🔴 A Milano più morti e molti più contagiati rispetto ai dati ufficiali: è ALLARME sulla fase 2

Tre situazioni fuori controllo: positivi asintomatici che non sanno di esserlo, positivi guariti clinicamente obbligati a rimanere in quarantena, persone immuni che non possono dimostrarlo. Sala: "si facciano i test per l'immunità" per una ripresa rapida e sicura

Foto: Andrea Cherchi (c)

La situazione dell’emergenza sanitaria sta segnando un miglioramento in tutta Italia, tranne in Lombardia dove rimane ancora drammatica. Nelle statistiche ufficiali la Lombardia risulta con oltre 10.000 decessi il territorio con più alta mortalità al mondo, ma ancora non basta. Ai dati ufficiali bisogna contare anche quelli nascosti, che sembrano ancora più drammatici. Ad, esempio il numero reale dei contagi nascosti in Lombardia sarebbe di almeno 1 milione, di cui 135.000 a Milano, ovvero oltre 10 volte quello registrato dai dati ufficiali, secondo lo studio di InTwig, una società bergamasca di data management e comunicazione. Il fattore più preoccupante è però l’incertezza dei tempi di quarantena necessari e delle modalità di comportamento per non essere più veicoli del virus ed evitare un nuovo picco dopo l’inizio della “Fase 2”. Procediamo con ordine.

🔴 A Milano più morti e molti più contagiati rispetto ai dati ufficiali: è ALLARME sulla fase 2

# Non c’è alcuna certezza sulla durata della quarantena per risultare “negativizzati” e non si conoscono i contagiati asintomatici

Secondo lo studio di InTwig, le proiezioni stimano fino a 135.000 contagi a Milano, che ad oggi non ha mostrato un trend di decrescita, e che nelle aree della Lombardia in cui il virus ha colpito di più si stima tra il 21% e il 27% di contagi reali in aggiunta a quelli dichiarati.


Anche i decessi sarebbero sottostimati: prova ne è l’aumento l’aumento anomalo di questo dato nelle province di Bergamo e Brescia, a Milano risulterebbero nell’ultimo mese 700 morti in più di quanti comunicati. Un altro fattore preoccupante che inciderà sulla ripartenza è la durata della quarantena che avrebbe una durata più lunga dei classici 15 giorni: Paola Pedrini segretario lombardo della Federazione dei medici di medicina generale ha ipotizzato una quota tra il 2% e il 4% di quarantene con durate fino un mese. Dello stesso è Massimo Galli infettivologo del Sacco, così come l’esperienza diretta e resa pubblica dalla “Iena” Politi positivo da più di 30 giorni pur essendo guarito.

Abbiamo quindi 3 situazioni: positivi asintomatici che non sanno di esserlo e non fanno i tamponi, positivi guariti clinicamente obbligati a rimanere in quarantena, persone immuni che non possono dimostrarlo senza test.

Fonte: milano.corriere.it



# Come può muoversi Milano per ripartire in un tempo ragionevole a preservare la salute e l’economia dei suoi cittadini?

Nel suo intervento quotidiano su Facebook il 10 Aprile il sindaco Sala ha chiesto un’indagine a campione sulla popolazione per avere una statistica reale sui contagiati, cosa che non restituisce il consueto bollettino giornaliero della Regione Lombardia.

Sapere quanto può essere la percentuale reale di contagiati è necessario per capire quale strategia adottare: altrimenti non ci sono le informazioni utili per riaprire la città. Anche Massimo Galli ritiene necessario fare più controlli possibili anche con i test rapidi seriologici, pur se non precisi al 100%, perchè potrebbe restituire un quadro reale della situazione. Servirà poi accelerare nell’utilizzo di un test per l’immunità, appena pronto, per garantire a chi ha sviluppato gli anticorpi di ritornare al lavoro partendo dai contagiati, poi a tutti gli altri, senza aspettare il vaccino che non arriverà prima di un anno e realizzare in fretta l’app per tracciare tutti i dati rendendoli consultabili liberamente da qualsiasi cittadino.

Nel messaggio odierno il Sindaco ha aggiunto: “basta confondere la forma con la sostanza! lo dico: perché non vengono ancora autorizzati questi test ma negli ospedali vengono fatti” riferendosi a quelli per stabilire “la patente d’immunità” di in un individuo al Covid-19. Riallacciandosi al discorso del Presidente del Consiglio che prolungato il “lockdown” fino al 3 maggio con una timida apertura ad alcune attività come librerie e cartolerie, il sindaco ha espresso l’esigenza che oltre ai giovani che saranno quelli che potranno ritornare prima a condurre una vita normale si dovranno aggiungere anche tutti quelli immuni e per questo i test vanno fatti assolutamente. Insieme a questo invito rivolto al Governo, riportato già in un altro suo intervento come linee guida per far ripartire l’economia, Sala ha rinnovato la disponibilità, per il tramite di Vittorio Colao a capo del Comitato per la “Fase 2” dell’emergenza sanitaria, di fare di Milano area test di applicazione di sperimentazione con l’app di tracciamento.

# La sensazione: Milano dimenticata da Roma

Ormai le azioni da prendere sono evidenti a tutti, sulla scia delle esperienze internazionali di successo: tamponi, test seriologici, tracciamenti digitali e verifica della patente d’immunità. Il governo deve dimostrare di andare in questa direzione o Milano e la Lombardia cuore finanziario dell’Italia, per le quali si prospettano tempi più lunghi d’uscita rispetto al resto della nazione, rischiano di trasformarsi da motore propulsivo in zavorra che trascinerà a fondo tutti quanti. Ci auguriamo che qualcuno nel governo di Roma abbia colto il messaggio.

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FABIO MARCOMIN

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