Ma Lei chi è?

In ogni trasmissione televisiva, prima o poi viene fuori la domanda: ma lei chi è per dire questo?


La specializzazione della nostra civiltà assomiglia al tentativo di cercare la vita dissezionando un cadavere con un bisturi: per quanto si possano capire le singole parti, non è possibile cogliere la logica dell’intero.

In ogni trasmissione televisiva, prima o poi viene fuori la domanda: ma lei chi è per dire questo? Sottintendendo che il titolo di studio o quanto aver dissezionato il cadavere possa dare una patente di verità.
Come se in passato avessero detto a Buddha o a Gesù Cristo, che titolo ha per dire questo?


È evidente che nel modo di valutare individui che hanno raggiunto un’ampia conoscenza di sé si venga invece colti da un’evidenza che non si basa sull’approccio razionale, perché si sente nell’impatto che l’altro mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso.

La vera conoscenza non è la specializzazione ma la massima generalizzazione.
Nelle tradizioni antiche la conoscenza aveva come punto massimo quello dell’illuminazione. Dalla forma di specializzazione che l’Io rappresenta, i soggetti che colgono una dimensione più ampia dell’essere hanno rappresentato all’interno di tutte le tradizioni la summa dei processi conoscitivi.

Questo ci porta a fare una riflessione sulla specializzazione delle società moderne che è una riduzione di conoscenza in settori sempre più particolari. Un processo che esaspera a una ricerca di un particolare che si divide in un particolare ulteriore, allontanandoci dalla vera conoscenza di insieme.



Anche la tecnica o tecnologia, la macchina che diventa il correlato di questo modo di conoscere nell’apparenza della semplificazione lascia il soggetto sempre più incapace nella rappresentazione della sua esistenza, che viene ridotta a mera funzione della razionalità e poi della tecnologia.

Nessuno coglie più le cause della malattia o della fisiopatologia. L’uomo viene ridotto a una serie di parametri che rilevano disfunzioni solo per motivi statistici.  Una serie di parametri statistici disgiunti gli uni dagli altri che invece di curare l’essere umano in tutti i sensi, fisico, spirituale, sociale, lo riducono a una specie di diaframma sempre più sottile di sintomi e impressioni separati gli uni dagli altri.

Questo processo non appare semplicemente reversibile partendo dall’azione del singolo individuo perché ormai il reticolo delle esistenze condizionate che costituiscono la società umana si è trasformato in una deviazione permanente di questa istintualità base che, non solo, non viene più riconosciuta ma incontra ormai rivoli di calcare stratificati che impediscono alla goccia la libertà di muoversi fuori dai circuiti precostituiti.
Appena l’atto nasce viene condizionato e, per quanto sembri paradossale, dobbiamo sperare che questa struttura collassi su se stessa portando via anche le catene che impediscono all’essere umano di ritornare a quella conoscenza completa dell’atto che lo genera.

Chi oggi volesse fare il bene dell’essere umano con un nuovo inizio, dovrebbe promuoverne prima la fine.

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LA FENICE

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