10 IDEE di RINASCITA per commercianti e imprenditori (chi lo è e chi lo vuole diventare)

10 iniziative adottate all’estero, in Italia o aancora solo sulla carta, nella speranza che servano da spunto per il lancio verso una nuova vita

La piccola biblioteca libera (Foto: Andrea Cherchi (c)

La città di 3 mesi fa era la capitale mondiale della Moda e del Design, era la metropoli futuristica dei nuovi landscape, era il bagno di folla alle mostre, ai vernissage, agli happyhour e nelle vie dello shopping internazionale, era aerei da e per il mondo, e taxi che zigzagavano nel traffico caotico. Il Covid ha spazzato via tutto. Ma non la voglia di rinascere.

Dicono che dopo ogni crisi ci sia un’opportunità di rinascita e che nel momento di difficoltà esca la parte più creativa di ognuno di noi. Ecco 10 idee adottate all’estero, in Italia o aancora solo sulla carta, nella speranza che servano da spunto per il lancio verso una nuova vita.



10 IDEE di RINASCITA per commercianti e imprenditori (chi lo è e chi lo vuole diventare)

#1 Adozione a distanza di bar e ristoranti

Foto: Andrea Cherchi (c)

Secondo il Centro Studi Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, il 14,5% dei ristoranti si è attrezzato con servizi di delivery, per supportare la vendita da asporto. Ma l’apertura, ormai prossima, non è priva di limitazioni che fanno temere gli esercenti. Per supportare la categoria, tante le iniziative degne di nota:

#da Fipe arriva la piattaforma ristoacasa.net, nata per dare visibilità ai ristoranti che offrono il servizio di delivery e che conta già oltre mille esercizi
#Adoptaunbar è una campagna di solidarietà creata da un gruppo d’imprenditori spagnoli. I clienti, dopo aver selezionato il loro locale preferito, possono scegliere e comprare bevande o pasti in anticipo, per poi consumarli una volta che tutto sarà finito
# da Hack For Italy, competizione del mondo tech, nasce invece Prometto di Tornare, progetto qualificato primo nella categoria Save Business. Acquistando un buono sconto o un coupon da sfruttare dopo la riapertura, gli utenti contribuiscono a mantenere operative le attività che sono state costrette a chiudere
# da New York arriva invece una bella idea di sostegno alla ristorazione, i dining bonds, acquistabili tramite la piattaforma supportrestaurants.org Come funziona? Si compra un buono che si può utilizzare fino a una determinata data di scadenza. Per regalare o auto-regalarsi una cena in previsione di tempi migliori
# in Italia Cucina Continua funziona in maniera simile

Idea che ha fatto breccia anche tra i parrucchieri: acquisti un taglio o un trattamento con un forte sconto, pagandolo subito, e lo userai su prenotazione all’apertura.



#2 I ristoranti nei parchi

Non ancora adottata, potrebbe essere un’alternativa per chi, davanti al proprio locale, non ha ampi spazi da sfruttare con dehors e tavolini. Organizzando una sorta di delivery a metro zero tra il locale e i clienti seduti comodamente en plein air, si potrebbero condividere parchi cittadini e adibirli a magnifici ristoranti nel verde.

#3 Campi sportivi convertiti in palestre

Ph. credits: napoli.repubblica.it

Le palestre, per quanto ampie, non consentono ancora distanziamenti efficaci, tanto più che sono ambienti chiusi e non sempre perfettamente areati. Ma se la palestra si trasferisse in un campo da calcio all’aperto? L’idea è venuta ai dirigenti dello stadio Arturo Collana, un impianto sportivo polivalente di Napoli. 

#4 I party in case virtuali

Il mondo dell’intrattenimento è in ginocchio, forse il settore più colpito. La ripresa per ora è impraticabile ma se Maometto non va alla montagna, la montagna potrebbe andare da Maometto. Come ha fatto Comehome: la piattaforma digitale nata per connettere i suoi utenti e farli incontrare nella vita reale, si adatta perfettamente alle nuove esigenze, trasformando i party a casa in virtuali.

