Facciamo LUCE su BONUS 600 euro, CASSA integrazione e FINANZIAMENTI alle aziende: il governo sta mantenendo le promesse?

Negli altri Paesi i cittadini e le aziende hanno ricevuto immediata liquidità sui loro conti correnti, dagli Usa alla Germania, dal Regno Unito a Singapore. Il governo ha promesso di fare lo stesso in Italia: la sta mantenendo?

Credits: lastampa.it - Conte e Gualtieri

Sono passati 35 giorni dal decreto legge “Cura Italia” pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno 17 marzo 2020, nel quale sono stati inseriti stanziamenti per distribuire bonus ad autonomi e liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata Inps dell’importo di 600 euro. Successivamente integrato da medesimo bonus anche per lavoratori quelli iscritti a casse private, la cassa integrazione per tutte le aziende in difficoltà. Le ultime misure hanno introdotto la possibilità per le piccole aziende con fatturati entro i 400.000 euro di richiedere finanziamenti rapidi fino a 25.000. Le promesse sono state mantenute?

Facciamo LUCE su BONUS 600 euro, CASSA integrazione e FINANZIAMENTI alle aziende: il governo sta mantenendo le promesse?

#1 Bonus 600 per il mese di marzo: prima il sito in crash, poi lo slittamento dei pagamenti e il rifiuto per 1 milione di lavoratori

Il bonus di 600 euro previsto a parziale copertura delle spese di sussistenza, per tutti i lavoratori autonomi che sono stati costretti ad interrompere la propria attività a causa del stop a tutte le attività non essenziali, sarebbero dovuto arrivare in tempi rapidi inizialmente verso la fine marzo. In seguito alla partenza delle domande, possibile solo dal primo aprile ovvero giorno in cui il sito della previdenza sociale nazionale è andato in crash, si pensava ad una rapida erogazione del sussidio. Il 10 aprile si è avuta notizia dagli esponenti del Governo che i pagamenti avrebbero sarebbero stati accreditati con data valuta nella settimana successiva, quindi non prima del 15 ed entro il 17 aprile.


Com’è la situazione ad oggi? Come riporta Linkiesta su 4,4 milioni di richieste sono stati erogati 3,5 milioni di bonus, ma quasi 1 milione di richiedenti che hanno la loro pratica in fase di istruttoria con la dicitura “in attesa di esito” o con verifiche reddituali Tridico ha affermato che “per la maggior parte saranno rifiutate“. La domanda che molti si fanno è: se questi 600 euro rappresentano una parziale compensazione dello Stato verso persone costrette a chiudersi in casa, qual è il senso di vincolarli a verifiche su corretti versamenti effettuati in passato all’INPS? Anche perchè il rischio è di penalizzare proprio chi ha più bisogno.

Anche per il mese di Aprile e Maggio dovrebbero essere previsti bonus, a salire da 600 e 800 euro, per chi ne ha fatto richiesta per Marzo, staremo alla finestra. Nel frattempo in altri Paesi, ad esempio in Germania, tutti i liberi professionisti hanno ricevuto 5.000 euro a pochi giorni dalla richiesta a prescindere dalle casse di previdenza. Lo stesso è capitato in altri paesi, come Svizzera, Olanda, USA o UK dove l’autocertificazione è stata sufficiente per ricevere i rimborsi.

Promessa mantenuta? PER UN MILIONE DI CITTADINI NO



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#2 Pagamento della cassa integrazione per il mese di marzo ancora non eseguito

La cassa integrazione prevista per il mese di marzo, che dovrebbe fungere da supporto ai lavoratori dipendenti le cui aziende hanno chiuso e che non sono in grado di erogare lo stipendio, al momento in cui scriviamo, ormai fine aprile, non è stata ancora accreditata sui conti correnti. In base alle ultime indicazioni i lavoratori si troveranno scoperti per 2 mesi in quanto l’importo non verrà erogato prima del 30 aprile. Per i mesi successivi, in merito al decreto che dovrebbe trovare approvazione entro la fine del mese, il presidente dell’INPS ha dichiarato che “per cassa integrazione e strumenti di sostegno al reddito avremo bisogno di non meno di 25-30 miliardi.”

Promessa mantenuta? NO

# Finanziamenti rapidi fino a 25.000 euro alle piccole imprese con garanzia al 100% dello Stato: servono anche 20 documenti

Da lunedì 20 aprile, grazie al Decreto Liquidità del 10 aprile, è attiva la possibilità per le aziende con ricavi fino ai 400.000 euro di richiedere un prestito immediato fino a 25.000 euro, rimanendo comunque entro il 25% dei ricavi dell’anno precedente. La platea dovrebbe comprendere l’idraulico, il piccolo commerciante, l’artigiano, la partita Iva leggera, la ditta individuale che in teoria con una semplice richiesta e senza alcuna valutazione del merito di credito, cioè nessuna radiografia sull’impresa, potrebbe ottenere in 24 ore un prestito della durata 6 anni, con restituzione del capitale dopo 2 anni.

La realtà dei fatti è un’altra perché, nonostante i prestiti da soddisfare siano coperti da garanzie statali tramite il Fondo di garanzia per le Pmi e mediata dal Mediocredito centrale, la procedura è molto più complessa di quanto riportato, arrivando a anche a 19 tra adempimenti e documenti aggiuntivi che la banca è obbligata a richiedere ai clienti per non infrangere le rigide normative del sistema bancario.

Fonte: corriere.it

Promessa mantenuta? NO

# Gli esempi delle altre Nazioni: no burocrazia e mantenimento delle promesse

Dalla palude burocratica in cui si trova lo stato italiano possiamo guardare altrove e magari capire come si potrebbe fare meglio per dimostrare di avere a cuore i cittadini e dar loro adeguato e immediato sostegno economico in periodi di crisi come questo.

Dalla Germania con i 5.000 euro ai liberi professionisti in pochi giorni agli USA con 1.300 dollari a ogni cittadino sotto i 75.000 dollari di reddito a 2 settimane dall’inizio del contagio, dall’erogazione di prestiti in qualche ora in Svizzera con una semplice autocertificazione a tutte le aziende in difficoltà al pagamento dell’80% degli stipendi nel Regno Unito da parte dello Stato per aiutare le imprese non in grado di garantirli ai loro lavoratori.

Abbiamo dimostrato che il nostro modello di gestire l’emergenza sanitaria è stata fallimentare posizionando il nostro Paese in coda a tutte le classifiche: sarebbe opportuno che almeno la gestione dell’emergenza economica ottenesse risultati migliori. Le premesse purtroppo non sono edificanti.

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FABIO MARCOMIN

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