Finirà: la Milano che verrà

10 punti pratici per affrontare il post-quarantena e rilanciare Milano

Foto: Andrea Cherchi (c)
In Italia, come in altri Paesi, la strategia per rispondere alla pandemia da Covid-19 è stata quella del lockdown: forse non la strategia migliore ma molto probabilmente l’unica attuabile, almeno all’inizio. Questa risposta alla crisi sanitaria ha trasformato le città in luoghi deserti: metropoli da milioni di persone, brulicanti e piene di vita, di scambi e di relazioni ora svuotate. Tutti chiusi in casa a combattere una guerra il cui fronte non è una linea ma un sistema discontinuo di punti.
Ora che ci stiamo abituando a vivere chiusi nelle nostre case, a passare il tempo scoprendo o inventando nuovi hobby si pone una domanda: “come ci riapproprieremo delle nostre città, delle vie, dei palazzi, dei mezzi di trasporto?” Perché si ciò avverrà, torneremo per le vie della nostra amata Milano ma sarà diverso: Sala, Fontana e il governo centrale devono fare tutto il necessario per riavviare la città il prima possibile, e nel modo più sicuro possibile.
Il teorico americano di studi urbani Richard L. Florida, e il professor presso University of Texas di Austin Steven Pedigo, hanno provato a rispondere a questa domanda stilando 10 punti, vediamo insieme quali sono e come potrebbero applicarsi a Milano.

Finirà: la Milano che verrà

#1 Aeroporti a prova di pandemia

Gli aeroporti sono un motore fondamentale per lo sviluppo economico, non possono quindi essere fermi al minimo a tempo indeterminato. Dobbiamo assicurarci che possano rialzarsi e funzionare di nuovo rapidamente, e ciò significa mobilitarsi come abbiamo fatto sulla scia degli attacchi terroristici dell’11 settembre aggiungendo controlli di temperatura alle misure di sicurezza già in atto. Significa anche ridurre l’affollamento: cose semplici come compartimentazioni o linee dipinte sui pavimenti possono favorire il distanziamento sociale nelle aree di attesa. Gli aeroporti dovrebbero disporre di grandi quantità di maschere e disinfettanti per le mani e le compagnie aeree dovranno ridurre il numero dei passeggeri e mantenere aperti i posti medi durante le future crisi sanitarie.

#2 Riprogettare i luoghi per grandi eventi

Questi sono parte integrante e importante della città e della sua economia. Quanto prima Milano saprà riaprire luoghi come San Siro, la Fiera (e con essa garantire lo svolgimento di tutte le attività connesse, si veda per esempio il fuori salone), i teatri, i cinema… tanto più velocemente la sua economia sarà in grado di rimbalzare a seguito della pandemia. Per far ciò potrebbe rendersi necessario una riduzione dei numero dei posti che garantisca il distanziamento sociale, la misurazione della temperatura e la distribuzione e l’obbligo di mascherine e di gel disinfettanti.


#3 Riorganizzare le infrastrutture della mobilità

Saranno necessari cambiamenti di organizzazione e di progettazione nelle stazioni e nei posti a sedere di treni e metropolitane. Anche le strade potrebbero aver bisogno di alcuni adattamenti: Il Governatore di New York, Andrew Cuomo, ha chiesto di pedonalizzare alcune strade di Manhattan per promuovere il distanziamento sociale durante il COVID-19.
In caso di compromissione del trasporto pubblico le città devono inoltre implementare e proteggere meglio anche le loro piste ciclabili, ridefinendo al contempo i programmi di bike-sharing, scooter-sharing e car-sharing…

#4 Istituzioni chiave pronte per nuove ondate del virus

Centri medici, ospedali, RSA e università sono in prima linea nella battaglia contro COVID-19. Con dormitori, sale da pranzo e grandi gruppi di persone, saranno però altamente vulnerabili alle ondate secondarie di contagio. Per garantire che questi istituzioni chiave possano continuare ad operare, e farlo in reale sicurezza, le istituzioni politiche devono garantire controlli di temperatura e garantire un adeguato distanziamento sociale.

#5 Promuovere lo smartworking sostenibile

Siamo nel mezzo di un enorme esperimento di lavoro a distanza. La maggior parte delle persone alla fine tornerà nei propri uffici, ma alcuni lavoratori e aziende potrebbero trovare il lavoro a distanza più efficace. In questo caso le aziende dovrebbero aiutare i propri dipendenti in smartworking a stabilire connessioni civiche e comunitarie. Le città possono imparare le une dalle altre su come supportare al meglio il crescente gruppo di lavoratori remoti e renderli parti connesse, impegnate e vitali nelle loro comunità..



#6 Assicurare la sopravvivenza delle attività commerciali di prossimità

Non solo luoghi di movida come i navigli e corso Como, ma anche tutti quei distretti come Tortona, NoLo, Isola, Lambrate, Porta Romana, che costituiscono una parte fondamentale, non solo del tessuto economico della città, ma anche sociale devono essere preservati. Per impedire, come suggeriscono alcune proiezioni, che il 75% di loro potrebbe non sopravvivere all’attuale crisi, i governanti devono attivare al più presto programmi di prestiti, assistenza e consulenza legislativa e finanziaria. Se Milano avrà protetto in modo efficace questo insieme di attività commerciali avrà un decisivo vantaggio competitivo quando si tornerà alla normalità.

