I due minuti dell’odio

Periodicamente nella storia riappare la tentazione di chi ha il potere di costruire una società in cui il fattore unificante è l’odio verso gli altri

1984 (adattamento di Xavier Coste)

LA GUERRA È PACE
LA LIBERTA’ È SCHIAVITU’
L’IGNORANZA È FORZA
Non sono titoli di tre celebri romanzi bensì gli slogan cardine del Grande Fratello del 1984 di Orwell.

Nel suo capolavoro il romanziere inglese immaginava una società totalitaria in cui il cemento sociale era costituito dall’odio.
Ogni giorno tutti i cittadini dovevano confrontarsi con i due minuti dell’odio, in cui assistevano a un video in cui appariva il nemico del sistema contro cui dovevano riversare tutta la loro rabbia.

Anche se questo personaggio, il leader della resistenza che veniva chiamata “fratellanza”, diceva cose sensate, il contesto in cui veniva rappresentato trasformava quelle cose di buonsenso in motivo di odio da parte di tutti.
Un sistema molto sofisticato per delegittimare il pensiero dissidente che metteva a rischio l’esercizio del potere.

Periodicamente nella storia riappare la tentazione di chi ha il potere di costruire una società in cui il fattore unificante è l’odio verso gli altri, invece che la fratellanza e la comprensione reciproca.

La grande intuizione di Orwell è stata di capire che il modo migliore per eliminare il dissenso non è di combatterlo ma di denigrarlo, rendendolo una sorta di sfogo psicologico di ogni frustrazione o insoddisfazione individuale, un atto catartico in cui vengono annullati i dubbi e le perplessità della razionalità.

La cosa incredibile è che Orwell ha scritto questo romanzo dopo l’esperienza dei totalitarismi europei che hanno segnato la seconda guerra mondiale e ha immaginato il ritorno di un sistema di potere analogo già dopo qualche decennio.
La sua previsione era per il 1984, quasi quarant’anni fa.

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