I segreti del COLOSSO dell’Appennino: metà UOMO metà MONTAGNA

"Gianbologna fece l’Appennino, ma si pentì d’averlo fatto a Pratolino”

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A Pratolino, una piccola frazione di Firenze, si trova l’imponente e meravigliosa statua del Colosso dell’Appennino. Custodita nel giardino di Villa Demidoff, la maestosa opera, mezzo uomo, mezzo montagna, nasconde un segreto. Scopriamolo nelle prossime righe!

I segreti del COLOSSO dell’Appennino: metà UOMO metà MONTAGNA

# Il Colosso: mezzo uomo, mezzo montagna

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Il Colosso dell’Appennino è una maestosa statua costruita nel 1580 dallo scultore fiammingo Jean De Boulogne, meglio conosciuto come Gianbologna. L’opera, alta 14 metri, rappresenta una figura per metà umana e per metà montagna, posta a guardia dello stagno sottostante. Il Colosso è stato eretto sopra una naturale formazione rocciosa, una specie di grotta, come simbolo delle aspre montagne dell’Appennino italiano. L’esterno della statua è piuttosto irregolare, presentando forme che ricordano spugne e detriti, così da simulare l’uscita repentina del gigante dallo stagno.


# Il segreto del Colosso: la stanza con il camino per fare uscire fumo dalle narici

Ma sveliamo dunque il suo segreto, unico ed originale: la statua è cava e nasconde delle stanze. Dalla grotta, situata nella parte inferiore, si può accedere, tramite una scaletta, a tutti i vani interni al gigante. Tra questi la stanza più suggestiva è sicuramente quella che si trova nella testa del Colosso, illuminata dalle fessure degli occhi e delle orecchie. Pensate che un tempo al suo interno si trovava addirittura un camino, così che il gigante sembrava soffiare fumo fuori dalle narici.

# Dai Medici ai Demidoff: la lunga e triste storia della Villa Patrimonio dell’Umanità

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Se la statua potesse parlare avrebbe sicuramente moltissimi aneddoti da raccontarci. Si trova infatti nel giardino della Villa Demidoff, un’elegante dimora commissionata da Francesco I de’ Medici nel Cinquecento, che serba una storia particolarmente interessante.

La residenza era di una bellezza straordinaria, considerate che costò 782.000 scudi, per fare un paragone, il doppio rispetto a quanto fu speso per realizzare gli Uffizi. Secondo le cronache dell’epoca, doveva essere la villa più spettacolare tra tutte le tenute della famiglia de’ Medici, ma ahimè non potremo mai vederla con i nostri occhi. Già nel 1800, in mano alla casata dei Lorena, la villa era ormai considerata un costoso dispendio e, per questo, abbandonata a se stessa. Come se ciò non bastasse, nel 1820, per ordine dei proprietari, l’ingegnere Fritsch la fece esplodere con del tritolo, privando per sempre l’Italia di uno dei suoi più bei tesori rinascimentali.



La villa fu poi venduta ai Demidoff che ristrutturarono gli edifici superstiti nel tentativo di recuperare lo splendore perso. Negli anni Ottanta la residenza passò nelle mani dello Stato e nel 2013 venne dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità.

# Una meraviglia semi-sconoscita

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Non vi stupite se prima d’ora non eravate a conoscenza dell’esistenza del Colosso, quest’opera non ha infatti avuto molta fortuna nei secoli. Fu presto dimenticata e non conobbe la fama che si meritava, forse a causa della sfortunata storia della Villa, ma più probabilmente per la sua ubicazione. Si trova infatti fuori dalla classica passeggiata medicea di Firenze ed è stata per questo ignorata per molto tempo, tanto che un detto popolare recita “Gianbologna fece l’Appennino, ma si pentì d’averlo fatto a Pratolino”.

Non è mai troppo tardi però per riscoprirlo e ammirare la sua maestosità. Una meravigliosa meta da aggiungere alla lista delle gite da fare post-Covid.

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CHIARA BARONE

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