Quattro perle di Milano che pochi conoscono

Danze macabre e fatine luminose nel Parco Agricolo Sud Milano, visite all’ombelico di Mediolanum, prospettive falsate. Nel capoluogo lombardo succede di tutto, anche che quattro luoghi davanti ai quali passiamo ogni giorno nascondano sorprese da farci rimanere secchi. E non è un modo di dire. 

Ossario di San Bernardino alle Ossa

Partiamo da San Bernardino alle Ossa. Chiunque passi sfrecci alle spalle del Duomo, subito dopo il Verziere e Largo Augusto, non può non scorgere l’enorme tiburio ottagonale di questa chiesa situata in piazza Santo Stefano.

La sobria architettura dell’esterno nasconde una delle più stupefacenti decorazioni di Milano: un ossario con le pareti interamente decorare di ossa vere.
Venne costruito nel 1268 dalla Confraternita dei disciplini e ad oggi richiama fedeli e curiosi che si domandano: di chi sono quelle ossa?

Non si sa se si tratti di quelle in esubero dall’attiguo cimitero dei lebbrosi, di pertinenza del complesso detto “di San Bernardino alle Ossa o San Bernardino ai Morti” e che si trovava in una vasta area di ortaglie e boschi (siamo nel 1127, e a quell’epoca la chiesa era collocata al di fuori delle mura urbane).
Leggende meneghine alludono ai caduti contro gli ariani al tempo di Sant’Ambrogio, a santi e martiri meneghini, ma c’è chi pensa anche agli appestati manzoniani del 1630.

Quello che è certo è che la sistemazione artistica delle ossa, affidata all’architetto Carlo Buzzi e terminata dal suo allievo Gerolamo Quadrio, impressionò così tanto il pubblico che persino il re Portogallo Giovanni V ne volle riprodurre una identica a Lisbona.

Così come è cosa nota che, avvicinandosi alla chiesa nella notte di Ognissanti, non si potrà non sentire il cocciare di menischi, tibie, crani e falangi, impegnati nella danza macabra della morte e dei redivivi.

Per visitarla – aperto tutti i giorni dalle 7,30 alle 12,00 e dalle 13 fino alle 18.
Il sabato solo per il mattino e la domenica dalle 9 alle 12.
Visita gratuita.

Cascina Linterno

Anche questa è una storia che affonda al Medioevo di Milano. Dal cuore di Milano ci spostiamo a ovest, nell’attuale Parco delle Cave, accanto a Baggio.

La Cascina Linterno oggi è al centro di un’attiva opera di riqualificazione urbana per la difesa della sua storia, della attività agricola e la divulgazione degli usi e dei costumi rurali, attività queste che fanno capo all’Associazione Amici Cascina Linterno che ha strappato con le unghie e i denti questo brano di storia meneghina dall’incuria del tempo e degli amministratori.

Che forse non sapevano che a Cascina Linterno sono passati ospiti illustri: Don Giuseppe Gervasini, il “Pret de Ratanà”, capace di straordinarie guarigioni a cavallo tra Ottocento e Novecento, ma ancora di più Francesco Petrarca.

Pare infatti che il Poeta si compiacesse della sua “diletta solitudine” (1353-1361) in queste aree suburbane quando arrivò a Milano, all’epoca dei Visconti, trovandovi un paesaggio bucolico che ancora resiste.

Forse chi è passato qui di recente non sa tutta questa storia, ma è comunque rimasto affascinato dal calendario di eventi preparato da Cascina Linterno. Su tutte, il recupero della tradizionale “Lusiroeula”, in dialetto, la serata con la danza d’amore delle lucciole. Una notte al Parco delle Cave e tutto intorno alla Cascina avvolti dalle luci di queste minuscole fatine. 

Cripta di San Sepolcro

Scendiamo ora nelle viscere della terra, all’ombelico di Milano. Nel vero senso della parola.

In Piazza Santo Sepolcro si cela l’omonima chiesa. Un breve rampa di scale aperta nel profilo laterale dell’edificio conduce nei suoi sotterranei. Qui, il Cardinale Federico Borromeo ancora si ritira in preghiera nella sua cella monacale (una scultura policroma lo ricorda). Qui, o meglio, a pochi metri da qui, si cela il forum dell’antica Milano romana

La Cripta di San Sepolcro, aperta da poco più di un anno, ha accolto migliaia di visitatori e numerosi eventi, volti a ripercorrere la sacralità di questo punto nevralgico da cui è nata Milano ed i suoi rituali. Compreso quello dell’aperitivo che viene ancora preparato in serate apposite, su prenotazione, alla maniera degli antichi romani. 

San Satiro

E chiudiamo con una delle perle più straordinarie e meno note di Milano.

Via Torino. Esterno abside. Come di San Bernardino nasconde disegni di ossa, così l’abside di mattoni della Chiesa di San Satiro sorprende chi la veda, una volta superato il portale d’ingresso. 

A chi varchi la soglia della chiesa sembrerà la chiesa sarà profondissima. Avvicinandosi, invece, si accorgerà che il coro sul fondo della chiesa non è profondo che pochi centimetri. E’ la meraviglia della prospettiva rinascimentale opera dell’architetto romano Donato Bramante nel suo passaggio a Milano (fino al 1499). E dire che, alla corte di Ludovico il Moro, lui ci era arrivato come pittore.