Quello che la COREA sta facendo per sconfiggere il coronavirus

I risultati in termini di contenimento nella crescita dei contagi e nella ridotta mortalità ci spinge a scoprire quello che la Corea sta facendo.

test thru (drive-in tamponi test)
test thru (drive-in tamponi test)

L’Italia ha superato la Corea: nel numero di contagi, l’Italia ha raggiunto quota 7.375 risultando ora il secondo paese più colpito al mondo, dietro la Cina.
Ma quello che spicca della Corea non è solo il ridotto tasso di crescita che hanno raggiunto (165 nuovi casi nell’ultimo giorno) ma anche il basso tasso di mortalità. In Corea su un numero di contagiati prossimo a quello italiano, i decessi ad oggi risultano 53 (+3 nell’ultimo giorno), mentre in Italia sono 366. Questo significa che in Italia la mortalità sfiora il 5% mentre in Corea risulta dello 0,7%. Una differenza di quasi il 700%.

I risultati in termini di contenimento nella crescita dei contagi e nella ridotta mortalità ci spinge a scoprire quello che la Corea sta facendo. Anche perché, trattandosi di una democrazia e non di una dittatura, forse può rappresentare un modello da cui prendere esempio più applicabile da noi rispetto a quello cinese.

Queste sono le principali informazioni che ho ricavato su quello che sta accadendo in Corea incrociando la testimonianza di oltre una dozzina di persone, italiane e non, che stanno vivendo in Corea, con alcune informazioni ufficiali che trovate in fondo all’articolo.

Quello che la COREA sta facendo per sconfiggere il coronavirus

# Come è nata: Daegu e il raduno di una setta

Il palazzo del raduno della Chiesa di Shincheonji a Daegu

Il focolaio iniziale sembra sia partito dalla setta di Sincheonji a Daegu, città del sud del Paese, tra l’altro gemellata con Milano. L’esplosione del contagio sarebbe avvenuto in seguito a un grande raduno a metà febbraio.
Ad oggi la situazione più critica è sempre concentrata nella città di Daegu e nella provincia limitrofa (North Gyeongsan). Su un totale di 7.375 contagiati oltre 5.000 provengono da quell’area. Qui sono stati inviati medici anche da altre zone del Paese meno colpite.

Nelle metropoli di Seoul e Busan si contano invece attorno a un centinaio di contagi, che risultano facilmente gestibili per città di quelle dimensioni.

Il 74.3% dei dati certi a Daegu sono ancora riconducibili alla setta di Sincheonji, su cui si sono concentrati i tamponi. Il Ministero ha ordinato di avere tutti i dati delle persone in contatto con la setta per poter procedere al test su di loro.

# Attività commerciali e culturali: sono aperte ma…

A Seoul (la capitale) non vi è uno stato di allerta, la maggior parte delle attività commerciali operano normalmente con gli stessi orari lavorativi attuati in precedenza allo scoppio del virus. I cittadini di Seoul non si sono fatti prendere dal panico e hanno immediatamente attuato le misure precauzionali dettate dai medici. All’entrata di ogni ristorante, cinema, autobus, metropolitana insomma ovunque è fornito disinfettante per le mani ad uso gratuito. Cinema, musei, ristoranti sono aperti, tuttavia alcuni grandi centri commerciali hanno deciso di chiudere per alcune settimane.

Anche nelle zone ad alto contagio come la città di Daegu, le attività commerciali operano regolarmente, ma a differenza della capitale, la popolazione evita luoghi pubblici preferendo le proprie abitazioni.  Vi sono stati però diversi casi visti come infezioni di massa nelle strutture infermieristiche e nei complessi pensionistici dove risiedono i più fragili cittadini anziani.

Tra le crescenti preoccupazioni per il rischio di infezioni di massa che affliggono gli anziani, il governo provinciale di North Gyeongsang ha deciso di mettere tutte le 573 strutture di assistenza sociale in isolamento (Cohort isolation) da lunedì 9 al 22 marzo come misura precauzionale.

