L’ITALIA con il CAPPELLO IN MANO: è questo che vogliamo?

Il fallimento della politica assistenzialista: invece di prenderne atto per riformarci, si sta trasformando l'intera Italia in un paese da assistere

Austria, Olanda, Danimarca e Svezia annunciano battaglia contro il finanziamento a fondo perduto. Il primo ministro austriaco, Kurz, è categorico: “”No aiuti all’Italia, li sprecherebbe come fatto con il bonus vacanze“. E anche dalla Germania si alza l’allarme: “Si aiutano i Paesi a prescindere da quanto sono stati colpiti dal virus”, scrive il Frankfurt Allgemeine Zeitung. Tutto questo accade dopo mesi in cui in Italia si dibatte sul tipo di aiuti da ricevere dall’Europa, tra MES e Recovery Fund. Ma siamo sicuri che sia questo che vogliamo per il nostro Paese: vivere con il cappello in mano a chiedere aiuto al resto d’Europa? 

L’ITALIA con il CAPPELLO IN MANO: è questo che vogliamo?

# Austria, Olanda, Danimarca e Svezia contro i sussidi dell’Europa al nostro Paese: “No aiuti all’Italia, li sprecherebbe come fatto con il bonus vacanze”

Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz in un messaggio su Twitter, mentre è in corso il Vertice Ue in videoconferenza, scrive: “Il Recovery Fund non deve portare a un’unione del debito attraverso la porta sul retro. Deve esserci un limite temporale. Inoltre si deve discutere chi paga quanto, chi beneficia di più e quali condizioni sono legate agli aiuti” sottolineando la volontà dell’Austria di coordinarsi con Danimarca, Paesi Bassi e Svezia, gli altri tre paesi del gruppo dei “frugali” che guardano con scetticismo al piano economico proposto dalla Commissione europea di 500 miliardi in sussidi non rimborsabili e 250 miliardi sotto forma di prestiti. Il cancelliere spera in un avvicinamento delle posizioni sul Recovery, ma ha insistito sul fatto che gli aiuti, soprattutto se a fondo perduto, debbano essere condizionati e soggetti a controllo. In particolare la paura espressa dal cancelliere austriaco e dagli altri Paesi, è che l’Italia sprechi gli aiuti in politiche come il “bonus vacanze”. 


Fonte: agi.it

# Covid: autentico danno per l’economia oppure un alibi per aiutare chi è in difficoltà?

Al blocco dei paesi del centro e nord Europa l’Italia ribatte chiedendo solidarietà per quanto è stata colpita dal Covid. In effetti l’emergenza sanitaria ha colpito duramente il nostro Paese ma è davvero questa la causa dei nostri problemi economici e finanziari? A mettere in dubbio la correlazione Covid – aiuti europei è il Frankfurt Allgemeine Zeitung, che si chiede: “Che cosa c’entra il pacchetto di aiuti con la pandemia?”. Secondo un suo dossier, avvalorato anche dai dati dell’istituto tedesco per l’Economia IW, sembra che non ci sia una connessione tra Covid e aiuti europei. Riceverebbero aiuti molto alti se rapportati al PIL anche paesi scarsamente toccati dall’emergenza sanitaria, come la Bulgaria a cui sono destinati aiuti per il 16% del Pil, la Croazia con il 15%, la Grecia con il 14% o la Romania con il 10%. Sensibilmente di più di nazioni molto colpite come il Belgio o la Francia con il 2%. Secondo il FAZ il Covid sarebbe un alibi per aiutare economie in difficoltà. Potrebbe essere così anche per l’Italia? Quale sarebbe allora la causa dei nostri problemi?

