Il CONSENSO

Oggi parliamo del consenso che è l'energia, la benzina per esercitare il potere, sia se si ha come fine quello di migliorare il benessere dei cittadini sia che si abbia come fine, quello purtroppo assai diffuso, del potere per il potere, ossia per il potere personale.

Trascrizione integrale del video del Direttore Andrea Zoppolato “L’estate di FILOSOFIA POLITICA – Quinta puntata: Il consenso”

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Benvenuti in un nuovo video dell’estate di filosofia politica in cui ogni giorno parliamo della politica per interrogarci sui fini del fare politica e come introduzione alla scuola di formazione politica che avrà luogo a fine settembre con altri personaggi che approfondiranno alcuni di questi temi. Oggi parliamo del consenso che è l’energia, la benzina per esercitare il potere, sia se si ha come fine quello di migliorare il benessere dei cittadini sia che si abbia come fine, quello purtroppo assai diffuso, del potere per il potere, ossia per il potere personale. Comunque sia, ci occupiamo del consenso.

Ieri abbiamo parlato dell’intenzionalità per differenziarla dalla volontà. Qual è la differenza fra volontà e intenzionalità? La volontà è quella dell’Io cosciente che desidera un obiettivo e fa in modo di ottenere quell’obiettivo: una visione pragmatica e contemporanea per cui l’essere umano sostanzialmente coincide con la sua razionalità e col suo “Io cosciente” e a quel punto il suo movente principale è la volontà. Ieri avevo citato l’esempio della persona che esce di casa per prendere il latte, prenderà questo latte e tornerà con il latte a casa. Però se si prende una visione classica, invece, dell’essere umano, si vede che in realtà l’essere umano è qualcosa di diverso, per riprendere sotto certi aspetti Jung, è un po’ come dire che in realtà la vita è molto di più di questa storia: esce una persona per prendere il latte ma torna a casa senza il latte, perchè come dice Jung la vita alla fine è di fatto una fuga dalla propria anima, dalla propria intenzionalità di natura, da quello che in realtà noi vogliamo davvero.

E questo perché avviene? Perché l’essere umano ha dentro di sé come socio di maggioranza il suo inconscio, cioè qualcosa che sfugge alla propria coscienza. In quest’inconscio ci sono i “mostri freudiani”, cioè qualcosa che ci porta al di fuori, al di là del nostro essere, del proprio Tao, della propria finalità esistenziale, però c’è anche la nostra più grande ricchezza. Tanto che tutti i grandi dicono sostanzialmente che il fine della vita non è raggiungere i propri obiettivi, ma conoscere se stessi, proprio perché dentro sé stessi c’è la nostra più grande ricchezza. Allora che cosa c’entra questo col consenso?



C’entra eccome, perché se si vuole far politica è giusto interrogarsi sui fini, però se succede esattamente come nell’esempio del latte e uno vuole raggiungere un fine che magari è molto nobile, però in realtà segue delle dinamiche interiori che lo portano fuoristrada, a quel punto il risultato è un disastro e serve a poco interrogarsi sui fini. Quindi ancora molto più serve interrogarsi sulle dinamiche interiori, se non altro facciamo luce dal punto di vista di quelle che sono le teorie più riconosciute e, dal mio punto di vista, sensate. Quindi, dentro l’essere umano non c’è solo la volontà ma ci sono anche queste dinamiche. 

Il CONSENSO

# La psicologia delle Folle di Gustave Le Bon

Cosa c’entra il consenso? Per capire come funziona il consenso il punto di riferimento di tutti i protagonisti che hanno fatto politica, almeno nel novecento, è il libro di Gustave Le Bon: “La psicologia delle folle”. Questo  trattato è molto interessante perché analizza la folla sostanzialmente per quello che è: cioè lui parte da questo assunto, che la nostra è l’epoca dove regna la massa. In una democrazia il tuo potere, qualunque cosa tu voglia fare con quel potere, comunque tu ce l’hai se ottieni il consenso e se perdi il consenso ti viene tolto, soprattutto alla luce dei giorni nostri in cui non è soltanto un consenso elettorale, è proprio un consenso quotidiano.

# Tre caratteristiche della massa riguardo il consenso

Le Bon analizza sia le caratteristiche del consenso e le modalità per condizionarlo. Ci tengo a sottolineare alcuni elementi, soprattutto questi tre elementi: lui dice che sostanzialmente il consenso, o meglio la massa che è quella che dà il consenso, è meno intelligente del singolo. Una delle caratteristiche è che il singolo, nel momento in cui fa parte di un gruppo, di una massa, perde gran parte della sua razionalità e della sua intelligenza. Ma questo non avviene soltanto, e questo è il secondo punto, soltanto per la massa come voto elettorale, come chi dà il voto, ma anche in tutti gli altri gruppi, ad esempio lui dice perfino i parlamentari. Perfino se noi avessimo solo persone molto istruite e intelligenti, nel momento in cui diventano massa, cioè si spersonalizzano, comunque diventerebbero stupidi come delle persone già stupide che si mettono insieme.

