POST PUNK a Milano: quando l’ARCHITETTURA è simbolo di ribellione

I 5 edifici più post punk di Milano

Credits: ennebert IG - Chiesa di San Giovanni in Bono

“La gioventù post-punk, emarginata dalla ruggente società dei consumi occidentale, sviluppa, quasi come ripicca verso il mondo che ha tradito le periferie, una fascinazione per il blocco sovietico, dove l’architettura brutalista ha raggiunto alcune delle sue massime espressioni.” Ecco 5 edifici che rappresentano il brutalismo a Milano.

POST PUNK a Milano: quando l’ARCHITETTURA è simbolo di ribellione

# La fascinazione per le architetture brutaliste della gioventù post-punk

Le architetture brutaliste sono specchio del malessere dei giovani ribelli. Sono l’incarnazione del fallimento di ideali nobili quali il social housing e di un occidente che si prometteva di risorgere più comunitario e meno individualista dopo la Seconda Guerra Mondiale. La gioventù post-punk, emarginata dalla ruggente società dei consumi occidentale, sviluppa, quasi come ripicca verso il mondo che ha tradito le periferie, una fascinazione per il blocco sovietico, dove l’architettura brutalista ha raggiunto alcune delle sue massime espressioni.”


Estratto: Domusweb

Il termine Brutalism nacque nel 1954 e deriva dal béton brut di Le Corbusier. Questo tipo di architettura impiega molto spesso la rudezza del cemento a vista. A Milano non mancano le architetture brutaliste.

 



Vediamo 5 tra le più riconoscibili.

#1 La Torre Velasca, l’esempio di brutalismo più famoso in città

Progettata dal glorioso studio BBPR la Torre Velasca segna il passaggio dall’architettura razionalista a quella postmoderna, con un articolo di The Architectural Review che parlava della Torre Velasca come l’inizio di una nuova era. Lo faceva attaccando questo tipo di nuova architettura, definita come una “Ritirata dal moderno”. 

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#2 L’edificio di Roberto Morisi al Casoretto

Credits: Urbanfile

L’edificio progettato da Roberto Morisi in via Jomelli 26 al Casoretto è un piccolo gioiellino architettonico del 1971 con all’interno delle abitazioni di lusso. Facente parte del filone del “brutalismo”, molti appartamenti sono finestrati sul lato della strada con terrazzamenti di varie dimensioni e con aggettanti poggioli circolari ne fanno una struttura interessante.

#3 La chiesa di San Giovanni Bono

Credits: ennebert IG – Chiesa di San Giovanni Bono

Progettata dall’architetto Arrighetti, il suo caratteristico profilo e i suoi due spioventi che giungono fin quasi a terra, richiamano immediatamente l’immagine della tenda. Vista frontalmente, dalla piazza antistante l’ingresso principale, la chiesa di San Giovanni Bono, con la sua facciata triangolare molto sviluppata in altezza, è interamente in cemento armato, traforata da una serie numerosa e ordinata di piccoli pannelli di vetro a colori vivaci, ricorda le cattedrali gotiche.

#4 Il Knowledge Transfer Centre dell’università IULM

Credits: Iulm – iulm_university IG

Il Knowledge Transfer Centre è la torre inaugurata nel 2014 e creata come nuova ala del palazzo Iulm, si presenta come una futuristica costruzione dallo sgargiante arancio. Progettata dallo studio 5+1AA come una macchina del sapere in stile brutalista, gli elementi tecnici come la rampa continua di scale sulla facciata vengono esposti perentoriamente a formare un elemento decorativo.

#5 L’istituto Marchiondi il cui plastico è esposto al MoMa di New York

Istituto Marchiondi

Disegnato da Vittoriano Viganò nel 1954, l’Istituto Marchiondi sorse a Baggio per accogliere circa 300 ragazzi problematici in spazi luminosi, aperti al sole e al verde. Il suo plastico è esposto al MoMA di New York, riconosciuto come modello di brutalismo. In disuso dai primi anni Ottanta, sarebbe dovuto diventare una residenza universitaria ma l’avanzato stato di degrado dei calcestruzzi e delle armature portò il Politecnico a rinunciare al progetto di riqualificazione.

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FABIO MARCOMIN

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Laurea in Strategia e Comunicazione d’Impresa a Reggio Emilia, ICT & Marketing è il mio background. Curioso del futuro e delle tecnologie più innovative: Bitcoin, cryptovalute e blockchain sono le parole che mi guidano da alcuni anni. Dal 2012 a Milano, per metà milanese da parte di madre, amante della città e appassionato di trasporti e architettura: ho scelto Milano per vivere e lavorare perché la ritengo la mia città ideale.