La guerra dell’informazione: esercito contro guerriglia

Giornali e telegiornali hanno dichiarato che le proteste sono state un flop. Ma è stato davvero un flop?


1 settembre. Alla mattina tutti i giornali tradizionalmente più vicini al governo hanno titolato in prima pagina del rischio di blocco dei treni per le proteste.
Però nessuno si è presentato e giornali e telegiornali hanno dichiarato che le proteste sono state un flop.

Ma è stato davvero un flop?


Uno degli aspetti più interessanti della realtà che stiamo vivendo è il tipo di scontro che sta avvenendo nella società. È come se fosse divampato un conflitto per ora a livello solamente informativo.
Dove le due parti contrapposte stanno adottando due strategie profondamente diverse e che assomigliano a quelle adottate in ambito bellico.

La storia insegna che spesso sono accaduti dei conflitti interni alle nazioni che vedevano da una parte un esercito ufficiale molto superiore per mezzi e capacità, dall’altra delle forze organizzate come una guerriglia.

Una delle caratteristiche strategiche della guerriglia è di agire con azioni di disturbo apparentemente scollegate e di dileguarsi nel momento in cui l’esercito ufficiale dispiega le sue forze.



Forse quello che è accaduto ieri non è stato un flop ma un’azione tipica della guerriglia. Il sabato hanno riempito le piazze e dopo l’annuncio della controffensiva del governo si sono ritirati evitando di soccombere per la sproporzione delle forze.

Non è facile per un esercito strutturato affrontare dei guerriglieri perché non danno alcun punto di presa. Come hanno insegnato i Vietcong, i Talebani e anche i nostri partigiani.

Anche l’idea che si sta delineando di chiudere i luoghi sui social di informazione non allineata visti i precedenti può anch’esso essere un buco nell’acqua perché potrebbe portare questi guerriglieri dell’informazione a un livello di clandestinità e quindi ancor più su un terreno a loro più consono e fuori controllo da parte dell’autorità.

Per sconfiggere un esercito occorre che ci sia un esercito da sconfiggere. Se questo non accade quasi sempre a finire sconfitto è l’unico degli eserciti presenti.

Continua la lettura con: Il diavolo è nelle premesse

MILANO CITTA’ STATO

copyright milanocittastato.it

Leggi anche: Politica, tutte le gaffe dal 2000 a oggi: dalla “tavola di Mendel” a Napoleone ad Auschwitz

Riproduzione vietata al sito internet che commette sistematica violazione di copyright appropriandosi di contenuti e idee di altri senza citare la fonte

Se vuoi collaborare al progetto di Milano Città Stato, scrivici su info@milanocittastato.it (oggetto: ci sono anch’io)

ENTRA NEL CAMBIAMENTO: Ti invitiamo a iscriverti alle nuove newsletter di milanocittastato.it qui: https://www.milanocittastato.it/iscrizione-newsletter/
Ti manderemo anche notizie che non pubblichiamo sui social. Riservato agli iscritti della newsletter: inviti a eventi, incontri e feste organizzati o promossi da Milano Città Stato

Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità.