L’Italia che funziona: le 7 mosse vincenti di EMILIA e VENETO nell’emergenza coronavirus

Tra le regioni del Nord, Veneto ed Emilia-Romagna sono riuscite a contenere meglio la diffusione del virus. Quali strategie hanno adottato e soprattutto possiamo pensare di applicare le idee “vincenti” anche al resto del Paese?


Assieme alla Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono state le prime regioni ad essere colpite dall’epidemia di Coronavirus. A due mesi dall’inizio dell’emergenza la situazione in queste regioni rimane ancora seria e l’allerta alta.

Ma come mai il Veneto ha una letalità per Covid-19 di circa il 7%, l’Emilia Romagna del 13% e la Lombardia di oltre il 18%? E soprattutto, come sono riuscite ad abbattere le curve di decessi e contagi portandole da una situazione di grave allarme a un livello di “sicurezza”? La risposta non è univoca, tuttavia sia Veneto che Emilia Romagna hanno utilizzato gli strumenti dell’autonomia regionale per fare delle scelte specifiche ed indipendenti dal governo centrale, sviluppando due modelli diversi, uno basato sui test a tappeto (modello Veneto), l’altro sull’assistenza domiciliare (modello Emilia-Romagna).


Vediamo quindi quali sono le scelte vincenti attuate da queste regioni nella lotta al Coronavirus e che potrebbero essere “copiate” e attuate anche nelle altre regioni. Perché capire quello che ha funzionato in Veneto ed Emilia Romagna e interrompere subito quello che non ha funzionato in altre regioni come la Lombardia potrebbe aiutare ad uscire più velocemente da questa crisi e ad affrontare la fase due in maniera più informata e consapevole.

L’Italia che funziona: le 7 mosse vincenti di EMILIA e VENETO nell’emergenza coronavirus

#1 Istituzione zone rosse e chiusura tempestiva degli ospedali focolaio

Il 22 febbraio, ovvero pochi giorni dopo l’identificazione dei primi casi, il paese di Vò Euganeo viene chiuso e dichiarato zona rossa. L’ospedale di Schiavonia, dove la sera prima era morto il primo paziente italiano per Coronavirus, viene subito svuotato e chiuso.

Allo stesso modo, nella notte del 16 marzo Bonaccini decise di istituire la zona rossa a Medicina, alle porte di Bologna. Fu una decisione molto sofferta, dice il governatore, ma era assolutamente necessario evitare che il contagio raggiungesse Bologna e oggi quell’operazione si è dimostrata vincente, riuscendo a contenere la diffusione del virus nel capoluogo emiliano-romagnolo.



#2 Test e tracciamento dei positivi

Questa è la linea seguita principalmente dal Veneto sotto la guida del Prof. Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova e uno degli uomini-chiave del successo del modello veneto. Già a fine gennaio 2020, su consiglio di Crisanti, il Veneto aveva cominciato a prepararsi per effettuare un numero elevato di tamponi, acquistando reagenti sufficienti per analizzare circa 500.000 tamponi per il coronavirus.

Il Veneto non ha effettuato test a tappeto, come talvolta si sente dire, ma fin dall’inizio dell’epidemia ha avuto un approccio molto aggressivo sui test e sul tracciamento dei positivi. In Veneto infatti sono sottoposti a tampone tutte le persone con sintomi, anche leggeri. Per ogni positivo identificato, vengono testati tutti i familiari e i contatti più prossimi e, nel caso non sia possibile effettuare il test a tutti, le persone si mettono in auto-quarantena volontaria.

Ad oggi il Veneto ha testato circa il 5% della popolazione (260.810 mila tamponi per 4.9 milioni di abitanti) contro il 2.9 % dell’Emilia Romagna (129.530 tamponi per 4.5 milioni di abitanti) e il 2.7 % della Lombardia (270.486 tamponi per 10 milioni di abitanti).

#3 Diagnosi in loco: i “drive-in” per fare tamponi

Sia Veneto che Emilia Romagna hanno implementato un sistema di verifica anche dei positivi asintomatici al Covid-19 tramite tamponi effettuati per strada. L’Emilia Romagna è stata inoltre una delle prime regioni ad implementare il test “drive through”, già sperimentato con successo in Corea del Sud e in Australia, che prevede l’esecuzione del tampone rimanendo a bordo della propria automobile, in maniera sicura e veloce. I primi drive-through sono partiti dall’Azienda sanitaria di Bologna il 14 marzo scorso e sono stati poi estesi alle città di Reggio Emilia e Cesena.

L’ 11 aprile è partito anche a Verona il primo drive-in sanitario della regione, ospitato nelle strutture del Palasport. Anche in questo caso, il tampone viene prelevato senza che la persona scenda dalla macchina. Questo servizio è per ora dedicato al personale di servizio sanitario, ai lavoratori delle case di riposo e al personale delle forze dell’ordine e dei servizi pubblici essenziali.

#4 Assistenza domiciliare

Questa è la linea seguita principalmente dall’Emilia Romagna, dove la gestione del paziente positivo avviene principalmente al di fuori delle strutture ospedaliere ed è stato implementato il servizio di visita a domicilio per controllare lo stato di salute e positività dei cittadini, rafforzando il presidio territoriale per decongestionare gli ospedali.

Ricoverare solo i casi estremi e gestire la maggior parte dei pazienti a casa ha consentito a Veneto ed Emilia Romagna di preservare le grosse strutture ospedaliere, evitando la diffusione incontrollata del virus al loro interno.

#5 Assistenza territoriale

Sia il Veneto che l’Emilia Romagna hanno sempre mantenuto un certo equilibrio tra grossi ospedali, efficienti e specializzati, e assistenza sul territorio, mantenendo un buon sistema di continuità assistenziale per gestire i pazienti in tutte le fasi al di fuori dell’ospedale. La presenza capillare sul territorio, con presidi ospedalieri territoriali, medici di base in rete e rapporti continui tra medici e aziende sanitarie, ha consentito a queste due regioni di avere un maggiore controllo della diffusione del contagio sul territorio e arginare tempestivamente i nuovi focolai.

#6 Tutela degli operatori sanitari

Sia Veneto che Emilia Romagna hanno fornito fin da subito sistemi di tutela individuali (mascherine, camici, guanti) al personale sanitario e hanno effettuato tamponi per controllare l’eventuale contagio degli operatori sanitari e per assicurarsi che negli ospedali nessun malato di Covid-19 entrasse in contatto con i pazienti degli altri reparti.

#7 Screening sierologico

L’ Emilia Romagna è stata inoltre la prima regione a sperimentare i test sierologici rapidi per consentire un numero di controlli maggiori rispetto al classico tampone. Il test sierologico sviluppato dall’Azienda Ospedaliera Sant’Orsola di Bologna richiede solo poche gocce di sangue, prelevate con un piccolo ago dalla punta di un dito e che a contatto con un reagente sono in grado di dire, nel giro di 15 minuti, se il soggetto presenta degli anticorpi contro il Coronavirus.

Gli screening sierologici sono partiti agli inizi di aprile per tutto il personale sanitario e socio-sanitario della regione. L’idea è poi di estenderli a tutti i corpi di polizia, Vigili del Fuoco, Guardie carcerarie, e anche alle aziende che ne hanno fatto richiesta. Inoltre la Regione inizierà un monitoraggio a campione su tutta la regione per mettere a punto dei sistemi di alert in grado di rilevare immediatamente il riaccendersi di focolai.

Fonti:
Hbr.org (https://hbr.org/2020/03/lessons-from-italys-response-to-coronavirus)
Ilpost.it (https://www.ilpost.it/2020/04/16/coronavirus-veneto-modello/)
Business Insider (https://it.businessinsider.com/stefano-bonaccini-vi-spiego-perche-il-modello-di-sanita-dellemilia-romagna-sta-vincendo-la-battaglia-contro-il-covid-5-miliardi-per-la-fase-2/)
Rainews (https://www.rainews.it/tgr/veneto/video/2020/04/ven-coronavirus-covid19-Verona-tamponi-automobile-Ulss-9-Croce-Rossa-f1651b62-4695-4954-b3f6-812a1a8652f8.html)
Regione Emilia Romagna (https://www.regione.emiliaromagna.it/notizie/2020/marzo/coronavirus-si-estende-in-emilia-romagna-il-test-drive-true-tamponi-direttamente-dallauto)
IlSole24ore (https://24plus.ilsole24ore.com/art/perche-sanita-lombarda-e-crollata-fondamenta-medici-famiglia-emilia-e-veneto-no-ADMIadK)
Aosp.bo.it (http://www.aosp.bo.it/content/coronavirus-al-il-test-rapido-del-sangue)

LAURA COSTANTIN

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