Il BRACCIO, la BRENTA e altre unità di misura nella MILANO ANTICA

Come pesavano e misuravano nella Milano antica, o come davano il giusto valore ai prodotti i nostri antenati?

Braccio-Metro Credits: @vygotskij IG

Misurare le lunghezze o le superfici, pesare il pane o comprare un litro di vino, è oggi un gioco da ragazzi. Ma non è sempre stato così…

Il BRACCIO, la BRENTA e altre unità di misura nella MILANO ANTICA

# Paese che vai, unità di misura che trovi

Campioni riminesi Credits: ilcapochiave.it

Ma quante volte abbiamo sorriso sentendo l’espressione che assegna ad ogni singolo paese della penisola italiana, un’usanza o un’interpretazione differente magari dello stesso episodio, o delle ricette di cucina?
In Italia esistono probabilmente più interpretazioni della torta di mele che regioni, un “regalo” che è un lascito della storia del territorio italiano, una volta diviso in singoli stati, repubbliche e ducati.
Lo stesso dicasi per la misurazione delle lunghezze o delle superfici da coltivare: ogni moderna regione ha avuto in passato il proprio corrispondente per quantificare i possedimenti di un contadino.


Se nel Medioevo sono sopravvissute le unità di misura romane, queste sono state sostituite con le unità di misura introdotte in epoca longobarda, dopodiché l’isolamento dei vari ducati e delle città stato ha dato vita ad una serie di conversioni con lo stesso nome, ma con significati e quantità molto diversi tra loro.
L’importanza assunta da Milano nella storia, fin dall’era Comunale, ha fatto in modo che le unità a Milano fossero sinonimo di uniformità almeno all’interno del Ducato, nonché garanzia antitruffa nei confronti di mercanti e cittadini. Identità storiche e appartenenza si sono misurati molto su questo aspetto.

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# Un braccio per ogni tipo di merce

Braccio piede Credits: Il Capochiave.it

Per le lunghezze è stato il Braccio Milanese a dettare le regole. Ogni braccio era diviso in 12 once, facendo da riferimento per “mastri da muri e da legnami”. È esistita anche una dima, incisa sulla Pietra della Pescaia (o de Piscaria), citata così in una sentenza del 1177 e poi ripresa nelle “Antiche Consuetudini” del 1216, che accennano ad una mensuram petrae mediolani, una pietra posta alla base di quella che oggi dovrebbe essere la casa dei Panigarola in Piazza Mercanti.



In questa “rozza e trascurata” pietra furono cavate tre differenti misure, alle quali dovevano risultare conformi le lunghezze di pietra e legname “da usarsi nel mercimonio. (Cit. “Le Vicende di Milano durante la guerra con Federigo I Imperadore”).
Questa pietra è oggi forse nascosta oppure perduta ed è un vero peccato, per la grande tradizione di Milano, che non si siano conservate tracce delle antiche misure.

Di capitale importanza sono alcuni disegni a mano, relativi al progetto del Duomo, che descrivono la futura cattedrale le cui navate piccole sono larghe 10 braccia e 8 once, i pilastri grossi in mezzo alla crociera, devono ognuno misurare 7 once.

Duomo in “Braza£ Credits: disegniduomomilano.it

I sottomultipli del braccio, che corrisponde oggi a poco più di 59 cm, oltre alle once, rimpicciolivano fino all’atomo del braccio; esiste conservata al Castello una pianta prospettica di Milano del 1158 che mostra la situazione della città assediata dal Barbarossa, espletata in “Scala di mille braccia milanesi, ma per le distanze più lunghe il vero multiplo era il miglio lombardo.

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# Misurare i terreni

Credits: @filo_gnosis IG

Il braccio era adatto anche per la misurazione delle superfici, grazie al braccio quadrato o quadretto, i cui sottomultipli erano le once e gli atomi. Per le superfici di grandi dimensioni, si pensi ai campi da coltivazione, è stata la pertica milanese (pari a circa 654 m².) a dare il raffronto per quantificare un possedimento.
Il mondo agrario, oltre che custode della sopravvivenza e del reddito medio, ha usato un’altra unità di misura tutta particolare: quella per la quantità d’acqua necessaria a muovere le macine dei mulini. Espressa a Milano in Rodigni, ogni Rodigno era pari a 220 litri al secondo di massa d’acqua.

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# Il peso misurato in volume

Misure del grano Credits: beniculturali.it

Dopo aver usato per secoli la libbra romana, per pesare le merci destinate ai mercati a Milano prende piede l’usanza di comprare la farina in contenitori di dimensioni standard.
L’unità principale è il Moggio da Grano, col quale si mercanteggiavano i raccolti. Per il mercato al dettaglio si è usato lo staio, derivato dal sextarius romano.

Milano ha poi introdotto una piccola rivoluzione per equiparare il peso degli aridi all’equivalente in pane o prodotto finito ricavato con le farine, per dare il giusto valore al prodotto stesso e permettere ad ogni cittadino di comprare il proprio sostentamento nella maniera adeguata.
Viene così introdotta una specifica tabella di conversione tra unità di volume e peso, secondo la quale uno staio di grano per il pane bianco, fosse pari a 16,5 libbre milanesi, mentre pe la segale e il miglio fosse pari a 15 libbre. Anche il moggio è stato adeguato, convertendo ad esempio il frumento in  340 libbre, il riso in a 349 e 5/6 di  libbra milanese.
Con questa introduzione, quindi, se uno staio di farina costava 60 denari, anche l’equivalente di pane ,15 libbre, doveva costare altrettanto.
Per i pesi, altri sottomultipli del moggio erano la Mina, il Quartaro, la Metà e il Quartino e, per confrontarlo con oggi, lo Staio per le granaglie e aridi è pari a circa 18 litri di volume.

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# La brenta del vino

Botte milanese Credits: Wikiwand

Ovviamente per misurare i liquidi si usavano i recipienti, che portavano i nomi delle unità di misura.
La più grande era la Brenta, che oggi equivale a circa 75 litri. In comune con la farina, il vino ha i sottomultipli di Staio, Mina (più popolarmente Secchia) e Quartaro. Nello specifico, trattandosi di vino o liquidi alimentari, troviamo anche la Pinta, il Boccale, poi il Mezzo e infine la Zaina.
Una Brenta corrisponde a 3 Staia, uno Staio a 2 Mine o Secchie, una Mina a due Quartari, il Quartaro a 8 Boccali e così via.
Alla conversione di pesi in unità di misura per i liquidi, corrisponde un’equivalenza di liquidi pesati in libbre, secondo cui una Brenta di vino era pari a 224 libbre e mezzo, mentre per l’acqua vite la Brenta era pari a 219 libbre e 4/5 .

Ogni città stato o ducato aveva il proprio braccio, o staio, quindi per unificare i commerci e gli scambi molte riforme si sono susseguite nei secoli, non ultima l’unificazione e l’adozione del sistema metrico decimale che conosciamo tutti.
Misurare oggi è un’operazione più agevole e sotto controllo: prendiamo una misura a Milano, la comunichiamo al vetraio a Monza e lui ci porta la finestra su misura. Oppure una qualsiasi conversione la possiamo fare con una semplice calcolatrice.
Come avranno fatto i maestri dal medioevo a convivere con queste misure differenti?

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LAURA LIONTI

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