Bisogna considerare che in Corea i sindaci godono di un’ampia autonomia e possono decidere le restrizioni da apportare sulla loro città, ad esempio a Busan sono più stringenti

# Scuole e università: posticipata la riapertura ma lezioni online per tutti

Le Università e le scuole sono viste come potenziali focolai di contagio, per questo motivo hanno deciso di posticipare l’inizio del secondo semestre e il rientro degli studenti di due settimane. Fino alla fine di Marzo le lezioni saranno offerte esclusivamente online.

La Università coreane presentano un cospicuo numero di studenti stranieri, in particolar modo studenti cinesi, date le strette relazioni economiche tra Cina e Corea. Le Università hanno imposto due settimane di auto quarantena a tutti i coloro provenienti da zone contagiate (Wuhan, provincia di Hubei) e hanno richiesto obbligatoriamente un certificato medico che testimoniasse la non contrazione del virus Covid 19.

Il 30 marzo dovrebbero riaprire ma non è sicuro se verrà confermato o ancora posticipato.

# No restrizioni ai movimenti dei cittadini

La strategia dichiarata e progressivamente passata (dal 3 marzo) dal “contenimento” alla “mitigazione”, intervenendo direttamente sulla gestione diretta delle persone contagiate, trattate in modo differente a seconda della gravità dei sintomi.

Non vi è alcuna particolare restrizione per i cittadini, anche se il Centro Coreano per il controllo e la prevenzione delle malattie (KDCD) sconsiglia di viaggiare e soprattutto di recarsi in luoghi ad alto contagio come la città di Daegu. Per il resto si invita la popolazione a non uscire per quanto possibile.

# Nessuna creazione di zone rosse con blocchi in entrata o in uscita

Hanno creato una zona per la città di Daegu ma non è un vero e proprio isolamento, viene considerata zona rossa in riferimento all’alto numero di contagiati non perchè prevede delle restrizioni in entrata o in uscita. 

A Daegu tuttavia, un intero palazzo è stato posto sotto stretto controllo/isolamento poiché un terzo dei suoi residenti è stato infettato dal nuovo coronavirus, hanno detto i funzionari della città sabato 7 marzo. Secondo le autorità sanitarie della città, 46 su 141 residenti nel condominio sono stati confermati di aver contratto COVID-19. La città ha messo il complesso residenziale sotto isolamento di gruppo. Le autorità cittadine hanno affermato che 94 residenti erano membri della chiesa di Shincheonji, che è considerata in gran parte responsabile dell’epidemia.

# Servizio di informazione ufficiale via SMS in tempo reale

I cittadini sono informati in tempo reale via SMS dal Centro Coreano per il controllo e la prevenzione delle malattie (KDCD) sui nuovi contagi nella propria zona di residenza, con un elenco dettagliato degli spostamenti delle persone e i luoghi in cui le persone contagiate si sono recate durante il periodo di incubazione del virus.

# Misure di profilassi e di disinfezione: temperatura e mascherine

Disinfezione preventiva di strutture ad alto rischio (es. l’Università cattolica della Corea- Eunpyeong St. Mary’s Hospital, le chiese di Shincheonji) e gestione rinforzata delle persone ad alto rischio.

Obbligo per le aziende di misurare la febbre in entrata al lavoro. Gel disinfettanti disponibili gratuitamente ovunque, sui bus metropolitane supermetcati etc.

Le mascherine vengono indossate comunemente. A seguito di una carenza di mascherine, sono state adottate a partire da lunedì 9 marzo misure del governo per ordinare la consegna delle mascherine: con il nuovo sistema numerato, i coreani possono acquistare due maschere fornite dallo Stato a settimana negli uffici postali in base all’anno di nascita. Anche gli stranieri possono acquistare le mascherine fornite dallo Stato.

# Tamponi a tappeto: i drive-thru

Ai cittadini è stato fornito un numero verde 1339 che possono utilizzare in caso di sospetto contagio. Chiamando il numero verde un operatore fornisce indicazioni riguardo l’ospedale in cui recarsi in base alla zona di abitazione. I pazienti che risultano negativi al test devono pagare una somma pari a circa 130 euro; coloro invece che risultano positivi vengono ricoverati in via immediata nella struttura in questione e sono sottoposti a cure mediche tutto a spese del governo coreano.

