TORRE VELASCA: capolavoro o obbrobrio?

Forse la sua caratteristica nel panorama della città è di essere la costruzione più divisiva: la ami o la odi. Ci illustrano i due punti di vista  sulla Torre Velasca, Andrea Urbano e Federico Pozzoli.

Torre Velasca, Studio BBPR
Torre Velasca, Studio BBPR

Piaccia o no, si tratta di una delle costruzioni iconiche di Milano: la Torre Velasca. Però proprio questo è il punto, piace o non piace? Forse la sua caratteristica nel panorama della città è di essere la costruzione più divisiva: la ami o la odi. Ci illustrano i due punti di vista  sulla Torre Velasca, Andrea Urbano e Federico Pozzoli.

TORRE VELASCA: capolavoro o obbrobrio?

Perchè è un obbrobrio (di Andrea Urbano)

Credits: @amilanopuoi su IG

La torre Velasca è un esempio di speculazione edilizia, appartenente a quel tipo di speculazioni che hanno riempito Milano di orrori negli anni cinquanta e sessanta. E’ stata costruita dove c’erano i resti del Bottonuto, un quartiere medievale meraviglioso di cui si è cancellata ogni traccia. A lei si aggiungono poi tutte le cagate che hanno costruito intorno, palazzi, uffici. Il grave è che è nel centro storico. A 50 metri dal Duomo una costruzione del genere non ha senso, si potrebbe immaginare solo in centri solamente industriali, tipo a Katowice: è il paradigma della civiltà dell’orrore che ha devastato Milano negli anni cinquanta e sessanta.


Perchè è un capolavoro (di Federico Pozzoli)

Credits: @milanocityitalia IG

Perché Capolavoro? Può essere considerata esteticamente brutta, non per questo si può dire che non sia un capolavoro. La Torre Velasca segna il passaggio dall’architettura razionalista a quella postmoderna. Segnò questo passaggio un articolo di The Architectural Review che parlava della Torre Velasca come l’inizio di una nuova era. Lo faceva attaccando questo tipo di nuova architettura, definita come una “Ritirata dal moderno”.

Progettata dal glorioso studio BBPR, è stata costruita così perché sorge in una piazza di piccole dimensioni con i palazzi ravvicinati, la pianta così è stretta nella parte in cui ospita gli uffici mentre più in alto si allarga nella parte dove ci sono gli appartamenti residenziali che richiedono una metratura maggiore.

Da considerare che ci sono voluti più di dieci anni per costruirla: all’inizio doveva essere fatta di acciaio e vetro, ma l’industria in Italia non era all’altezza. Così si è invece costruita in cemento. In dieci anni è cambiata anche l’idea, si è passati dal vetro al cemento, e al tempo stesso si è segnata una rivoluzione. Da lì è partita tutta l’architettura post moderna con un rapporto molto stretto con la storia, come citazione e recupero. Ultimo punto da considerare è che nell’architettura postmoderna l’estetica è un elemento opinabile: non è un quadro rinascimentale, l’architettura postmoderna non è bella.



P.S. (di Andrea Urbano)

Anche l’architetto che ha progettato le Vele di Napoli ti darebbe le sue spiegazioni, direbbe che ha riprodotto lo spirito dei vicoli. La verità è che quale città europea vorrebbe questo straordinario esempio di opera post moderna? Concludo che quello che fa incazzare è l’imposizione del pensiero dominante. Il celeberrimo studio BBPR ha rappresentato la tirannia del pensiero dominante: hanno condizionato l’urbanistica e l’architettura di Milano per decenni. Guai a criticarli, guai a metterli in discussione.

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