Quindi Le Bon dice attenzione, perché anche la politica a livello parlamentare o di gruppo raggiunge gli stessi livelli di stupidità di quello che può essere la massa elettorale. Il terzo punto che lui dice che il consenso non ha valore in sé perché una delle caratteristiche fondanti di ogni gruppo o di ogni massa è la volubilità. Prendendo una metafora evangelica si può dire che il consenso è quella roba che domenica ti tratta come un dio e venerdì ti mette in croce. Quindi “Le Bon” dice esattamente questo, dice occhio che è una caratteristica inscindibile quindi non ha alcun senso dare un valore in sé alla massa, sia perché la massa apporta una distruzione, comunque un’energia che non ha un suo ordine creativo, quindi va gestita non subita, sia perché volubile, oggi ti incorona, domani ti mette in croce.

# Il limite dell’analisi del consenso di Le Bon

Quindi questi sono gli elementi del consenso visti dall’io razionale, dalla volontà però, come detto, da soli non bastano e la dimostrazione che non bastano è che l’altro giorno ho parlato del fallimento della politica del ‘900, perché tutti i modelli che sono stati introdotti sono stati modelli fallimentari. E sono stati tra l’altro tutti modelli di persone che hanno gestito, tutti i grandi personaggi, grandi dal punto di vista dell’impatto sulla società, hanno tutti preso a riferimento “Le Bon”. Però perché è la dimostrazione che non funziona, cioè che non basta analizzare l’essere umano come sua volontà, è che hanno fallito tutti. Non solo hanno fallito perché non sono riusciti in quello che è il fine della politeia aristotelica cioè del dare e creare le condizioni migliori per essere felici. Tutti i programmi per fare le persone felici, hanno tutti fallito ma anche perché hanno fallito loro, cioè se vediamo tutti quelli che si sono ispirati a “Le Bon” hanno tutti fallito, nel senso che hanno perso il potere: non solo non sono riusciti a rendere felici le persone ma non sono riusciti a attuare il loro progetto e hanno perso il potere.

Se vediamo in italia, ad esempio, una caratteristica degli ultimi vent’anni è che tutti i governanti che abbiamo avuto erano tutte persone che come quantico, come possibilità, avevano tutti la possibilità di fare qualcosa. E gli è stata data dal popolo, dalla massa, gli è stato dato il consenso, il potere per potere fare questo qualcosa. Però in tutti i casi, vi invito a dirmi un’eccezione, si trattadi persone che alla fine potevano esercitare questo potere ma non lo hanno esercitato: uno, non sono riusciti a migliorare le condizioni del paese visto che siamo in declino sotto ogni aspetto da almeno vent’anni e, secondo, non è servito neanche a loro. Quindi hanno fallito sia che avessero il fine della politeia aristotelica di creare condizioni migliori, sia se avevano come fine quello molto più comune nella nostra politica che è quello del potere per il potere, cioè preservare il potere, visto che sono tutti caduti come pere. Allora questo fallimento, invito chi non l’ha visto a vedere il video di ieri, è una delle caratteristiche dei complessi che è quell’altra componente dell’essere umano. Come abbiamo visto ieri, non possiamo giudicare l’umano, come azione psichica o azione sociale, senza considerare il fatto che l’essere umano oltre alla sua volontà cosciente ha anche un inconscio. Dentro l’inconscio ci sono quelli che ho chiamato “complessi”, tutte quelle forze che lo deviano dalla sua strada, ma c’è anche l’intelligenza di natura, quel tipo di intelligenza in cui siamo tutti immersi, chiamiamola istintualità, istinto, intuizione, quello che volete, che vedrete invece nel prossimo video che è la base per costruire una politica sana.

# I governanti italiani degli ultimi anni mostrano le due caratteristiche tipiche dei complessi

Parliamo invece oggi dei complessi. Perché parliamo dei complessi? Perché, come detto, se vediamo tutti i casi di governanti degli ultimi anni, mostrano le due caratteristiche tipiche di tutti i complessi: una è che hanno fallito. Perché il complesso fa fallire? Perché un complesso per definizione è qualcosa che ti porta fuori dalla tua strada e quindi se ti porta fuori dalla tua strada prima o poi ti schianti contro un muro. Comunque è qualcosa d’altro rispetto a quello che è il tuo Tao, quella che è la tua direzione e quindi prima o poi ci deve essere il fallimento. In tutti questi casi c’è stato fallimento, qualunque fosse il loro fine hanno fallito.

Il secondo indizio che accomuna tutti i tipi di complessi è che in tutti questi casi si è attivato il cosiddetto meccanismo di difesa. Perché la caratteristica dei complessi è che hanno un meccanismo di difesa, anche perché, se non l’avessero, avremmo risolto il problema dei complessi. Perché se capiamo che un nostro errore nella nostra vita non è determinato da una persona cattiva o dai poteri forti o da altro, ma è stato provocato da un nostro complesso che abbiamo seguito, a quel punto già capire questo ci può consentire di risolvere il complesso. Risolvere il complesso non significa eliminarlo, perché comunque lo avremo sempre, ma per così dire lo abreiamo, cioè togliamo gli effetti, evitiamo che gli effetti di questa direzionalità ci portino fuori strada.

