Cerco l’UOMO

Visto che si parla della felicità delle persone, bisogna capire qual è la nostra visione dell'essere umano

Trascrizione integrale del video del Direttore Andrea Zoppolato “L’estate di FILOSOFIA POLITICA – Terza puntata: Cerco l’UOMO”

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Benvenuti all’estate di Filosofia Politica. Abbiamo visto nei giorni scorsi perché ci occupiamo di Filosofia Politica: significa interrogarsi sul perché, sul fine. Perché solo se si capisce il fine della politica si può capire se quello che si sta facendo è bene o male. Questi video sono introduttivi per la scuola politica di Vivaio che avrà luogo a fine settembre e si occupa di quattro ambiti: l’economia, la tecnica politica, la cultura e la psicologia. Nel primo video abbiamo visto il perché si fa politica in termini aristotelici: si è parlato di politeia, l’obiettivo della politica è quello del creare le condizioni ottimali perché le persone possano essere felici. Nel secondo si è visto perché c’è questa crisi della politica,  riprendendo Hobsbawm col “Il secolo breve” che sostanzialmente ha certificato la fine della politica, in quanto i programmi per rendere felici le persone provati nel novecento sono tutti miseramente fallitiPer capire perché sono falliti bisogna partire dall’uomo così come visto che si parla della felicità delle persone, bisogna ritornare all’uomo che il concetto più radicale della filosofia e di capire qual è la visione dell’essere umano. 

Cerco l’UOMO

# La visione dell’uomo partendo da Diogene

Parlando di visione dell’essere umano vorrei partire da Diogene “il cinico”, un personaggio pittoresco dell’antica Grecia del quarto secolo A.C.  Viveva in una botte perché sosteneva che l’obiettivo dell’essere umano è quello del vivere in modo totalmente autentico e per vivere in modo totalmente autentico, essenziale, doveva essere in grado di rinunciare a qualunque bene materiale. Quindi viveva in una botte. C’erano diversi aneddoti su di lui, ad esempio questo: l’unico patrimonio che aveva era una ciotola con cui prendeva da bere. Ma quando vide un bambino che beveva usando solo le mani, buttò via la ciotola perché disse “questo bambino allora è superiore rispetto a me”. E’ celebre e utile dal punto di vista del contatto con la politica soprattutto per due motivi: il primo sono i suoi incontri con Alessandro Magno. Lui viveva col nulla e Alessandro Magno che invece aveva questa brama di “conquistare tutto il mondo” volle conoscere questo uomo, che era anche detto il “Socrate pazzo”. Alessandro andò da lui e lo trovò che stava sdraiato a terra a prendere il sole. Alessandro Magno gli chiese di cosa avesse bisogno e il filosofo rispose: “ho solo bisogno che ti sposti, perché mi stai facendo ombra“.

Oltre a questo ci furono altri episodi, perchè Alessandro Magno era incuriosito da questo personaggio. Siccome Diogene veniva chiamato “cane”, allora gli mandò del cibo per cani, delle ossa, dei resti, quindi Alessandro andò da lui e gli chiese com’è andata. Diogene rispose: “il cibo era da cane ma il regalo non era degno di un re. Un fatto curioso fu che tutti e due morirono lo stesso giorno nel 323 a. C. e prima della morte si disse che a Alessandro Magno che ormai aveva conquistato tutto il mondo conosciuto, gli chiesero se era felice della sua vita. Lui rispose che se non fosse stato Alessandro sarebbe voluto essere Diogene: cioè se non avesse avuto tutto avrebbe voluto avere il nulla, però in grado di apprezzarlo. Diogene è così importante oltre che per quest’incontro con Alessandro, per l’aneddoto più celebre: c’era un periodo che Diogene andava in giro in pieno giorno con una lanterna. Chi lo incontrava gli chiedeva come mai tu pazzo, perché vai in giro con la lanterna in pieno giorno e lui rispondeva: “cerco l’uomo“. Cerco l’uomo perché non trovava nessun essere umano autentico. Quindi questo è il concetto, la radicalità, quando perdi tutte le convenzioni e i beni materiali alla fine il centro di tutto è: cos’è l’essere umano. Fare luce sull’essere umano è importante, anche perché dall’essere umano poi si parla della politica, perché il nostro obiettivo è quello di identificare nella filosofia politica non solo i fini, ma quale dovrebbe essere in senso aristotelico la politeia cioè l’organizzazione ottimale.


