Il “GIORNALISMO CANTATO” di Tincale, il cantastorie che trasformava in musica la protesta politica

La storia di Trincale che con la sua chitarra e la sua voce trasformava in musica la protesta collettiva degli anni '70

Immaginate di trovarvi in piazza Duomo e provate a tornare indietro nel tempo. Ecco, siamo più o meno negli anni ’70, nel fervido periodo della lotta operaia. Manifestazioni, agitazioni politiche, urla di protesta… e poi lui, il cantastorie siciliano trapiantato a Milano, Franco Trincale, che con la sua chitarra e la sua voce trasformava in musica la protesta collettiva di quegli anni.

Il “giornalismo cantato” di FRANCO TRINCALE, il cantastorie siculo trapiantato a Milano

Nato in un piccolo paese della provincia di Catania in Sicilia nel 1935, Franco Trincale si trasferisce a Milano negli anni del dopoguerra. È proprio nella grande metropoli milanese che Franco Trincale diverrà negli anni una vera e propria istituzione, divenendo noto per le sue note di protesta satirica contro gli uomini politici del tempo.


Per molti anni era sufficiente recarsi nei pressi del Duomo per poter ascoltare le storie in musica di Trincale. Numerose le vicende da lui cantate, tra cui i numerosi fatti di cronaca che riguardavano l’attualità di quegli anni.

L’appello per salvare Ermanno Livorini nella ballata “Il ragazzo scomparso a Viareggio”

Nel 1969, con la sua ballata “Il ragazzo scomparso a Viareggio”, racconta la storia del piccolo dodicenne Ermanno Lavorini, scomparso a Viareggio il 31 gennaio di quello stesso anno, rapito e poi ucciso. Nel suo testo, il cantastorie canta la disperata ricerca del bambino, i falsi allarmi del suo ritrovamento, fino a cantare “Son passati già 15 giorni, rapitore se c’avete cuore la notizia date al genitore, vivo o morto dite dove sta”, esortando così i rapitori a dare notizie del piccolo Ermanno.
Pochi anni dopo incide altre due ballate, “La tragedia delle bambine rapite a Marsala” e “La tragedia di Milena”, con le quali affronta altre due toccanti vicende dell’epoca.

La satira politica nata in piazza San Babila e poi messa a tacere sotto la giunta Albertini

Dal 1992 Franco Trincale si sposta nei pressi di Piazza San Babila, dove inizia a cantare in tono satirico le vicende di Mani Pulite.
Dopo anni di attività, dopo aver dedicato gran parte delle sue ballate alla politica, non risparmiando quasi nessuno degli uomini di potere attivi in quegli anni, il 19 luglio 2002 Franco Trincale è costretto a un momentaneo silenzio. È in quel giorno, infatti, che viene firmata dal sindaco di Milano, Gabriele Albertini, l’ordinanza secondo cui «è vietato l’uso di impianti di amplificazione per l’esercizio di attività musicali disciplinate dal vigente Regolamento comunale degli artisti di strada nelle aree pedonali di Piazza Duomo, C.so Vittorio Emanuele e Via Dante».
«Molestia alla cittadinanza e disturbo alle attività» sono le motivazioni espresse alla base di quell’ordinanza, ma secondo alcuni e secondo lo stesso Trincale, dietro un tale divieto era celato un probabile tentativo di mettere a tacere una satira politica che iniziava a rivelarsi scomoda a molti.



Nel 2008 i riconoscimenti della sua opera per aver unito la cultura popolare ai movimenti sociali

Nonostante l’ordinanza emessa nel 2002, Franco Trincale riuscirà a ottenere la sua vittoria. Qualche anno dopo, nel 2008, l’artista diventa uno dei beneficiari della Legge Bacchelli, riconoscimento conferitogli dal Governo Prodi per aver «saputo utilizzare significativi elementi di cultura popolare legando il proprio lavoro artistico con la storia di movimenti sociali». Nello stesso anno, il Comune di Milano gli conferisce la Medaglia d’oro di Benemerenza Civica per essere stato uno dei più illustri rappresentanti dei cantastorie siciliani.

ROSSANA QUARATO

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