Ci sono stazioni drive-thru dove, previo appuntamento telefonico, si può fare il tampone senza scendere dall’auto. Ad oggi sono stati effettuati oltre 200mila tamponi, di cui 162mila negativi, 7300 positivi e gli altri in corso di accertamento. Il Ministro della Sanità Park Neung-hoo ha dichiarato domenica 8 marzo che il governo amplierà la capacità di test per eseguire fino a 17.000 test al giorno.

Goyang, nella provincia di Gyeonggi, ha istituito mercoledì una struttura di test drive-through, in cui i controlli dei sintomi, la raccolta dei campioni e la ricevuta di pagamento vengono effettuati in modo completo in meno di 10 minuti.

# I contagiati sono isolati ma non vengono lasciati soli

In caso di positività le cure ospedaliere sono gratuite, anche per gli stranieri. Alle persone che sono state in contatto con una persona infetta è richiesto l’isolamento per 14 giorni, con multe salate per chi viola le disposizioni. Alle persone in quarantena vengono inviati pacchi con beni di prima necessità.

# Quando scatta il ricovero

Fino alla seconda metà di febbraio, quando i casi erano sporadici, chiunque risultasse positivo al tampone veniva ricoverato. Con la crescita esponenziale dei contagiati nelle ultime settimane, soprattutto nella città di Daegu, ci sono stati dei decessi di persone in attesa di trasferimento in ospedale, per cui chi ha sintomi gestibili ora può restare a casa.

# Potenziamento delle strutture sanitarie e gestione del sovraffollamento

Attualmente nella capitale le strutture ospedaliere non si trovano in situazioni critiche, a differenza delle zone rosse che sono in estrema emergenza. A Daegu sono in carenza di medici, infermieri, maschere e prodotti disinfettanti ma soprattutto le strutture non presentano sufficienti posti letto e stanze ad accogliere l’elevato numero di pazienti. Per questo alcuni dei malati vengono portati in strutture di aree confinanti.  

Il governo sta aprendo 10 centri di quarantena della comunità per ospitare 2500 pazienti con sintomi assenti.

# Opinione pubblica: sotto accusa il culto di Shincheonji

A livello generale l’opinione pubblica coreana sta reagendo alla pandemia in maniera risoluta. Memori delle conseguenze di altri coronavirus “d’importazione” quali la SARS e la MERS, i coreani hanno da subito preso l’emergenza COVID-19 molto seriamente. Le mascherine si utilizzano comunemente per malanni di stagione e inquinamento, e le scuole ne hanno richiesto l’utilizzo su base quotidiana nelle prime due settimane di febbraio.

Vi è tuttavia rabbia di molti verso il culto di Shincheonji, considerata responsabile del contagio che ha portato la Corea fino ad essere il secondo paese più contagiato al mondo.

# Limiti ai coreani imposti da altri Paesi

Oltre 100 paesi o regioni prevedono restrizioni, divieti di ingresso o procedure di quarantena sui visitato provenienti dalla Corea.

# Ricadute economiche e sostegno del governo: allo studio il pagamento del 50% degli affitti

Soprattutto a Daegu ma anche nel resto del paese molte attività economiche ne hanno fortemente risentito. In particolare negozi, ristoranti, centri commerciali. Il governo sta studiando di sostenere il 50% degli affitti di locali chiusi per il virus.

Kia, Hiundai e altre aziende del Paese, specie quelle che usano componenti di provenienza cinese, hanno ridotto la produzione in media dell’80%.

Fonti:
Koreabiomed
Koreaherald.com
Seoul.go.kr (Sito ufficiale del Governo)
www.cdc.go.kr 1 (Korea Centers for Disease Control and Prevention, KCDC)
www.cdc.go.kr 2
www.koreatimes.co.kr

Ringraziamento speciale per l’aiuto a:
Sara Vasku, Adele Vitale, Daniele Raffaelli, Han Gyeol, Cecilia Kim, Alberto Mazzoleni, oltre ai contatti coreani di Giancarlo Russo e a tutti quelli che preferiscono restare anonimi.

ANDREA ZOPPOLATO

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