🔴 Altro SCHIAFFO a Milano: test sierologici al via in Lombardia. Ma non a Milano

Prima la Lombardia, poi Milano (che novità): si partirà da Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi, nonostante il capoluogo sia il più colpito. Attendiamo una spiegazione, una smentita o una rapida correzione

La prossima sarà accusare i piccioni? Foto: Andrea Cherchi (c)

Da fine Aprile sarà disponibile il test per verificare l’immunità dal Covid-19 che potrebbe garantire un rientro alla normalità dei cittadini in sicurezza e rapidità, soprattutto se venisse accolta la nostra proposta di impiegare le forze dell’ordine per effettuare i test al posto di effettuare i controlli stradali con posti di blocco. Nella speranza che venga accolta dal 21 aprile saranno effettuati 20.000 test sierologici al giorno in regione partendo dagli operatori sanitari e i cittadini che devono tornare al lavoro, con particolare riferimento alle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. Milano con il più alto numero di contagi, in crescita costante, è esclusa da questa prima fase di controlli, perché?

🔴 Breaking news. Test sierologici al via tra una settimana in Lombardia, ma Milano al momento è ESCLUSA

# Si partirà da Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi, nonostante il capoluogo sia il più colpito

Una data che può essere uno spartiacque tra la fase 1 e la fase 2, ovvero la ripresa graduale della vita quotidiana per quanto riguarda lavoratori o semplici spostamenti di cittadini per interessi personali, è il 21 aprile, giorno di partenza dei test sierologici per certificare l’immunità al virus delle persone ovvero come spiega Fontana “individuando le persone che hanno avuto questa malattia e che hanno un numero di anticorpi sufficienti per garantire la copertura“. Il programma prevede 20.000 controlli giornalieri indirizzato principalmente agli operatori sanitari e chi sarà obbligato a tornare al lavoro: le città scelte per queste analisi sono Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi.


Bergamo, Brescia e Lodi sono state le aree più colpite e per prime del resto della Regione, ma questo però non giustifica l’esclusione di Milano, che risulta oggi l’area urbana più colpita d’Italia e che, di conseguenza, richiede un’attenzione maggiore.

# Prima la Lombardia, poi Milano, ancora l’ultima ruota del carro

Milano ha registrato un aumento costante dei contagi nelle ultime settimane, ieri uno dei dati peggiori, superando la quota di 14.000 positivi nella Città Metropolitana e centinaia di decessi nelle RSA, dati che al momento non sembrano mostrare miglioramenti a breve, tutto questo nonostante gli spostamenti siano quasi azzerati e stabili al 3%. Come rileva l’app citymapper, da cinque settimane Milano risulta la città al mondo con la maggiore riduzione degli spostamenti: il 97% delle persone non si muove. Nonostante i dati dicano il contrario l’Assessore alla Sanità Gallera continua a ripetere che la mancata discesa della curva dei contagi è colpa “della troppa gente in giro“.

Credits: ecomomist.com – Statistiche degli spostamenti dei cittadini a piedi e con i mezzi di trasporto pubblico nelle principali città del mondo



Non si capisce quindi la logica della scelta fatta da Fontana di escludere Milano, la prima ad essere colpita in negativo a livello di immagine mediatica, si pensi solo alla cancellazione dell’evento di design più importante al mondo ovvero il Salone del Mobile grazie al quale e insieme ad altri eventi nel corso degli ultimi anni hanno portato il capoluogo lombardo a ricevere oltre 10 milioni di turisti che di riflesso hanno dato lustro anche le Regione. Milano motore dell’Italia deve essere la prima città a ripartire e la prima a fare sapere al mondo che parte la sperimentazione sierologica: la prima dove fare i test per l’immunità ai propri cittadini. Più tempo passa più l’economia cittadina, della regione e del Paese rischia il collasso.

L’ennesimo paciugo di una giunta regionale che come abbiamo denunciato vede una rappresentanza quasi inesistente di Milano. Su 17 membri della giunta presieduta dal presidente varesino Attilio Fontana, ci sono solo due milanesi: Fabrizio Sala e Giulio Gallera. Una percentuale ridicola se si confronta a quanto spetterebbe a Milano sia considerando il suo apporto al PIL (50%) che la sua popolazione. E questo deficit di rappresentanza può spiegare alcune scelte, considerate da molti poco assennate, prese da questa giunta nei confronti di Milano durante l’emergenza coronavirus.

Dopo lo scaricabarile di incolpare i milanesi “indisciplinati” per il mancato calo dei contagi, dopo il mancato invio in città di strumenti di protezione, dopo la malagestione delle RSA del territorio, arriva un nuovo schiaffo dei vertici della Regione contro Milano.

Se nemmeno questa vicenda spingerà Sala a richiedere più autonomia, non capiamo sinceramente cosa altro potrebbe farlo smuovere. I milanesi cominciano ad essere stufi di prendere schiaffi, lui no?

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FABIO MARCOMIN

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