GHE PENSI MI: SALA lasci da parte le scelte ideologiche e usi il BUONSENSO

Il rilancio di Milano da parte del Sindaco rischia di ridursi a uno storytelling bello ma di poca sostanza per la ripresa economica. Come dovrebbe muoversi per risvegliare la città?

Credits: milanpost.info - Beppe Sala

Il rilancio di Milano da parte del Sindaco rischia di ridursi a uno storytelling bello, ma di poca sostanza per la ripresa economica. Come dovrebbe muoversi per risvegliare la città?

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GHE PENSI MI: SALA lasci da parte le scelte ideologiche e usi il BUONSENSO

# Il rilancio della città passa per lo spazio gratis concesso ai ristoratori all’esterno, non da piste ciclabili approssimative

Beppe Sala e la sua giunta hanno il condivisibile obiettivo di rilanciare l’economia della città. Tra le iniziative più azzeccate ci sono la decisione di lasciare mettere i tavolini di bar e ristoranti all’esterno evitando tassazioni e consentire che i locali non siano penalizzati dalla capienza limitata dal distanziamento sociale. A fronte di questo però ci sono altre scelte che rischiano di rivelarsi contraddittorie se non controproducenti per il rilancio economico.
Ad esempio prendiamo la mossa di disegnare delle ciclabili ricavate dalle corsie delle automobili. Eliminando centinaia di parcheggi e inventando tratti di ciclabili messe lì a caso.

# Quali sono le conseguenze?

L’eliminazione di centinaia di parcheggi ha aumentato a dismisura il traffico delle automobili. Provare per credere: dove è stato fatto, sembra di essere sotto gli acquisti di Natale pur non essendoci molte macchine in giro. Il tema vero è che mentre la scelta dei tavolini all’aperto è ispirata dal buonsenso, quella delle ciclabili è di tipo ideologico. Una “battaglia” che fa prendere applausi, che gli farà guadagnare voti, che consentirà al sindaco di apparire credibile nella sua nuova veste green ma che rischia di non avere senso in una città come la nostra.

Il tema vero è che le ciclabili non sono e non potranno mai essere collegate tra loro in modo efficace e strutturale a causa della conformazione della città. Prima ancora delle ciclabili il problema per chi gira in bicicletta è ben altro: chiunque si avventuri per la città in bicicletta trova ovunque buche, binari del tram pericolosi, spesso inutilizzati, e pavè dissestato. E per quanto riguarda le ciclabili, chiunque percorra i nuovi tratti, spesso tirati per i capelli per come sono stati realizzati, rischia sportellate di chi scende dall’auto o di ritrovarsi in situazioni che vanno dalla gimcana alla pista di Harry Potter che scompare dentro una colonna o in una siepe. Forse il sindaco è convinto che le nostre strade saranno riempite da un esercito di neo Brumotti che si eserciteranno in evoluzioni su due ruote mentre gli automobilisti scompariranno per magia.


Chi è scettico è pregato di avventurarsi in bicicletta in corso Venezia e Buenos Aires specie di pomeriggio per prendere coscienza di come sia stata studiata nei dettagli questa ondata green che cavalca l’odio contro le automobili senza però avere un progetto serio in alternativa, sia per il presente che per il futuro. Nessuno crede che la soluzione sia la macchina selvaggia ma in questo momento forse bisogna rendersi conto che l’emergenza Covid ha cambiato non solo il mondo ma anche Milano.

# È finita la fase dei render, il Sindaco deve assumersi il coraggio di scelte impopolari

Forse è finita la fase delle belle parole, dei render e dei sogni di un pianeta illibato, ma ora i milanesi hanno altro in testa: il lavoro, l’economia, gli sghei, perché l’affitto non si paga con una pista ciclabile o con un albero piantato in un parco. È il momento in cui il sindaco, forse per la prima volta nel suo mandato, deve assumersi il coraggio di scelte meno accettabili secondo l’ideologia mainstream del mondo dei salotti e agire con pragmatismo facendo ciò che è meglio per un’emergenza economica che rischia di rovinare la vita di molti dei suoi cittadini, compresi quelli che sognavano una città senza automobili e piena di alberi di ciliegio. È il momento in cui si deve avere il coraggio di tollerare tutto, anche la circolazione delle auto, quello che possa incentivare la ripresa dei consumi, perché la spesa crea volàno, e valorizzare Milano in quello che l’ha resa grande: la capitale del lavoro e degli affari.

Le città del futuro saranno sicuramente green ma molto dipende dalla conformazione originale e il relativo adattamento possibile e compatibile. Genuflettersi sulla retorica del reinventarsi, come l’uscita scomposta della Viceministra all’economia Castelli che suggerisce ai ristoratori di cambiare mestiere, è quanto di più lontano Milano abbia bisogno. Beppe, il buon Beppe Sala è pronipote di quel Manzoni che citava: “Milanesità, è l’attitudine innata o acquisita di distinguere l’utile dall’inutile. Essere ambrosiano è quasi una filosofia che si identifica nel culto dell’efficienza e del decoro”. Bisognerebbe ricordarglielo più spesso, soprattutto adesso, senza che si lasci prendere la mano con progetti strampalati fatti da chi Milano non la conosce affatto. Sia come conformazione che come cultura e tradizioni.


ROBERTO BINAGHI

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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Roberto Binaghi
Nato a Milano il 25 agosto 1965. Sin da bambino frequento l’azienda di famiglia (allora una tipografia, ora azienda di comunicazione e stampa) dove entrerò ufficialmente a 17 anni. Diplomato Geometra all’Istituto Cattaneo a 27 anni e dopo aver abbandonato gli studi grafici a 17, mi iscrivo a Scienze Politiche ma lascio definitivamente 2 anni dopo per dedicare il mio tempo libero alla famiglia e allo sport. Sono padre di Matteo, 21 anni, e Luca, 19 anni. Sono stato accanito lettore di quotidiani e libri storico-politici, ho frequentato gruppi politici e di imprenditori senza mai tesserarmi, per anni ho seguito la situazione politica italiana collaborando anche con L’Indipendente allora diretto da Vittorio Feltri e Pialuisa Bianco (1992-1994). Per questioni di cuore ho iniziato a seguire il mondo del basket dilettantistico ricoprendo il ruolo di dirigente della società Ebro per oltre 10 anni e della Bocconi Basket FIP dal settembre 2019 (ruolo che ricoprirò anche per la prossima stagione). Nel corso degli anni ho contribuito allo sviluppo di alcune start-up e seguito alcuni progetti di mia ideazione che hanno come obiettivo la rivalutazione del patrimonio meneghino oltre che un chiaro interesse sociale.

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