#5 Take away e delivery a go-go

Offrire questi due servizi a Milano ormai è un must di sopravvivenza. Da Cracco a Ciacco, il delivery, in particolare, non è sinonimo solo di spesa, pizza, sushi, ristorazione classica. Negli ultimi tempi lo è anche per anche di aperitivi, macellerie, gelato e vino. Per esempio Winelivery è l’enoteca 2.0, da divano, come la definiscono Francesco Magro e Andrea Antinori, i due founder partiti da Milano.
E nei settori extra alimentari, ci sono le librerie.
C’è poi chi le consegne le fa via taxi… Si tratta di Wicky Priyan, il ristorante di corso Italia 6, che recapita a domicilio a Milano le sue prelibatezze, gratis per ordini sopra i 120 euro e con un costo di consegna di 15 euro per ordini di importo inferiore.


#6 La riapertura dei mercati agricoli

Sabato 16 maggio 2020 apre il Mercato Agricolo dei Navigli, mentre si stanno esaminando le richieste del Mercato della Terra alla Fabbrica del Vapore e di quello di piazza Sant’Eustorgio. “Con questo provvedimento”, dice l’assessore all’Agricoltura del Comune di Milano Pierfrancesco Maran, “riportiamo un servizio importante nei quartieri e sosteniamo le attività dei tanti agricoltori che lavorano con passione offrendo prodotti di qualità e a km zero. Confidiamo che, come già visto nella gestione dei mercati comunali, anche in questo caso saranno rispettate le norme di sicurezza”. Aggiunge l’assessore alle Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani: “La riapertura dei mercati agricoli affianca e implementa la ripresa sperimentale di 26 mercati scoperti a Milano avvenuta la settimana scorsa. Questa ripartenza permetterà ai produttori di riprendere la vendita diretta dopo mesi di stop e ai consumatori di conoscere direttamente il produttore di ciò che si acquista. Un rapporto umano recuperato che è già garanzia di qualità.”

#7 Le piazze trasformate in Drive-in

Ph. credits: living.corriere.it

Piazze, ma anche spazi come i parcheggi, potrebbero tornare ad essere il fulcro della vita di quartiere, anche in vista dell’orientamento preso dal Comune di Milano nel documento intitolato “Milano 2020. Strategia di adattamento”. Un esempio di drive-in che già l’anno scorso ha aperto i battenti è a Bovisa.

#8 I personal shopper virtuali

Certi prodotti vanno toccati, provati, sentiti. Lo sa bene chi non riesce proprio a immaginarsi di comprare intimo e vestiti online. La soluzione può essere quella di adottare figure come i personal shopper virtuali, cioè in collegamento diretto con il cliente. Certamente, questo può essere uno strumento offerto dalle grandi case di moda con clientela esigente e altospendente.
Anche Gianluigi Cimmino, patron del gruppo Yamamay, ha optato per questa formula: “Ci siamo inventati una specie di televendita. In pratica un nostro commesso dall’interno del negozio con foto e videochiamate mostra al cliente i capi, cercando di fargli capire la vestibilità, il colore e il tessuto. Dopodiché, se il cliente decide di acquistare la merce, potrà andare a ritirarla nel punto vendita più vicino alla sua abitazione”.

#9 Il semaforo da bottega

C’è chi cerca di far ripartire il proprio business e chi pensa ad inventare nuovi prodotti. E’ il caso dell’azienda bresciana che ha inventato il semaforo da bottega, per entrare e uscire da negozi e uffici ai tempi del Coronavirus e del distanziamento sociale.

#10 La realtà aumentata

L’augmented reality, la virtual reality, i visori di mixed reality (con cui s’intendono entrambe le tecnologie) cercano spazio nel mercato da anni, ma di fatto non erano ancora decollati, proprio per la necessità dell’esperienza reale che prima dell’emergenza sanitaria si cercava a tutti i costi.
Tra le applicazioni più apprezzate fino ad ora, ci sono i giochi, i training nell’ambito industriale, la manutenzione nei settori ad alta tecnologia, ma oggi anche il mondo del lusso potrebbe essere interessato al loro utilizzo. Per esempio, con club virtuali per gli acquirenti di marchi particolari o viaggi e party virtuali esclusivi.


Ma si può partire senza un sorriso?

La creatività italiana non ha limiti e nasce per i commercianti il corso per imparare a sorridere con gli occhi. Momenti di formazione per rapportarsi alla clientela con le nuove modalità imposte dall’emergenza”: lo organizza on line Confcommercio di Pordenone.

BARBARA VOLPINI

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