🔴 Covid: ITALIA sempre PRIMA per indice di LETALITA’. Mettiamo più attenzione ai protocolli di CURA?

In Italia tutta l'attenzione è riposta sulla prevenzione dei contagi. Scarsa o del tutto assente è invece l'attenzione mediatica e politica sull'individuazione e la condivisione di metodi di cura efficaci. Il risultato? Tra i grandi paesi abbiamo sempre il tasso di mortalità di gran lunga più alto.

Credtis: ourworldindata.org - Tassa di letalità covid

Come emerge dal grafico disponibile su Our World Data il Case Fatality Rate (CFR) che monitora il rapporto tra decessi confermati e casi confermati mette l’Italia in testa a questa classifica poco invidiabile. Prima di vedere nel dettaglio, la domanda che viene da porsi è: ora tutta l’attenzione in Italia è su come limitare i contagi. Ma non sarebbe corretto focalizzarsi sui protocolli di cura della malattia per abbassare il tasso di mortalità, portandolo al livello degli altri Paesi?

🔴 Covid: ITALIA sempre PRIMA per indice di LETALITA’. Mettiamo più attenzione ai protocolli di CURA?

# Il nostro paese registra il 14% di tasso di letalità (morti/numero di casi). La Svezia è al 7%, la Germania vicina al 4%


Nonostante il lockdown prolungato, più che in tutti gli altri Paesi, le mascherine obbligatorie ovunque, molte attività che ancora non sono ripartite e le altre che operano in regime di distanziamento sociale stringente, l’Italia non è riuscita a contenere l’indice di letalità sotto una soglia accettabile.

Persino la Spagna è riuscita ad arrestarsi al 10%, quattro punti percentuali meglio di noi, la Svezia che ha rinunciato alle politiche di prevenzione, favorendo la diffusione dei contagi, ha un’indice di mortalità dimezzato rispetto all’Italia. Ancora meglio lo fa la Germania che è al 4,4%, quasi il 70% di meno del tasso italiano. Quale sono le cause di questa situazione e a che conclusioni si può giungere?

# In Italia: massima attenzione mediatica e politica ai contagi, ma poca alle cure 

Essendo il tasso di letalità il rapporto tra le morti per Covid e le persone contagiate, è evidente che il focus dell’azione di ogni Paese doveva essere quello di identificare il prima possibile uno o più protocolli di cura efficaci e implementarli su tutto il territorio. Nel caso condividendo le best practice a livello internazionale. Così facendo si sarebbero ridotti i contagi tra le persone più fragili e si sarebbero sottoposto un minor numero di pazienti a terapie efficaci che avrebbero portato alla guarigione in tempi più rapidi senza intasare gli ospedali. Come hanno fatto tutti i grandi Paesi, con la Germania capace più di tutti in Europa di realizzare una rete di controllo di contagiati e di cura a domicilio dei malati, evitando il rischio di mandare gli ospedali in sofferenza e di trasformarli a loro volta in focolai di contagio su persone già malate.


Basta seguire giornali o organi di informazione in altri paesi per notare come all’estero ci sia più attenzione su come vengano curati i malati rispetto all’Italia dove tutta o quasi l’attenzione sembra sia concentrata sulla prevenzione dei contagi, di cui il lockdown totale è la massima espressione. Strumenti di prevenzione che spesso però comportano un differimento nel tempo del problema più che una sua risoluzione.

Risoluzione che invece potrebbe arrivare dall’adozione di metodi più efficaci e condivisi nella cura di questa patologia, soprattutto se non si riesce ad attivare su scala nazionale un sistema cosiddetto delle 3 T (Test, Tracciamento, Trattamento), che garantisce una gestione e un controllo sulla diffusione dei contagi, oltre che di trattamento dei positivi. 

Leggi anche: Coronavirus: le TRE STRATEGIE più utilizzate nel mondo. Qual è la migliore per uscire dall’emergenza?


FABIO MARCOMIN

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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