L’autonomia

L'autonomia che rivendichiamo non è soltanto un’autonomia amministrativa necessaria per lo sviluppo della città di Milano, ma anche un modello di pensiero e di ruolo di cittadino nella società

Trascrizione integrale del video del 15 luglio del Direttore Andrea Zoppolato “Le notizie del giorno per una nuova Milano: Video Speciale LEZIONE DI AUTONOMIA”


Oggi volevo fare un video un po’ diverso rispetto al solito, un video dedicato all’autonomia, questo perché il prossimo sabato, 18 luglio 2020, davanti a Palazzo Lombardia alle 15.30 ci sarà un sit-in con un piccolo palco su cui alcune forze dell’autonomia regionale tra cui anche noi come Milano Città Stato esporremo, incontreremo delle persone per rivendicare il diritto della regione e della città di ottenere più autonomia in coerenza con quanto espresso nel referendum e con quanto previsto dalla Costituzione in particolare dall’art. 5 e dall’art. 132. Il tema vero è a questo punto, volevo fare una “lezione” di autonomia. Visto che tanti ci chiedono di cosa si tratta l’autonomia che portiamo avanti, allora volevo esporla. Perchè l’autonomia che rivendichiamo non è soltanto un’autonomia amministrativa necessaria per lo sviluppo della città di Milano, ma anche un modello di pensiero e di ruolo di cittadino nella società.

# I 3 punti salienti sull’autonomia

“Quindi i 3 punti che vorrei trattare con voi sull’autonomia sono: la differenza fra l’autonomia e la libertà, in breve la differenza tra lo stato centralista e uno stato federale comunque basato sull’autonomia, e le due visioni di essere umano alla base dei due diversi approcci, quello centralista verticistico e quello basato sull’autonomia.

# Autonomia e libertà

“Il primo concetto è: autonomia e libertà, che sembrano simili, ma in realtà sono molto diversi. Nel senso che la libertà, in realtà non è vero che noi siamo liberi cioè libertà come possibilità di fare tutto ciò che vogliamo. In realtà non siamo liberi. In primis c’è la società, c’è la libertà degli altri, però il principio ontologico è che noi non siamo liberi perché il nostro limite è la natura. Io vorrei volare agitando le braccia ma non posso volare, nel senso che la natura non me lo consente. Se tutti noi ci lanciamo dal 15esimo piano anche se volessimo rimbalzare, in realtà moriamo tutti, così come ci sono delle sostanze che tutti quanti veniamo uccisi se le ingeriamo. Il concetto della libertà è in realtà un concetto che ha un limite che è quello della natura, oltre che coincide con la volontà nel senso che il tema vero è se la volontà è mossa, in termini psicologici, da motivi complessuali, uno agisce la sua libertà teoricamente anche contro il suo interesse e potrebbe farlo in modo aggressivo nei confronti degli altri.


Quindi il concetto di libertà ha diverse falle, invece il concetto di autonomia è più compiuto nel senso che autonomia come radice significa rispondere del proprio “nomos”, della propria legge interiore, nel senso di riconoscere che esiste un qualcosa della propria identità che deve essere il primo movente delle proprie azioni. Ed è un movente che significa, che dobbiamo semplicemente riconoscerlo, questo è il concetto di autonomia. Autonomia non significa fare totalmente quello che vogliamo, ma riconoscere che esiste un primo movente che a livello individuale agisce in noi stessi e a livello territoriale agisce dal territorio. Quindi questo è il principio di agire questo primo movente, poi c’è una scelta del come mediare questo primo movente con il resto, riconoscerlo: la base dell’autonomia è riconoscerlo. E connessa con l’autonomia c’è il concetto di responsabilità, cioè responsabilità significa rispondere in maniera adeguata a questo primo movente. In che senso in maniera adeguata? In maniera adeguata a quelle che sono le circostanze esterne visto che siamo sempre in mediazione. Quindi questa è la differenza tra autonomia e libertà, cioè noi non siamo liberi ma tutti noi possiamo essere autonomi.”

