’app relativa ad un progetto della Stanford University per il tracciamento automatico dei contatti attraverso il bluetooth.
Secondo gli sviluppatori agirà anche attraverso una mappa del calore. In attesa di una tecnologia di governo, a New York il Mount Sinai Health System ha creato un’app per monitorare la diffusione del coronavirus in città, chiamata “STOP COVID NYC”.

 

Credits Eunews

E, infine, l’Italia

Immuni è l’app che il ministero dell’Innovazione ha scelto, tra le varie candidate, per il tracciamento e il monitoraggio dei contagiati.

Creata da Bending Spoon, uno dei principali sviluppatori mobile al mondo, e dal Centro Medico Santagostino, Immuni ha standard di rispetto della privacy più elevati e nuovi rispetto alle app orientali, perché sfrutta il bluetooth combinato ad altri sensori di tracking.

L’app avviserà gli utenti in caso di vicinanza, entro il metro e per un tempo sufficiente, da un contagiato, e funzionerà su un modello ibrido che sfrutta i dati centralizzati raccolti attraverso test e tamponi e quelli decentralizzati, elaborati dal dispositivo. Ma ci sono ancora studi in merito.

La ministra all’innovazione Paola Pisano ha spiegato che l’app sarà a utilizzo volontario, a gestione pubblica, open source e l’identità delle persone resterà protetta dall’anonimato.

Ancora incertezza sui tempi e modi di utilizzo.

BARBARA VOLPINI

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