Le 7+1 cose da VEDERE assolutamente a PADOVA

Una passeggiata alla scoperta di Padova, la città "Senza nome, del prato senza erba e del caffè senza porte"

Cappella Scrovegni. Credits: @churchmypassion (INSTG)

Oggi vi faccio visitare Padova. Una città molto vivibile, a misura d’uomo, che piace sicuramente a tutte le età. Città elegante, signorile e piena di storia, ma allo stesso tempo molto giovane, dinamica e godereccia.

Le 7+1 cose da VEDERE assolutamente a PADOVA

L’arte, a Padova, è di casa. Ville, chiese, musei, teatri. Qui non manca proprio niente. La Cappella degli Scrovegni di Giotto basterebbe già da sola a giustificare una visita alla città. La Basilica di Sant’Antonio, è una tappa che nessuno dovrebbe saltare almeno una volta nella vita.


Da un altro punto di vista, la vita dello studente universitario a Padova è molto attiva ed è bello come ci si possa spostare in città semplicemente a piedi o al massimo con una bicicletta.  Pandemia a parte, i locali e i ristoranti non mancano di certo, in centro a Padova. E il rito dello spritz è inevitabile. Le principali piazze della città si colorano immancabilmente di rosso-aperitivo già dalle quattro del pomeriggio, per la gioia dei giovani padovani e degli studenti fuoriporta.

Oggi vi consiglio le 7 tappe fondamentali della vostra visita a Padova.

#1 La Cappella degli Scrovegni

Interno della Cappella degli Scrovegni, Padova

Giotto definì la cappella come una “semplice costruzione”. Tanto semplice da ospitare il più importante ciclo di affreschi del mondo.



Giotto impiegò solamente due anni a completare l’opera. Nel 1303 ricevette l’incarico da Enrico Scrovegni e nel 1305 lo portò a termine. Enrico volle costruire la Cappella in suffragio dell’anima del padre, Reginaldo Scrovegni, che di cose da farsi perdonare ne aveva molte. Banchiere e usuraio, talmente famoso da finire nell’inferno della Divina Commedia. Con la Cappella degli Scrovegni, Giotto cominciò la rivoluzione della pittura moderna.

#2 La Basilica di Sant’Antonio

Basilica del Santo. Credits: @m.angeleri.959 (INSTG)

A Padova, Sant’Antonio è “Il Santo“, non serve specificare il nome.

La basilica è meta incontrastata di pellegrinaggio da tutto il mondo. Merita una visita anche per la presenza di molti capolavori dell’arte italiana. La prima cosa che si nota è la compresenza di stili diversi dovuti agli interventi che si sono susseguiti: la facciata romanica, il deambulatorio gotico con le sette cappelle, le cupole bizantine campanili moreschi.  Il “Tesoro della Basilica” con le reliquie del Santo si trova al centro del Deambulatorio. In diverse teche sono visibili la lingua e il mento intatti di Sant’Antonio. Segno, secondo la Chiesa, del riconoscimento che Dio ha voluto dare all’instancabile opera di evangelizzazione del Santo. Nella Piazza di fronte alla basilica non perdetevi il monumento equestre al Gattamelata: è una statua in bronzo di Donatello, autentica rivoluzione nella storia dell’arte: è stata la prima statua equestre di grandi dimensioni svincolata da altri elementi architettonici.

#3 Piazza delle Erbe, Piazza della Frutta e Piazza dei Signori

Il Mercato nelle piazze di Padova

Piazza delle Erbe, è da secoli il luogo di Padova deputato al mercato. I nomi che si sono susseguiti per definire questo ampio spazio e le zone circostanti ne hanno sempre indicato l’origine e la funzione commerciale: “Piazza della Biada“, “Piazza Del Vino“.

Persino le scale dell’imponente Palazzo Ragione venivano chiamate “Scala delle Erbe” perché vi si riunivano i venditori di lattughe, cipolle, porri, verze o “Scala del vino” o la “Scala dei ferri lavorati“. A pochi passi da Piazza Erbe, divisa dal Palazzo della Ragione, troviamo Piazza della Frutta.

Le due piazze sono unite dal “Volto della Corda” o “Canton delle busie“ (Angolo delle bugie), passaggio coperto chiamato così perché qui i bugiardi, i falliti, gli imbroglioni e i debitori venivano colpiti sulla schiena con una corda. Le corde rimanevano sempre appese a cinque anelli di pietra infissi nel muro come monito.

L’angolo sotto al “Volto della Corda” prende il nome di “Canton delle busie” perché qui i commercianti usavano tenere le loro trattative. Ancora oggi si possono vedere le pietre bianche con le antiche misure padovane, con lo scòpo di impedire che i venditori imbrogliassero i clienti.

