Come affrontare l’emergenza economica? DENARO sui conti correnti delle persone

La soluzione più semplice è quella che stanno adottando o valutando diversi Paesi: versare un contributo mensile pari a una soglia di sussistenza che possa coprire vitto e alloggio della quarantena

La "statua della libertà" del Duomo di Milano. Foto di Andrea Cherchi (c)

L’emergenza sanitaria da Coronavirus sta producendo ogni giorno effetti negativi in tutto il mondo e, in massima parte, in Italia. Più passa il tempo più aumentano i rischi che l’emergenza sanitaria contagi anche l’economia reale. Dipendenti con stipendio ridotto o licenziati perché le loro aziende hanno visto crollare il fatturato, liberi professionisti, commercianti, autonomi e piccoli imprenditori che hanno azzerato i clienti e le entrate minime per la sussistenza quotidiana rischiano di rivelarsi un ulteriore tragico effetto collaterale di questa crisi e del lockdown per arginare l’epidemia. Cosa può fare lo Stato per tamponare la gravità eccezionale del momento, assumendosi la responsabilità dei limiti imposti ai cittadini?

Come affrontare l’emergenza economica? DENARO sui conti correnti delle persone

Bisogna evitare il rischio che l’emergenza coronavirus diventi un’emergenza sociale

Se la strategia scelta dallo Stato per evitare la diffusione del virus Covid-19 è il “lockdown”, ovvero la chiusura della quasi totalità delle aziende e l’obbligo dei cittadini di rimanere in casa, come potrebbe fare lo Stato per assumersi almeno in parte la responsabilità delle sue azioni coercitive sui cittadini?


La soluzione più semplice e immediata è quella che stanno adottando o valutando diversi Paesi: versare direttamente sui conti correnti personali un contributo mensile pari a una soglia di sussistenza che possa coprire vitto e alloggio della quarantena per le persone che durante la quarantena non percepiscono altro reddito dallo Stato (escludendo dal sussidio quindi pensionati e dipendenti pubblici). Il principio è semplice: visto che per ragioni di sicurezza generale lo Stato ha imposto di fatto una condizione di arresti domiciliari a tutti i cittadini, allora lo Stato dovrebbe almeno assumersi i costi della detenzione, esattamente come fa con chi finisce in arresto per aver commesso un reato. La misura avrebbe un triplice obiettivo:

#1 Scongiurare l’emergenza sociale garantendo la copertura di vitto e alloggio per tutti

Permettere ad ognuno di far fronte alla esigenze primarie, quali pagamento di affitti/mutui, utenze, spesa alimentare e cure mediche fino a che non ci siano segnali concreti di una prima ripresa economica, per non gravare sul terzo settore e i sistemi socio-assistenziali e sanitari in misura ancora maggiore.

#2 Evitare collasso sistema produttivo grazie a un esborso certo e limitato nel tempo di denaro

Uno stanziamento urgente di risorse o meglio liquidità spendibile dalla popolazione in maniera consistente, ma in quantità certa e per un breve periodo di tempo, consentirebbe di programmare in maniera più lucida, strutturale e unitaria la fase successiva, senza operare sempre in costante emergenza e in modo disordinato tra i vari territori della nazione. In pratica tutti potrebbero mettersi in standby senza pregiudicare la futura ripresa delle proprie attività.


#3 Responsabilizzare lo Stato

L’ultimo obbiettivo sarebbe quello di responsabilizzare lo Stato ad avere un rapporto maturo con i cittadini. Lo Stato per motivi di forza maggiore può prendere la decisione di limitare l’azione dei suoi concittadini ma il principio è che quando lo fa, deve compensare almeno una parte della perdita economica arrecata ai cittadini. Che possono sì sostenere una parte dell’emergenza ma devono avere garantita almeno la sussistenza. 

L’esempio di altre nazioni

Ecco come alcuni governi stanno affrontando il problema.

# Hong Kong: 1.175 euro sul conto corrente di tutti i cittadini

Nella città-stato di Hong Kong, come riporta Forbesil governo cittadino a seguito recessione del 2019, delle proteste contro la Cina e dall’impatto del Coronavirus ha deciso di imprimere un’azione pesante sull’economia stanziando 14,13 miliardi di euro, ovvero il 4,25% del PIL prelevati dal suo bilancio: lo ho fatto versando direttamente nelle tasche di ognuno dei 7 milioni di abitanti 1.175 euro per dare ossigeno alle fasce meno protette e far ripartire gli acquisti e il conseguente mercato interno.


# Macao e Singapore: voucher e soldi sul conto delle due città-stato asiatiche

In misura minore, nella logica della strategia “helicopter money”, anche Macao e Singapore hanno distribuito denaro ai loro cittadini. La prima ha fatto pervenire dei voucher per acquistare prodotti di prima necessità, la seconda ha versato tra i 100 e i 300 dollari americani sui conti correnti dei suoi abitanti.