# Le due visioni di essere umano dominanti

Ci sono due visioni dell’essere umano dominanti. La prima è quella contemporanea, l’altra è quella classica. Ora faccio un discorso propriamente strumentale al tema della politica, per approfondire vi rimando a studi, a libri o ad altri incontri magari in forma più riservata. Però in questo caso parlo solo di che cosa serve per affrontare il nostro discorso. Una è quella contemporanea, una quella classica. Il punto di comunanza fra queste due visioni dell’essere umano, è che entrambe partono da un dato di fatto, cioè che l’uomo è inconscio a se stesso. La visione contemporanea che è di matrice anglosassone definisce questo inconscio come una “black box”, cioè esiste dentro l’essere umano una scatola nera. Come detto è un dato di fatto che noi non conosciamo una parte di noi. Tutta la storia del mondo, dal “conosci te stesso” dell’oracolo di Delfi, a Socrate con “so di non sapere”, a Gesù Cristo quando dice “Dio perdonali perché non sanno quello che fanno”, per poi arrivare alla spiegazione scientifica con Freud con la formalizzazione dell’inconscio, da sempre si sa che c’è una parte di noi che non conosciamo.

# La visione contemporanea

Qual è però la differenza fra la visione classica dell’essere umano e quella moderna: che quella moderna dice sostanzialmente, visto che è inconscia questa scatola è inutile perderci troppo tempo, cioè non la scopriremo mai. Però al tempo stesso sappiamo che questa scatola incide sulla nostra vita perché comunque ci sono dentro delle forze che comunque sia ci condizionano. Però visto che non le conosciamo, l’unico modo è quello di indirizzare e programmare questa scatola nera con l’io cosciente. Cioè il governo di tutto l’essere umano viene da qui, nel cervello attraverso la volontà, cioè la volontà cosciente deve sostanzialmente programmare e indirizzare le forze che ci sono nell’inconscio. Tra quelle ad esempio è nota la PNL che è la programmazione neuro linguistica, una modalità per cui attraverso la lingua, il pensiero e le abitudini si programma questa scatola nera dell’inconscio. Quindi chi vede l’essere umano in questo modo, sostanzialmente lo considera coincidente con la razionalità cosciente, e l’obiettivo dell’essere umano a quel punto è di esaudire i suoi desideri attraverso la volontà, perché il centro di tutto è avere degli obiettivi. Tanto più quegli obiettivi sono comuni tanto più si può usare dei programmi verificati. Perché il principio della PNL è quello che se vuoi raggiungere un obiettivo, tipo diventare ricco, devi trovare chi l’ha raggiunto e poi fare esattamente quello che ha fatto lui. La vita è fatta di obiettivi coscienti e la felicità è data dal raggiungimento di questi obiettivi. Questa è una visione che apre tutto un mondo che è tutto nella sfera cosciente, per cui se non raggiungi gli obiettivi significa che hai sbagliato qualcosa e, in generale, tutte le cause che ti hanno fatto fallire sono delle cause tangibili esterne, restando sempre nel mondo dei fenomeni, come direbbe Husserl.

# La visione classica

L’altra strada in questo periodo storico è sicuramente quella meno diffusa, perché è dominante questa che ho appena descritto, basta vedere i media, la cultura, tutto quanto, oggi si basa sull’Io cosciente. Però c’è anche la visione classica. Anche questa dice che c’è una black box, non la chiama black box, c’è un inconscio, però dice sostanzialmente questo: dentro questo inconscio è vero che, come direbbe Freud, ci sono dei mostri però ci sono anche le nostre più grandi ricchezze. Cioè, dentro questo inconscio, come direbbe Platone, c’è la biga, noi siamo come a capo di questa biga dove ci sono i cavalli bianchi e i cavalli neri, bisogna governarli. Dentro queste inconscio c’è sia quindi la componente vitale della nostra identità naturale, la cui dimostrazione viene dal fatto che noi sappiamo che non siamo solo razionalità, perchè tutto il nostro organismo non è governato dalla razionalità. Siamo fatti di miliardi di cellule e tutte queste cellule hanno una loro intelligenza, cioè stanno facendo qualcosa indipendentemente dalla razionalità e soprattutto non credo che nessuno di noi possa dire che noi siamo semplicemente l’io del cervello. Noi siamo tutto questo organismo, noi abbiamo un tipo di intelligenza, che c’è chi la chiama biologia chi la chiama natura, ma soprattutto è quel tipo di intelligenza che tutti i grandi di ogni scuola di pensiero l’hanno identificata. Per gli antichi era un dato di fatto. Quest’anima non è un concetto religioso o astratto ma era qualcosa di molto reale: l’uomo è fatto di anima e corpo, per cui Aristotele diceva ad esempio che l’anima è l’essenza che è causa ma anche il fine di ogni essere umano e questa unità di azione indipendente, aprioristica rispetta alla mente è anche il fine di tutte le azioni. Non solo, ma quest’anima è ciò che ci rende anche parte del molteplice. Ci sono tanti altri che l’hanno detto, c’è ad esempio Zoroastro che diceva che dentro di noi c’è una “scintilla divina”. Lo stesso Gesù quando diceva che dentro di noi c’è il Regno dei cieli o Victor Hugo che diceva che è la cosa più grandiosa dell’universo, “più del mare c’è il cielo, ma più ancora del cielo c’è ciò che è chiuso nella nostra anima”. C’era Jung che diceva che l’anima è dentro a ogni cosa, così come Tommaso D’Aquino che diceva questa intelligenza che ci muove è “nel corpo, tutta in ogni parte”. Quindi tutti i grandi saggi lo dicono, nelle Upanishad c’è scritto che se vuoi vedere l’assoluto basta entrare all’interno della conoscenza dell’anima, così come il Buddha diceva che se vuoi trovare Dio, basta mettere in congiunzione tutte le anime del mondo e si potrebbe andare all’infinito con Pelagio e tutti quanti, sono tutti d’accordo che dentro questi inconscio c’è la più grande delle nostre ricchezze.