Piazza dei signori si trova nelle immediate vicinanze delle altre due piazze. Assieme ad esse, forma la zona deputata al rito dell’aperitivo, a cui nessun giovane padovano sembra voler resistere.

#4 Palazzo della Ragione

L’imponente Palazzo della Ragione di Padova

Su Piazza delle Erbe si affaccia il più imponente palazzo cittadino, nonché simbolo di Padova: è Palazzo della Ragione, risalente al 1208 circa. Nel corso dei secoli è stata la sede del Tribunale, da cui prende il nome. I padovani lo chiamano anche “Il salone” perché il primo piano è in realtà un unico ambiente a forma di salone, per molti secoli il più grande del mondo, a cui si accede dalla “Scala delle Erbe(vedi sopra) in Piazza delle Erbe.

L’interno del palazzo è un colpo d’occhio non indifferente: un unico ambiente lungo 80 metri e largo 27, totalmente affrescato. Fino al 1420 c’erano gli affreschi di Giotto, distrutti durante  un terribile incendio. Il ciclo pittorico all’interno del palazzo è uno dei più grandi al mondo: si susseguono motivi zodiacali, astrologici, religiosi, animali, che simboleggiano le attività della città, nei diversi periodi dell’anno e l’intervento dei giudici del palazzo per sistemare le questioni.

#5 Prato della Valle

Prato della Valle, Padova

La piazza di Prato della Valle, grazie alle sue dimensioni particolarmente generose (88620 mq), è motivo di fierezza per i padovani, in quanto per estensione totale è seconda solo alla Piazza Rossa di Mosca.

E’ formata da un’isola centrale, completamente verde, chiamata Isola Memmia, in onore del podestà che commissionò i lavori. Intorno all’isola c’è una canale di circa 1,5 km di circonferenza, circondato da una doppia fila di statue numerate (78) di personaggi famosi del passato. Per raggiungere l’isola centrale ci sono 4 viali incrociati con relativi ponti sul canale.

La piazza sorge in un luogo da sempre fulcro della vita di Padova: qui c’era un grande teatro romano e un circo per le corse dei cavalli. Vi furono martirizzati due dei quattro patroni della città, Santa Giustina e San Daniele. Nel Medioevo si svolgevano fiere, giostre e feste pubbliche.

Una serie di lavori cominciati negli anni ’90, ha ridato vita alla piazza. Un nuovo assetto della vegetazione dell’isola consente ora il suo utilizzo da un grande numero di giovani, soprattutto nei mesi estivi, come luogo di ritrovo per studiare all’aperto o prendere il sole. L’aumento dell’illuminazione pubblica ha permesso anche l’uso serale, soprattutto d’estate. In questo periodo dell’anno l’isola è gremita di ragazzi tra i quali spesso si formano veri e propri gruppi che intrattengono la gente con musica o piccole recite improvvisate. Da alcuni anni, l’esterno dell’isola, essendo asfaltato, è spesso utilizzato da pattinatori; in alcune occasioni si svolgono vere e proprie gare di pattinaggio professionistico.

#6 Palazzo del Bo e Gabinetto Anatomico

Il teatro anatomico del Palazzo del Bo, Padova

L’Università di Padova si trova a dover gestire una eredità storica non indifferente. Dal 1222 nelle aule di Palazzo del Bo, sede per eccellenza dell’Università patavina  (prende il nome da un’antica locanda di un macellaio) sono passati personaggi del calibro di Leon Battista Alberti, Galileo Galilei, Niccolò Copernico e molte altre personalità che ne hanno fatto un’istituzione mondiale in molti campi della ricerca scientifica.

Sono due i lasciti principali di 800 anni di cultura: il Teatro Anatomico e la Cattedra di Galileo Galilei. Il Teatro, voluto da Girolamo Fabrici d’Acquapendente nel 1594, è uno straordinario teatro in legno di noce che permetteva agli studenti di assistere, dall’alto, alle autopsie sui corpi. Un’iscrizione all’ingresso del teatro recita “Hic est locus ubi mors gaudet succurrere vitae“, cioè “è questo il luogo dove la morte gode nel soccorrere la vita“. Nella Sala dei Quaranta, chiamata così denominata per i quaranta ritratti di studenti stranieri, c’è la cattedra di legno da cui Galileo insegnò matematica e fisica dal 1592 al 1610.

#7 Il Caffè Pedrocchi

L’imponenza del Caffè Pedrocchi, Padova

Nel cuore della città di Padova si trova lo storico Caffè Pedrocchi. Il Pedrocchi è uno dei simboli di Padova, luogo eletto per la degustazione del caffè e della cucina.

Si dice di Padova che sia la città “Senza nome, del prato senza erba e del caffè senza porte”: la Basilica di S. Antonio, detta “del Santo”‚ il Prato della Valle, fino all’800 privo d’erba, e il Caffè Pedrocchi, “senza porte” perché rimase aperto giorno e notte dall’inaugurazione nel 1831 fino al 1916.