# La proposta di Trump: assegni fino a un massimo di 3.000 dollari a persona

Trump ha previsto di mettere a disposizione 250 miliardi di euro per fronteggiare la prima emergenza economica a favore dei cittadini statunitensi che abbiano un reddito annuo inferiore ai 75.000 dollari, destinando loro due assegni da 1.200 dollari ciascuno da inviare nelle prossime due settimane, altri 500 dollari per figlio, fino a un tetto di 3 mila. Tra i 75.000 e i 99.000 la quota si riduce fino ad azzerarsi oltre la soglia massima. La proposta è stata al momento bloccata dai democratici al Congresso per la richiesta di maggiori garanzie per i lavoratori. In passato questa misura è stata presa sia da George W. Bush che da Barack Obama rispettivamente nel 2001 e nel 2008.

# Nel Regno Unito il Governo pagherà l’80% dello stipendio dei dipendenti delle aziende

Il Governo di Boris Johnson pagherà l’80% dello stipendio ai dipendenti delle aziende in crisi per il coronavirus, fino a un massimo di £2,500 al mese, per convincerele a non licenziare i dipendenti e mantenerli in organico, in attesa della ripartenza delle attività economiche. Questa misura ha una durata di tre mesi ma verrà certamente prolungata, come affermato dal cancelliere Sunak, e ha un budget illimitato. Inoltre è previsto l’aumento dell’importo dello Universal Credit (fino a £1000/anno), una sorta di sussidio di disoccupazione inglese.
Anche la Danimarca pagherà l’80% dello stipendio delle aziende in crisi come fatto in UK

# In Germania fino a 15.000 euro per lavoratori autonomi e integrazione al reddito per chi ha difficoltà economiche

Le misure in approvazione in Germania prevedono l’invio di sovvenzioni pubbliche fino a 15.000 euro lavoratori autonomi, infermieri e piccoli aziende. Inoltre i proprietari non potranno reclamare il pagamento degli affitti agli inquilini che non riusciranno pagarli a causa della crisi e per chi chiederà sussidi non ci sarà bisogno di dimostrare una situazione patrimoniale aggiornata. Le famiglie in difficoltà reddituale riceveranno un supplemento al redditto, che sarà maggiore in caso di presenza di figli, grazie al sistema del KurzArbeit che le aziende utilizzano in caso di riduzione dell’orario di lavoro e dello stipendio dei dipendenti: il governo pagherà il 60% dello stipendio mancante, il 67% a chi ha  almeno un figlio a carico.

Anche Cina e Corea del Sud hanno attivato dei sostegni monetari per le attività commerciali che hanno dovuto chiudere o hanno visto calare la loro attività (copertura dei loro affitti) e per le persone in quarantena.

Il costo per l’Italia: dai 10 ai 21,3 miliardi al mese

La popolazione italiana è di 60.359.546, quella considerata attiva ovvero con requisiti per essere occupata rientra nella fascia d’età compresa tra i 15 e 64: in questa forbice risultano 38.613.751 persone.
Fonte: Istat 
In Italia lavorano per il settore pubblico 3.516.461 persone, di cui 3.321.605 dipendenti (pari al 94,5% del totale). Il restante 5,5% del personale in servizio – circa 195mila unità – è rappresentato da personale non dipendente, cioè occupato con altre forme contrattuali (collaboratori coordinati e continuativi o a progetto, altri atipici e temporanei).
Il numero di lavoratori pubblici dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2017 è pari a 3.138.611, più dell’88% del totale (aggiornati al 2017).
Per calcolare quindi l’impegno finanziario del governo per elargire € 600 euro pro quota mensile a tutti i cittadini in età lavorativa composta da 38.613.751 persone depurato del numero dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato di 3.138.611 lavoratori si avrà: 35.475.140 x € 600 = € 21.285.084.000 quindi arrotondato € 21,300 miliardi al mese.
Una cifra rilevante che però, essendo girata in modo trasparente direttamente ai cittadini colpiti dall’emergenza, potrebbe essere coperta dall’Europa e/o in parte da un contributo di solidarietà di dipendenti pubblici che nel periodo ricevono lo stipendio dallo Stato anche se non lavorano. Per ridurre l’importo si può procedere escludendo anche chi, comunque, continuasse a percepire uno stipendio dalle aziende. In questo modo la cifra dovrebbe scendere a poco più di 10 miliardi di euro al mese.

In un momento in cui giustamente lo Stato guarda all’estero per ricevere aiuti o per scegliere le best practice per affrontare il virus, sarebbe un gesto di grande civiltà se imitasse anche le modalità di compensazione attivate negli altri Paesi per i loro cittadini.

FABIO MARCOMIN

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