# Centralismo e Stato federale

“Il secondo tema è la differenza fra i due grandi assetti: tra centralismo e stato federale.
Il centralismo si basa sul principio che il tutto rafforza la parte. Cioè il principio del centralismo è che il vertice debba controllare, si basa sulla gerarchia, tutte le parti. L’effetto di questo, tra i principali effetti, tendenzialmente è questo: chi controlla predispone delle regole e queste regole determinano un appiattimento, c’è un livellamento. La diversità, in un assetto centralistico, è qualcosa che tendenzialmente viene eliminato. Perché si ha un centralismo quando c’è un controllo uniforme su tutte le parti, quindi il centralismo funziona con regole univoche, funziona se si vuole omologare e uniformare, funziona se si regge su una burocrazia che è proprio quel concetto di regole che dispone poi che tutte le parti funzionino quindi dall’alto verso il basso. Diciamo che i due principi del centralismo sono il controllo e il livellamento. L’effetto sui cittadini è che tendenzialmente al cittadino si chiede di ubbidire: il vertice predispone, il cittadino ubbidisce.

Il federalismo si basa, comunque il concetto di Stato o di modello basato sulle autonomie, si basa su un principio differente. Non si basa su un controllo verticistico e un livellamento, ma esattamente sull’opposto: si basa sulla valorizzazione delle singole identità. Per cui il principio non è che il tutto rinforza le parti, ma è l’opposto: le parti rinforzano il tutto. Più le parti si rinforzano, quindi attraverso lo sviluppo della propria identità e il perseguimento della propria eccellenza distintiva, più diventa forte il tutto. Quindi l’effetto di questo è che è un modello che valorizza le diversità dei vari territori, innesca una fiducia tra le singole parti, nel senso che non essendoci il controllo a quel punto le parti si fidano del fatto che tendenzialmente rispondendo alle esigenze del proprio territorio e rinforzando loro stessi, rinforzano anche l’insieme. E poi il tutto è un’armonia, nel senso che il vertice, lo Stato o comunque l’autorità preposta, non ha più il dovere del controllo e del livellare, bensì quello del coordinare e del valorizzare le differenze. Il cittadino a questo punto non è più soggetto che deve obbedire, ma visto che più la parte genera valore più rinforza l’insieme, anche il cittadino viene portato, invece che a obbedire in modo passivo, ad essere soggetto attivo di creazione di valore quindi diventare funzione dell’insieme.


# Motivi storici che dividono le due diverse concezioni di Stato

Ci sono motivi storici e anche motivi filosofici che dividono le due diverse concezioni di Stato. Motivi storici è molto semplice: dal punto di vista europeo, diciamo che gli Stati che hanno seguito il modello centralistico-verticistico sono quegli Stati derivati dai grandi Stati nazionali che si sono generati negli ultimi secoli, in particolare la Francia è espressione di questo. Diciamo che è tipico di quegli stati in cui c’è un vertice, un’autorità, un Re che prima aveva pieni poteri e poi è stratificato verso il basso, di solito tutto per un principio dinastico. Invece all’opposto da noi sono quei Paesi, ad esempio la Svizzera e la Germania, che sono quelli che vengono dalla tradizione del Sacro Romano Impero che era proprio basato sul fatto che, rispetto a queste monarchie dinastiche, l’Imperatore veniva nominato dai vari principi locali e tutelava e coordinava queste diverse realtà. Tanto che sotto il Sacro romano Impero, noi studiamo la nostra storia come l’epoca dei Comuni che noi li studiamo come autonomi, se si va a Berlino nel Deutsches Historisches Museum si vede che invece facevamo parte, questi Comuni che erano praticamente “sotto il coordinamento” dell’Imperatore ma si sentivano autonomi, indipendenti, tra cui anche Milano, in realtà venivano considerati come parte del Sacro Romano Impero. Infatti questo giustificava l’intervento di Barbarossa per reprimere la rivolta dei Comuni lombardi. Quindi il principio dal basso è che questi territori, che spesso coincidevano con una singola città, nominavano l’Imperatore e si riunivano in questa dieta e tendenzialmente il potere era dal basso, cioè era l’imperatore che coordinava l’armonia di tutti questi territori. Quindi in Italia da un punto di vista storico è stato fatto un grave errore, nel senso che l’Italia non è nata come Stato nazionale o meglio la tradizione dalla caduta dell’Impero Romano è stata quella di essere parte anch’essa del Sacro Romano Impero che spiega anche tutte le diversità territoriali che ci sono in Italia. In Svizzera e in Germania si è andati in quella direzione, in Italia no.