#7 Proteggere l’arte e l’economia creativa

Anche l’economia creativa delle gallerie d’arte, dei musei, della moda, dei teatri e dei locali musicali, insieme agli artisti, ai musicisti e agli attori che li alimentano, è a rischio. Milano dovrà attivarsi al più presto per collaborare con gli alti livelli di governo, con il settore privato e le filantropie per mettere insieme i finanziamenti e le competenze necessarie per mantenere vive le sua scena culturale. Una volta che saranno autorizzati a riaprire, questi luoghi dovranno anche apportare modifiche temporanee e di lunga durata nel modo in cui operano. Le città dovrebbero fornire consulenza e assistenza sulle procedure necessarie.

#8 Salvaguardare le industrie e i cluster principali

Non sono le singole aziende ma i cluster di industria e talenti a guidare lo sviluppo economico. Alcuni di questi gruppi sono a maggior rischio di altri: settori come i trasporti, i viaggi, il settore turistico e le arti creative saranno i più colpiti, mentre l’e-commerce e la distribuzione o la produzione avanzata per l’assistenza sanitaria e la trasformazione degli alimenti potrebbero crescere. Milano deve studiare le industrie e i cluster più vulnerabili nel suo territorio, valutare gli impatti che le future pandemie potrebbero avere sui mercati del lavoro e sulle comunità, quindi progettare di rendere le loro economie più resistenti e robuste. Dovrebbe attivarsi immediatamente per riunire gruppi di lavoro a rappresentanza delle imprese, delle associazioni senza fine di lucro, degli accademici e degli esperti locali, per valutare al meglio l’impatto della pandemia e pianificare insieme una risposta, senza dimenticare piani a medio termine per tutelarsi da nuove pandemie.

#9 Upgrade (economico e di sicurezza) dei lavoratori in prima linea

Soccorritori, assistenti sanitari, medici di famiglia, addetti alle pulizie di uffici e ospedali, impiegati di negozi di alimentari, addetti al magazzino, addetti alle consegne – sono solo alcuni delle categorie in prima linea durante la pandemia. Farli sentire più importanti attraverso la distribuzione di dispositivi sanitari e salari più alti permetterà di avere una squadra di lavoratori chiave in grado di mantenere le nostre comunità sicure e funzionali. Ciò ci aiuterà a proteggerci dalla futura ondata di questa pandemia e da altre che potrebbero arrivare.

#10 Proteggere le comunità meno svantaggiate

La ricaduta economica delle pandemie danneggerà maggiormente i quartieri meno avvantaggiati e i loro residenti. La povertà concentrata, la disuguaglianza economica e la segregazione etnica ed economica non sono solo moralmente ingiuste, ma forniscono anche terreno fertile affinché le pandemie possano mettere radici e diffondersi. L’inclusione economica e uno sviluppo più equo sono fattori imprescindibili per la salute, la sicurezza e la competitività economica delle nostre città. Il Comune dovrebbe quindi muoversi tempestivamente, promuovendo un’adeguata interfaccia con le comunità, verso lo stanziamento dei fondi necessari, dei servizi di supporto e dell’assistenza tecnica per queste aree.

Il momento giusto per la città stato

È evidente che se Milano godesse dell’autonomia derivante dall’essere una “città stato” , sul modello delle grandi città del mondo (vedi lista in fondo all’articolo), potrebbe implementare con maggiore prontezza ed efficacia un gran numero di queste soluzioni. Esse infatti appaiono tanto impellenti quanto è la gravità di questo momento. Avendo piena disponibilità del timone l’autorità cittadina potrebbe infatti guidare, approfittando della crisi, Milano verso uno sviluppo più sostenibile, diventando un punto di riferimento e un fattore di accelerazione per tutte le altre città italiane.
A questo proposito, ed in questo momento di grande sofferenza e di oscurità per tante persone vorrei concludere con uno scritto del poeta norvegese Jon Fosse:
“Va da sé che l’oscurità ha a che fare con la notte, con il sonno e con la morte, e non essere in grado di vedere nulla, o di vedere le stelle, in un certo senso essere in grado di vedere l’universo. Non puoi mai vedere oltre che nel buio. Senza oscurità non può esserci luce.”*
FEDERICO POZZOLI
* Testo originale: “Its goes without saying that darkness has to do with night, with sleep, and with death, and not be able to see anything, or to being able to see stars, in a certain sense being able to see the universe. You can never see further than in the dark. Without darkness there can be no light.”

Le città più internazionali e aperte al mondo sono delle città stato come #Amburgo #Madrid #Berlino #Ginevra #Basilea #SanPietroburgo #Bruxelles #Budapest #Amsterdam #Praga #Londra #Mosca #Vienna #Tokyo #Seoul  #Manila #KualaLumpur #Washington #NuovaDelhi #HongKong   #CittàDelMessico #BuenosAires #Singapore

 

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