32 ORE LAVORATIVE SETTIMANALI: perché non sperimentarle anche a MILANO?

Ecco perchè Milano potrebbe essere il laboratorio giusto per sperimentarle anche in Italia

Credits: @seta_bellagio IG

In Spagna si stanno sperimentando le 32 ore settimanali. Obiettivo: più produttività e libertà. Ecco perchè Milano potrebbe essere il laboratorio giusto per sperimentarle anche in Italia. 

32 ORE LAVORATIVE SETTIMANALI: perché non sperimentarle anche a MILANO?

# Milano laboratorio di sperimentazione

“Siglato finalmente l’accordo tra Confindustria, sindacati, regione e area metropolitana di Milano per sperimentare le 32 ore lavorative settimanali su quattro giorni sul modello di quanto sta avvenendo in Spagna!”


Questo potrebbe essere l’annuncio sui giornali internet o sentire in TV. Al momento resta solo una speranza visto e considerato quali siano le priorità nel dibattito politico italiano e quali siano le tematiche in evidenza sulla piattaforma programmatica della sinistra, sinistra che solitamente dovrebbe essere molto attenta al mondo del lavoro ma che al momento pare impegnata anima e cuore in ben altre battaglie.  

# E’ finita l’era del “più lavori, più produci”

credit: compromisoempresarial.com

Le chiusure prolungate e il coprifuoco hanno devastato l’economia e creato disagi di ogni tipo, creando una situazione ci ha costretti a casa in modalità “smart worky”  (per i fortunati che ne hanno avuto la possibilità), ma che ci ha però permesso di comprendere ancora di più, che si trascorrono troppe ore sul luogo di lavoro in aggiunta a quelle  passate in viaggio per raggiungere la fabbrica, l’ufficio o il cantiere. 

Ore sottratte alla famiglia, agli amici, allo studio, al volontariato, alle vacanze e allo shopping. Pensare che più ore si lavori più si produca, è un concetto davvero ottocentesco superato e totalmente contradetto dalla realtà dei fatti e da molteplici studi. Si deve puntare sulla qualità.



Il progresso sociale tecnologico deve portare beneficio all’umanità, alleggerirlo dalla fatica e dalla ripetitività, dalla noia. Più si progredisce e meno ore di lavoro si devono fare

Questo permetterebbe non solo di avere più tempo per andare al ristorante, in palestra, a lezione di musica o di altre attività formative ma anche di poter viaggiare o visitare musei a beneficio del turismo. Turismo che per Milano, la Lombardia e l’Italia è una risorsa enorme.

# Meno ore ciascuno, più lavoro per tutti?

credit: 20minutos.es

Tra l’altro con le dovute agevolazioni fiscali e normative, una riduzione di orario lavorativo a parità di salario e un prolungamento degli orari dei servizi, porterebbe non solo ad aumento dei consumi grazie al maggior tempo libero e alla minore stanchezza dei lavoratori, potrebbe portare anche alla creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro, magari disincentivando anche il tipico malcostume italico di continuare a far lavorare i pensionati. Per questa innovativa rivoluzione si potrebbe anche attingere ai fondi europei come fatto dalla Spagna sempre molto capace di utilizzarli. 

Il cambiamento si sa, spaventa sempre e certe idee sembrano utopistiche o quantomeno premature. Non sta scritto da nessuna parte però che si debba lavorare otto ore al giorno  magari ricorrendo spesso agli straordinari e avendo però una percentuale altissima di disoccupati.

La nostra società’ soffre di ansia, insonnia, nevrosi, stanchezza cronica da troppo lavoro, ma alcuni soffrono anche di un altro male profondo: la paura della libertà, perché la “schiavitù da lavoro” rende meno responsabili del proprio tempo.

# L’esperienza francese prova che chi lavora meno, consuma di più

Non dobbiamo pensare però che questa istanza debba solo essere di sinistra. Ricordiamo che nel 1997 in Francia il governo Chirach, non certo un politico che potremmo definire comunista, portò avanti un progetto di riduzione di orario: lo Stato proponeva di assorbire la gran parte degli oneri fiscali e contributivi per concedere ai lavoratori più tempo libero, più qualità della vita e più possibilità di spendere. Lavorando meno, si consumava di più con conseguente aumento del PIL a beneficio delle stesse imprese.

Le aziende si opposero, il dibattito si polarizzò politicamente dividendo destra e sinistra ma nel 2002, le 35 ore diventarono legge. Le discussioni finirono e oggi, nessuno in Francia, si sognerebbe di tornare indietro. 

Si sa che i francesi sono decisamente più determinati di noi a portare avanti battaglie e rivendicare diritti. Ora però la società è più matura, digitalizzata e tecnologica, la cosa non dovrebbe risultare certo inattuabile. 

In Spagna la Confindustria si è inizialmente detta contraria, come ci si poteva forse attendere, ma in Andalusia una azienda ha già sperimentato le trentadue ore settimanali: la produttività è aumentata del 6% e sono inoltre diminuite le ore di assenteismo del 30% tra la soddisfazione di tutti. Una simile sperimentazione la si sta portando avanti anche nella zona di Valencia. La Microsoft negli USA fu tra le prime aziende a ridurre l’orario per un determinato periodo, con risultati ben oltre le aspettative. La UNILEVER in Nuova Zelanda sta facendo lo stesso con un periodo di prova che terminerà nel dicembre 2021. Questi sono solo alcuni esempi di quello che sta accadendo nel mondo.

Insomma questo è il futuro, un futuro con l’essere umano sempre più libero e padrone del proprio tempo, volto a progredire, prendersi cura di sé cercando la felicità.

In fondo anche da noi sembrava impossibile vietare il fumo all’interno dei locali e, a parte qualche fumatore ottuso ed incarognito, la legge fin da subito non venne messa in discussione e il resto del mondo ci ha seguito.  

Potrebbe essere questa l’occasione di valorizzare Milano in un ruolo che potrà diventare utile per tutta Italia: renderla un laboratorio di sperimentazione per politiche innovative.  

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ANDREA URBANO

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