# Il concetto filosofico nell’autonomia che si esprime nello Stato e nell’essere umano

Però come detto, per concludere, c’è anche un concetto filosofico nell’autonomia che si esprime poi nello Stato. Lo Stato è spesso l’espressione di un modo di intendere più che di una visione del mondo, di una visione del cittadino o meglio dell’essere umano. Nello stato centralista l’essere umano è visto come un soggetto tendenzialmente razionale, cioè l’Io è la razionalità. La razionalità che viene vista come governo delle singole parti: non è un caso che in uno stato nazionale e centralista è nato l’illuminismo, cioè la razionalità ha ruolo sostanzialmente di primo attore, di governo del corpo. L’Io di per sé non è soltanto un elemento che governa le singole parti ma è anche “divisivo”, perché c’è l’Io e ciò che non sono Io, c’è una differenza. Il principio fondante del centralismo è che l’essere umano è la sua razionalità, cioè si può identificare con la razionalità. Quindi è questo centralismo che viene governato da qua (dalla testa ndr) che governa le parti. Ma è proprio così?

Forse esiste un’altra idea che è quella della filosofia classica, del fatto che probabilmente non si risolve l’essere umano soltanto con la sua razionalità. La dimostrazione che ci sono tutte le nostre parti, fino ad arrivare alle singole cellule, che non sono governate dalla razionalità, sono governate da qualcos’altro. Quindi qual è l’altra idea, più classica? E’ l’idea che in realtà l’essere umano non si sintetizza nella sua razionalità, io non sono la mia razionalità, è un’insieme più vasto dove c’è la razionalità ma il corpo è fatto di un’intelligenza diffusa. Per cui il centro del corpo, ribaltando il punto di vista non è la razionalità ma sono le singole cellule. Noi siamo composti di cellule, le quali non sono libere ma sono autonome: cioè la cellula non risponde alla razionalità che governa la cellula, ma risponde a una sua intelligenza. E questa intelligenza cosa fa? Questa intelligenza risponde a una sua forza, perché tutela se stessa, però in quanto piccola e parte di un’insieme questa intelligenza fa in modo che questa cellula nel fare il suo interesse sia anche funzione della crescita in armonia di tutto l’organismo.

# La differenza tra razionalità e autonomia

Quindi qual è la differenza? In un sistema verticistico, si basa tutto sulla razionalità e le altre parti ubbidiscono. Ma nel corpo umano moriremmo in un attimo se tutte le cellule dipendessero e decidessero di smettere la loro attività per attendere il governo della razionalità. L’altra idea che è il principio del lasciare l’espressione e valorizzare l’autonomia, significa proprio come nelle singole parti, come detto l’essere umano è fatto di un’intelligenza diffusa per cui questa intelligenza si manifesta poi in tante forme: può essere, c’è chi la chiama intuizione, sesto senso, anima, natura, ognuno la può chiamare a proprio modo.

È indubbio che il nostro corpo ha una sua intelligenza che consente di governarci in autonomia, perché se non ci fosse questa intelligenza moriremo in un attimo. Questo concetto, capire che c’è un’intelligenza nell’autonomia e più la parte è piccola e più non può che essere in armonia con l’insieme e soprattutto questa intelligenza diffusa rispetto all’idea dell’Io verticistico, fa in modo che l’Io verticistico divida tra Io e Non Io, tra chi siamo e chi non siamo e divide nettamente, separa, è divisivo. Invece l’intelligenza diffusa non solo prende tutto in armonia valorizzando le singole parti, ma addirittura si smussano i confini fra quello che sono Io e quello che è il resto. Perché questa armonia è anche quella che mi fa essere in armonia di Io come individuazione con il resto, che è questo il vero concetto filosofico dell’autonomia.”

“Quindi è questo che fa dire che, ad esempio, le città sono più espressione di una democrazia e di un’innovazione armonica nei confronti del mondo rispetto a questi monolitici Stati Sovrani e soprattutto questo spiega anche il modo di intendere la politica di Aristotele. Aristotele diceva che sostanzialmente “solo nella Polis si ha la rivelazione e l’attuazione della vera politica naturale”.

Leggi anche: Scuola di formazione politica di Milano città stato 

ANDREA ZOPPOLATO

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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