Allora se è questa la premessa, che dentro di noi c’è questa grande ricchezza, ci siamo che è un controsenso logico quello di dire che l’obiettivo nella vita è programmare questa scatola nera. Se io avessi preso una scatola e vi dicessi che qui dentro c’è il più grande tesoro, nessuno direbbe facciamo finta che non ci sia e viviamo la vita come se non ci fosse. Ma qual è invece il vero fine? Il vero fine è quello dell’oracolo di Delfi “Conosci te stesso” e quello di tutti i grandi che dicono sostanzialmente che il vero fine non è programmare questa scatola ma far luce dentro questa scatola, dove ci sono i mostri ma c’è anche questa che chiamano l’intelligenza della natura, quello che ci rende uguali: siamo diversi in azione storica, ma nel seme siamo uguali.

Quindi questo è il fine individuale: mentre il fine della visione pragmatica contemporanea è quello delle esaudire i propri obiettivi e quindi in ogni momento bisogna avere un obiettivo cosciente ed esaudirlo, l’obiettivo invece della visione classica, che è una visione di saggezza eterna, è di conoscere te stesso, cioè fare luce dentro questa black box, che è tutto un altro mondo. Anche perché nel primo caso se l’obiettivo è raggiungere i propri obiettivi significa, “io devo strumentalizzare tutta la realtà per raggiungere questo obiettivo”, col rischio che magari se questo obiettivo è lo stesso dell’altro, cioè se tutti due abbiamo l’obiettivo di prendere, occupare la stessa sedia, a quel punto si strumentalizza tutto e se l’altro diventa un nemico perché vuole anche lui occupare questa sedia finisce che si può cedere all’aggressività, o perfino alla guerra. Questo è il vero problema sociale di questa visione, così come strumentalizzare tutti i mezzi in funzione di questo obiettivo che è un obiettivo di volontà, non è un obiettivo naturale, può essere molto pericoloso perché rischia di inaridire l’ambiente. Dall’altro lato i rischi vediamo che non ci sono perché che cosa significa avere come obiettivo quello del conoscere se stessi? Significa che in questo caso tutta la realtà mi può essere d’aiuto, ma mi può essere d’aiuto perché può essere uno specchio della mia realtà interiore. Cioè, se io voglio vedere me stesso come faccio a vedere me stesso? Lo vedo attraverso la realtà perché se ci pensiamo è vero che la realtà è una, questo è un mondo ed è un dato di fatto che questa è una realtà oggettiva, però se noi prendiamo venti persone questa realtà viene percepita in venti modi diversi. Innanzitutto perché ognuno la guarda da una posizione diversa e poi perché ognuno ha un sistema di percezione e di verifica della realtà suo personale. Per uno questa realtà sarà bellissima, per un altro magari vedrà che ci sono dei problemi, un’altra vorrà pulire lo sporco:  perché essendo una percezione del sè, una volta che la realtà esterna entra in se stessi, a quel punto visto che se ci sono dieci persone cambia, non è che cambia la realtà ma cambia la percezione della realtà- E cambia in funzione di che cosa? Di chi siamo e di come siamo. Quindi la realtà ci è utile per capire noi stessi in un dato momento: è uno specchio di come siamo. Quindi tornando a noi, perché questo serve dal punto di vista politico? Perché come detto io andrò avanti nei prossimi giorni con questa visione dell’essere umano, la visione dell’essere umano che come detto vuole conoscere se stesso in ogni momento e ogni possibilità o opportunità nella realtà è utile per conoscere se stessi. Però a quel punto tutto  l’impianto della politica va in funzione di questo. Però prima di capire come essere felice e come in senso proattivo si può organizzare la politeia ideale, la politica ideale in funzione di un essere umano, ivedremo invece che cosa lo porta fuori. Per vedere cosa ci porta fuori, domani parleremo di complessi ma soprattutto di intenzionalità. Domani parleremo di Brentano.

ANDREA ZOPPOLATO

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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