Quando ai Giardini di Porta Venezia c’erano LEONI, TIGRI e un ELEFANTE

La gloriosa e triste storia dello zoo di Milano

Credits nontiperdere.com - Leone

Ci sono un leone, un ippopotamo e una giraffa che cenano tranquillamente all’ombra di un grattacielo, ma non è la trama di un film d’animazione. Ecco la storia dello zoo di Milano.

Quando ai Giardini di Porta Venezia c’erano LEONI, TIGRI e un ELEFANTE

# Si entrava da via Manin

street view googlemaps – Ingresso Zoo Via Manin

I giardini Montanelli di oggi, una volta erano uno spazio completamente diverso, popolato di tanti animali esotici. Era lo Zoo civico, voluto nel 1923 dagli amministratori di una Milano che si apprestava a far parte del regime fascista, gli animali sottratti dal loro ambiente naturale e portati in città per il pubblico divertimento di bambini e adulti. L’ingresso era da Via Manin e, per chi è milanese da poco, racconteremo oggi la storia di una Milano che esiste solo in bianco e nero, che molti sanno ma pochissimi ricordano

# Le gabbie delle belve feroci

Credits nontiperdere.com – Leone

Una volta entrati dalla biglietteria, era possibile addentrarsi nel parco grazie ad ampi viali o vialetti sterrati, disegnati dal Piermarini. Le attrazioni erano animali selvatici chiusi nelle loro gabbie, che si ammiravano per lo più annoiati. Già pasciuti e nutriti ad intervalli regolari dalle “guardie dello zoo”, ai bambini si presentava lo spettacolo di un leone sempre accasciato sul selciato, rinchiuso in una gabbia con le sue leonesse.

Si racconta che fosse talmente infastidito dagli schiamazzi dei piccini, che avesse imparato a fargli plin-plin addosso. Vicino ai leoni c’era la tigre e lo spettacolo meraviglioso dei colori e maestosità della sua pelliccia, era completamente annullato dalla nevrosi di cui soffriva, che costringeva l’animale a camminare ansiosamente avanti e indietro nei pochi metri a disposizione del recinto diurno.

Lo spettacolo offerto era opposto per alcuni spettatori: c’era chi diventava matto e chiedeva a tutti i familiari a disposizione di accompagnarlo allo Zoo una volta a settimana, oppure c’era chi veniva portato allo zoo per divertirsi, ma si intristiva ancora di più davanti alle belve che di feroce non avevano più nemmeno l’istinto. Le gabbie sono visibili ancora oggi, trasformate in lavoratori didattici.

# Gli orsi

Credits nontiperdere.com – Orso polare

I famosi orsi milanesi. Non è una battuta di cattivo gusto, gli orsi erano famosi sul serio. Anche loro rinchiusi in una gabbia, avevano a disposizione una piscina, piastrellata con il mosaico azzurro. Quando le scolaresche si avvicinavano, i bambini facevano un lungo “ooh” e la risatina di chi scopre che l’animale vero era così diverso dall’orsetto di peluche con quale si addormentavano la sera e, soprattutto, che avesse una piscina personale nella sua casetta

# Le foche

Credits barcrim IG – Vasca delle foche zoo di Milano

Prima della gita scolastica allo zoo, le maestre spiegavano alle classi le differenze tra i vari animali, facendo immaginare l’habitat in cui gli animali dovevano trovarsi per la loro sopravvivenza. Le foche dovevano stare nell’acqua, ovviamente, ma allo zoo nuotavano in una piscina azzurra e la vista era, per certi versi, divertente. Sono animali molto belli, allegri e festosi, ma dopo averli visti su un atlante geografico intenti a pescare in ammollo su uno scoglio, vederle in piscina strappava un sorriso. La vasca delle foche è ancora oggi uno degli elementi dei giardini Montanelli rimasto come allora.

# Bombay, la star assoluta dello Zoo

Credits propertieslife.it – Bombay

La star assoluta dello Zoo di Milano era l’elefantessa Bombay. Ad orari preposti lei e il suo istruttore offrivano agli spettatori dello zoo uno spettacolino. Bombay veniva agghindata con un paio di occhiali bianchi giganti, sapeva riconoscere i cubi di legno numerati e colorati, che l’istruttore chiamava ad alta voce. Bombay strappava applausi e simpatia. Quando è morta è stata imbalsamata e messa nel vicino Museo di Storia Naturale, in un diorama che riproduce la savana.

# La giraffa e l’ippopotamo

Gironzolando nello zoo si incontravano le scimmiette che si spulciavano tra di loro, così come la splendida giraffa, elegante col suo lungo collo e molto mansueta. Si faceva tranquillamente accarezzare dai visitatori e, ogni tanto, la si poteva trovare intenta a “leccare” la parte alta della sua gabbia. In un’altra vasca c’era l’ippopotamo. Ognuno usciva dalla visita allo zoo con le proprie preferenze sugli animali appena incontrati.

# La chiusura nel 1992

Il civico Zoo dei giardini di Porta Venezia è stato chiuso nel 1992, a seguito di molte istanze animaliste che – nel mondo – hanno portato alla progressiva chiusura di queste strutture, o alla radicale trasformazione in parchi tematici, con animali liberi e le cui visite sono escursioni in ambienti molto grandi e protetti. Gli animali vivono così in condizioni più dignitose e meno ristrette delle gabbie di una volta e, forse, è meglio così. Il leone, la giraffa e l’ippopotamo dell’inizio della storia, che cenavano all’ombra del grattacielo Pirelli, oggi hanno lasciato il posto e qualche traccia nel parco che è stato il primo parco pubblico di Milano, lì a Porta Venezia. Il vecchio zoo ha lasciato il posto ad uno “nuovo”. Adesso, però, la curiosità è grande: qual è il vostro animale preferito?

 

Fonte: Propertieslife 

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LAURA LIONTI

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Tecnico del suono milanese, nata da milanesi importati dalla Sicilia. Il mio quartier generale è sempre stato il Gallaratese con i suoi giardini e il verde, difeso a volte a spada tratta. Sogno che Milano si candidi a luogo ideale per creare un laboratorio a cielo aperto che ricerchi e trovi la soluzione per le Smart Cities, Città e comunità sostenibili: obiettivo 11 degli SDGs