La variante totalitaria

Nella Costituzione Sovietica erano consentite tutte le libertà fondamentali. C’era però una condizione a tutte queste libertà

Iosif Vissarionovič Džugašvili, detto Stalin

Nella Costituzione Sovietica erano consentite tutte le libertà fondamentali: la libertà di parola, di espressione, di riunione, di manifestare. C’era però una condizione a tutte queste libertà. Che fossero esercitate “in conformità con gli interessi dei lavoratori e allo scopo di consolidare il regime socialista”.

È evidente che i diritti fondamentali non possono essere subordinati a una condizione perché questo li svuota di qualsiasi valore.
Se si prende la Costituzione Sovietica sembra infatti che altri principi ispiratori siano i medesimi di quelle dell’Occidente “libero”. Ad esempio, come la sovranità in Italia è assegnata al popolo, nell’Unione Sovietica “Tutto il potere nell’URSS appartiene ai lavoratori della città e della campagna” (art.3). Potere che in Italia è delegato al Parlamento, in Unione Sovietica al Soviet dei deputati.


La differenza tra le costituzioni degli stati democratici moderni e quelle degli stati totalitari è semplicemente la condizionalità dei diritti che, in quanto fondamentali, dovrebbero essere assoluti e incondizionati.
Viceversa, in questo periodo storico assistiamo all’introduzione della condizionalità dei diritti, avvicinandoci pericolosamente alle posizioni sovietiche e portandoci nell’orbita della visione della società tipica di uno stato totalitario.

Affermare, ad esempio, che la libertà individuale sia condizionata alla sicurezza della collettività significa di fatto non avere più una libertà. Così come affermare che si ha diritto di aggregarsi per assistere a una manifestazione sportiva ma non per manifestare per determinati motivi politici. 

In generale ritenere che i diritti individuali possano essere condizionati a uno scopo o a un interesse superiore, che viene stabilito dall’autorità dello Stato, significa che in qualunque momento ogni persona solo perché ritenuta potenzialmente lesiva per gli altri (fatto inconfutabile), potrebbe essere imprigionata o perfino eliminata.
Che è esattamente l’approccio degli stati totalitari, come avviene ad esempio in Cina.



Uno stato totalitario o dittatoriale non si manifesta nella percezione dei suoi cittadini o nella rappresentazione che viene data dall’autorità che lo governa. Bensì da questo punto.
Se in un Paese è ritenuto possibile limitare qualunque diritto individuale in nome di un interesse collettivo si tratta di uno stato totalitario.

Continua la lettura con: Presidente della Repubblica: il SETTEBELLO di NOMI per una Italia più libera e più umana

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