La presenza a Padova di un Gran caffè internazionale si deve ad Antonio Pedrocchi, famoso caffettiere, citato da Stendhal ne “La certosa di Parma”: «È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia.»

Ai primi dell’800 nei numerosi caffè si mescolavano nobili e borghesi, intellettuali e popolani. Antonio Pedrocchi sognava un caffè monumentale, dall’architettura rappresentativa e funzionale, situato proprio al centro della città, di fronte all’Università e alla Gendarmeria Austriaca. Chiamò a realizzarlo Giuseppe Jappelli, famoso architetto ed ingegnere di idee illuministe e profondo conoscitore del gusto asburgico che lo inaugurò nel 1831.

Il Pedrocchi divenne presto crocevia di intellettuali e letterati, “luogo dove nascevano le idee”, dove si organizzavano feste, balli, riunioni massoniche e persino trattative commerciali. Punto di riferimento per i padovani, ma anche per i viaggiatori e gli uomini d’affari provenienti da tutta la Penisola, che in quest’imponente edificio neoclassico trovavano sempre accoglienza e ristoro.

Tra gli ospiti illustri, oltre a Stendhal, si ricordano Alfred De Musset, George Sand, Téophile Gauthier, Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Filippo Tommaso Marinetti e molti altri.

L’8 febbraio 1848, il ferimento di uno studente universitario all’interno del locale diede il via ai moti risorgimentali italiani. Episodio ancora oggi ricordato nell’inno ufficiale universitario.

# 7+1 La Torre dell’Orologio

La Torre dell’Orologio, Piazza dei Signori, Padova

Nell’elegante Piazza dei Signori è possibile ammirare la Torre dell’Orologio, non un semplice quadrante che segnala l’ora, ma un vero e proprio monumento. L’attrazione si distingue per essere un orologio astronomico che segnala mese, giorno, fase lunari e luogo astrologico. Di colore azzurro, spicca sul bianco della torre che separa Palazzo Capitanio dal Palazzo dei Camerlenghi e risale al periodo in cui la Serenissima Repubblica di Venezia conquistò Padova nel 1405.

Sul quadrante dell’orologio manca il segno della bilancia. Secondo una leggenda il costruttore volle denunciare la mancanza di giustizia della committenza, che pagò una cifra inferiore a quella pattuita. In realtà l’orologio segue il sistema zodiacale pre-romano, in cui Bilancia e Scorpione sono un unico segno.

Credits: caffepedrocchi.it, travel365

Continua la lettura con: Il più antico TEATRO coperto del MONDO

LUCIO BARDELLE

Riproduzione vietata a chi commette sistematica violazione di copyright appropriandosi contenuti e idee di altri senza citare la fonte

Se vuoi collaborare al progetto di Milano Città Stato, scrivici su info@milanocittastato.it (oggetto: ci sono anch’io)

🍾 ENTRA NEL CAMBIAMENTO: Ti invitiamo a iscriverti alle nuove newsletter di milanocittastato.it qui: https://www.milanocittastato.it/iscrizione-newsletter/
Ti manderemo anche notizie che non pubblichiamo sui social

Le città più internazionali e aperte al mondo sono delle città stato come #Amburgo #Madrid #Berlino #Ginevra #Basilea #SanPietroburgo #Bruxelles #Budapest #Amsterdam #Praga #Londra #Mosca #Vienna #Tokyo #Seoul #Manila #KualaLumpur #Washington #NuovaDelhi #HongKong #CittàDelMessico #BuenosAires #Singapore

Il nostro sogno per l’Italia? Un’Italia federale, con forte autonomia per le aree urbane e i territori omogenei. Un Paese che premi il fare rispetto al non fare, con una forte propensione all’innovazione, che valorizzi le sue eccellenze distintive e che miri a essere sempre migliore, mettendo al centro il cittadino libero e responsabile verso la comunità. 


Articolo precedenteIl CASALE che sembra fatto dal PALLADIO
Articolo successivoQuesta notte tutti svegli: ci sarà la SUPERLUNA ROSA
Lucio Bardelle
Nasco a Dolo (VE) nel 1979. Mezzo padovano, mezzo vicentino, cresco nella terraferma veneziana, alimentandomi di sogni, come tutti gli adolescenti. Mi laureo in Economia e Turismo a Venezia, poi viaggio, per lavoro e per piacere. Cambio 4 città e una decina di case. Una delle tappe è Milano. L'ultima è, per caso, Venezia, la città da cui sono partito. Sono appassionato di musica rock, suono la chitarra e il basso, corro. Scrivo per una associazione locale a sostegno del cittadino (Oltre il muro), creata da Pietro, uno dei miei migliori amici, infortunatosi 15 anni fa durante una partita di calcio.