# Dall’approvazione del genitore alla ricerca del consenso

Per riprendere l’esempio di ieri, ho fatto un esempio molto banale di come un tipo di complesso può nascere quando il bambino insegue la palla ma gli viene detto di fermarsi perché è pericoloso e a quel punto inizia ad associare alla palla che corre, quindi a una nuova opportunità di crescita, un sentimento di paura. Significa che andando avanti nella sua vita se non risolve questa cosa, ogni volta che avrà un’opportunità grande avrà una grande paura. A quel punto i casi sono due: o segue il complesso e quindi darà sempre la colpa a questa grande opportunità per cui per lui ogni grande opportunità sarà uguale pericolo e quindi non le prenderà e rimarrà sempre allo stesso stadio evolutivo rinforzando il complesso, oppure potrà capire che quella paura non sta derivando dall’opportunità ma gli sta derivando da questo complesso. A quel punto la paura può diventare un fattore di grinta, di adrenalina che lo indirizza a cogliere l’opportunità. Per cui è sempre l’Io che decide, non il complesso in sé non è buono o cattivo, perché comunque può essere un ottimo indicatore, se lo capiamo.

Tornando quindi per chiudere il discorso complessi perché c’entra col consenso? Perché visto che la caratteristica fondante dei complessi, abbiamo visto che ci sono i due casi di risultato che accomunano tutti questi fallimenti, però un’altra caratteristica di tutti i complessi è che nascono per una frustrazione di un istinto per ottenere un’approvazione dall’adulto di riferimento: nasce da piccoli per avere l’attrazione sull’adulto, che è perché abbiamo bisogno dell’affetto dell’adulto perché da piccolo nessun bambino è autosufficiente quindi ha bisogno del ricevere affetto dell’adulto, perché più affetto riceve più ottiene gli strumenti per potere sopravvivere.

Tendenzialmente si sa, a livello psicologico, che questo è un tipo di teatro cioè se io attivo delle modalità che mi consentono di ottenere un’approvazione da parte dell’adulto, in generale nella vita cercherò di riprodurre lo stesso teatro, quelle stesse attività, e a quel punto, per selezione complessuale, tenderò a ritrovare nella mia vita quel tipo di adulto o quella fonte di approvazione. Qual è il problema? Il problema è che se il motivo per cui io sto facendo politica, il motivo inconscio è che sto sostituendo l’adulto di riferimento con il consenso, significa che io faccio politica inconsciamente perché il mio obiettivo è di essere apprezzato, approvato da quel consenso – elettorale, sondaggi, la gente-, ma solo per motivi complessuali, quindi il consenso non sarà uno strumento ma il fine del mio potere. Qual è il problema? Il problema è che, come detto, il complesso porta sempre all’autosabotaggio.

# Un esempio di azione del complesso sul politico

Faccio un esempio. Mi viene in mente un personaggio. E’ un classico dei complessi che si formano, che riguarda tipicamente i primogeniti. Consiglio per approfondire “Fratelli maggiori, fratelli minori“, bellissimo libro che mostra che ci sono delle caratterialità tipiche della genitura. Poniamo l’esempio di un primogenito, che da quando è nato il suo secondogenito, ha perso l’attenzione del genitore, che prima era tutto per lui, e che vuole attivare delle modalità per ottenere questa attenzione. Magari una di queste modalità è quella di lavorare su suoi giochi o sue cose, per poi distruggerle magari dando la colpa al secondogenito che è arrivato e poi si prende la sberla e inizia a piangere, o comunque attirare l’attenzione, Oppure anche solo perché distruggi qualcosa e fai un patatrac, fai esplodere qualcosa, fai un casino, metteteci voi l’esempio che volete, più casino fai più distruggi qualcosa più il genitore arriva e ti dà quell’attenzione di cui hai bisogno.

Capiamo che se questa è una strategia che diventa caratteriale per ottenere l’attenzione, nel momento in cui farai politica o un business probabilmente è come avessi già una bomba innescata: cioè inizi a fare un progetto, sia che sia un referendum che un grande progetto innovatore, tu in realtà inconsciamente stai già creando le dinamiche per farlo esplodere, perché? Perché pensi che nei momenti in cui fallisci ci sarà, non più la mamma, ma il consenso, gli altri, la gente che ti darà attenzione perché hai fallito, anche se è ovvio che è inconscio. È inconscio perché succede, fai esplodere il tuo macro progetto, perdi il potere, il progetto va male e tu invece di dire “è perché avevo innescato questo”, se non risolvi domani farai lo stesso, creerai una nuova roba che nel momento più forte lo farai saltare.

Perché ho citato quest’esempio? Perché il rapporto col consenso può essere un rapporto complessuale. Purtroppo è molto più frequente di quello che che sembra, e ogni volta che sarà per un complesso sarà sempre una bomba innescata perché sarà sempre prodromo per l’autosabotaggio del governante. Quindi questa è la dinamica. Il prossimo video invece parliamo in senso positivo dell’altra grande forza che c’è nell’inconscio: l’intenzionalità di natura. E vedremo come si può fare politica seguendo quella.

ANDREA ZOPPOLATO

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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