LAMBRATE POLICENTRICA: dal Design District a Miracolo a Milano

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Se Lambrate Design District è nato da una riqualificazione immobiliare (vedi: Il FUORISALONE di Lambrate è nato come progetto di rivalutazione immobiliare), Mariano Pichler, l’imperatore di Lambrate come lo ha definito Artribune, è stato il protagonista e il teorico della rinascita creativa del quartiere. Pichler ha riconosciuto la dimensione di laboratorio del quartiere come un suo DNA costitutivo e ha dato vita a Ventura l’organizzazione che concretamente ha promosso il Lambrate Design District e le attività del Fuorisalone fino allo scorso anno.

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Lambrate è uno dei diversi quartieri del Municipio 3 e come tutti gli altri municipi della città è il frutto di una sterile operazione fatta sulla carta che non tiene conto delle reali dimensioni di quartiere della città. Il comune di Lambrate, autonomo fino al 1923 comprendeva Ortica, Rubattino, Feltre, Rimembranze/Conte Rosso e Valvassori Peroni. Da feudo agricolo a borgo industriale, oggi si è trasformata in una periferia post industriale: contadini, artigiani, tute blu, osti, writes, giovani creativi si fondono in un un vortice che ruota attorno al nucleo storico di via Conte Rosso o più precisamente della Cappelletta. I cittadini hanno dovuto inventarsi una loro identità fatta di relazioni inedite e trasversali e una specie di separatezza territoriale, che la ferrovia ha rafforzato, ha funzionato come l’acceleratore di questo processo. Questa è la particolarità di Lambrate.

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La Vecchia Cappelletta di via Conte Rosso. Foto di Sofia Mari

Oggi Ventura che ha la sua sede principale in Olanda si è trasferito in zona Centrale, sotto il cavalcavia della ferrovia. Forse Ventura Centrale sarà protagonista di un’altra riqualificazione immobiliare e creativa, quella di Nolo. A Lambrate Mariano Pichler ha lasciato una cospicua eredità: le insegne di Luna Park, Ventura 15 e il nuovo palazzo residenziale sono concretamente visibili. Ci sono studi, spazi e creativi e soprattutto innumerevoli opere che fanno parte del nuovo quartiere. Diverse istallazioni per la loro natura effimera sono sparite, ma l’aggregazione di gallerie che ha dato vita alle varie edizioni del Fuorisalone è ancora presente una rete più ampia di realtà pubbliche e private e di associazioni come ViviLambrate e Made in Lambrate. Ma la cosa più importante è l’idea di Lambrate come galleria a cielo aperto.

Gli investitori pubblici e privati hanno riconfermato il loro interesse come dimostra Bianco Sunnei. Il progetto è patrocinato dal Comune di Milano con  Vivi Rubattino e l’Altrove Festival e consiste nella installazione che questa primavera ha ospitato le sfilate dei due designer milanesi Rizzo e Messina. E’ uno spazio di oltre 4mila metri quadrati che si trova in zona Rubattino lungo il fiume Lambro tra i piloni della Tangenziale, e che diventerà appunto, una open-air gallery dedicata a iniziative artistiche e culturali.

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Bianco Sunnei

Occorre non fermarsi a Ventura sia come luogo sia come esperienza. I confini geografici e ideali di Lambrate sono decisamente più ampi. Occorre ripartire da Rubattino, Ortica, Feltre, Rimembranze/Conte Rosso e Valvassori Peroni e riconoscere che la natura di Lambrate è policentrica così come quella di Milano. Occorre ripartire dai writers, i veri pionieri della nuova Lambrate, che prima di tutti si sono mossi fra i ruderi industriali abbandonati. Ma questa è soprattutto l’opportunità di rimettere al centro i cittadini e ripartire con un piano di ampio respiro e a lungo termine.

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Writers al Lavoro. Foto di Sofia Mari

Location da cui partire. Ci sono diverse location con grandissime potenzialità come per esempio il Palazzo di Cristallo della vecchia Innocenti e la ex-caserma che sorge nell’area. Ma io ne voglio suggerire una speciale perché fu la location della baraccopoli di “Miracolo a Milano”: via Valvassori Peroni. Il film fu scritto da Zavattini e De Sica e appartiene al periodo del neorealismo italiano, ma è una pellicola singolare, onirica, visionaria, addirittura surrealista con un titolo molto evocativo.

 

SOFIA MARI

 

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Sofia Maria Bernadette Mari
Ho studiato Scienze Politiche qui a Milano e Lingua Cinese a Pechino, dove ho vissuto fra il 1995 e il 1999. I miei interessi ruotano intorno alle scienze sociali, le lingue, le scritture, i segni, la pittura. Il prossimo febbraio mi laureo all'Accademia di Brera. Oggi la mia curiosità è stimolata dalla progettazione sociale. È una disciplina cha sta rapidamente prendendo piede, una combinazione fra sociologia, architettura e immaginazione. Ma per me è una fusion di visioni collettive, arte e sogno. Milano è la mia città. Apparentemente grigia e indifferente, negli ultimi anni è diventata sempre più vivibile e amabile: mostra i suoi colori senza chiasso. Come me ha diverse anime: ha ispirato i miei interessi e ha sempre reso facile coltivarli. Con Milano Città Stato, Milano mi ha conquistato un'altra volta.