# Stare in Europa con il cappello in mano: è questo che vogliamo?

Quello che dice il FAZ per l’Europa pare sia evidente anche all’interno dell’Italia. Non è un mistero che gli aiuti del governo e le future risorse dell’Europa siano indirizzate in gran parte verso le aree del Paese economicamente più deboli, invece che verso le zone che sono state più colpite dal virus che, come sappiamo, si è concentrato per il 50% nella Regione Lombardia. Anche quando il governo italiano ha distribuito aiuti economici alle regioni, tramite decreti e col ricorso al debito, i comuni più colpiti dal Covid del nord sono stati meno finanziati rispetto a quelli del sud. Alla conferenza stampa per illustrare l’arrivo dei fondi europei il primo ministro italiano ha illustrato una serie di opere che si potranno realizzare con quei fondi, tutte concentrate in regioni che risultano meno toccate dalla pandemia. Anche nei comportamenti interni il governo italiano sembra dare ragione al FAZ e ai dubbi degli europei: più che a sostenere i territori colpiti dal virus, gli aiuti servono a sostenere le aree che hanno problemi economici strutturali.  


Leggi anche: Il Covid ha colpito il Nord? Il governo aiuta il Sud

Ma la vera domanda è: serve finanziare a fondo perduto le aree economicamente meno sviluppate? Nel grafico qui sopra si vede come in 20 anni è cambiato il PIL procapite PPP (quindi a parità di potere d’acquisto) in alcune nazioni, rispetto all’Italia. Come si vede, da vent’anni il nostro Paese è fermo, superato nella crescita anche da economie considerate deboli come quella del Portogallo, cresciuta di quasi il 10% più di noi, o della Grecia, cresciuta del 15%. La fonte è IMF e i dati sono PreCovid: tutto lascia immaginare che a emergenza sanitaria conclusa il gap tra l’Italia e gli altri Paesi sarà ancora più ampio. 


La priorità della nostra politica sembra quella di mettere le mani su 170 miliardi di aiuti europei, tra fondo perduto e prestiti agevolati, che si aggiungono all’extra debito accumulato nei primi mesi del 2020 che dovrebbe aver portato il nostro debito pubblico dal 130% circa, dove veleggiava da alcuni anni, a superare il 160% con forti rischi che possa avvicinarsi a quota 200% entro la fine dell’anno. 

Debito e aiuti dell’Europa: è questo ormai il senso della politica economica del nostro Paese, ormai da anni. Una strategia più da cappello in mano che da rilancio per l’economia. Una strategia che come dimostra il grafico sopra, da vent’anni produce solo fallimenti. Ma come si è arrivati a questo punto?

# Il fallimento della politica assistenzialista: invece di prenderne atto per riformarci, si sta trasformano l’intera Italia in un paese da assistere

La politica economica degli ultimi decenni è evidente: si basa sull’assistenzialismo, con il trasferimento di risorse dalle categorie produttive e dai territori più efficienti a chi invece è in uno stato di bisogno. 

In nome della solidarietà i settori, come quello pubblico, e i territori che producono di meno sono quelli che ricevono di più. Chi è in avanzo finanzia chi è in disavanzo, con il risultato di disincentivare progressivamente chi produce di più e di incentivare chi è in uno stato di bisogno a rimanerci e a pretendere sempre di più. 

Questa strategia contraria alle leggi elementari dell’economia ha portato il Paese ad incrementare tassazione e spesa pubblica, alimentando al tempo stesso il debito dello Stato in una spirale di riduzione degli investimenti in infrastrutture e in attività redditizie. 

L’emergenza Covid sembra davvero un alibi molto pericoloso per il futuro del Paese: sta diventando l’occasione per fare diventare identità dell’intera nazione la mentalità assistenzialista che porta l’Italia a essere in Europa il Paese che pretende aiuto dagli altri. 

Come se ne esce?

O l’Italia trasforma la sua mentalità, dando un assetto di buonsenso al suo sistema economico, lasciando più risorse e più libertà alle categorie più produttive (imprese e lavoratori autonomi) e assegnando autonomia ai territori più efficienti, responsabilizzando invece chi è in deficit, oppure abbiamo davanti a noi un destino da eterni bisognosi che agiscono in Europa da assistiti. Se non da parassiti.

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ANDREA ZOPPOLATO 

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

 

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