Il SISTEMA di ASSEGNAZIONE delle CASE POPOLARI di Milano non funziona: 1 su 3 rimane SENZA INQUILINI

Milano potrebbe assegnare, ogni anno, fino a duemila alloggi, ma questo avviene solo in parte

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Milano potrebbe assegnare, ogni anno, fino a duemila alloggi, ma questo avviene solo in parte. Mentre Comune e Regione si rimpallano le responsabilità, gli appartamenti restano sfitti.

Il SISTEMA di ASSEGNAZIONE delle CASE POPOLARI di Milano non funziona: 1 su 3 rimane SENZA INQUILINI

# Un patrimonio immenso

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Settantamila alloggi, cosiddetti popolari, sono l’ordine di grandezza del patrimonio immobiliare a disposizione per Milano. I proprietari sono essenzialmente due: il Comune, che li gestisce tramite MM, ne possiede 28 mila; Regione Lombardia gli altri 39 mila, gestiti tramite ALER.


I fattori che influenzano le assegnazioni possono variare tra la ristrutturazione degli alloggi, a carico dei rispettivi enti proprietari, trasferimento degli inquilini in un’altra città o il loro decesso. Tutte variabili che rendono disponibili circa 2.000 alloggi all’anno, che vengono assegnati da Palazzo Marino attraverso il “Piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali”. Un piano che di roboante ha solo il nome.

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# Il sistema di assegnazione non funziona

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Studiando il biennio 2020-2021, con tutte le attenuanti del caso, si può tranquillamente decretare che il sistema di assegnazione delle case popolari, nella Milano dell’efficienza, non funziona affatto.
Nel 2020 si dovevano assegnare 2.550 alloggi ma, alla fine dell’anno, solo 864 son stati consegnati.
Se la gestione del 2020 piange, quella del 2021 non ride: della disponibilità di 2.014 case, solo il 63% è stata realmente sfruttata, consegnando le chiavi degli appartamenti a 1.270 famiglie.



La legislazione per i criteri di assegnazione è in capo a Regione Lombardia che, nei due anni in considerazione, ha sfruttato due leggi regionali diverse. Il 2022 parte con una terza legge, nata per assegnare 2.200 appartamenti, 950 del Comune e 1.260 di ALER.

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# La graduatoria… delle polemiche

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Mentre i milanesi aspettano la pubblicazione delle graduatorie che assegneranno loro un tetto stabile, l’Assessore comunale alla casa Maran e il suo omologo regionale Mattinzoli, si sono rimpallati responsabilità e accuse di inefficienza a mezzo stampa.
Dalla pubblicazione della legge regionale, a metà gennaio 2022, fiumi di parole e di inchiostro, si sono rincorse sulle principali pagine milanesi.

Maran ha suggerito 3 modifiche alla legge, giudicandola farraginosa e che impedisce l’assegnazione di 1.000 alloggi, imputando l’ostacolo alla burocrazia; Mattinzoli risponde che l’inefficienza è solo a Palazzo Marino, che trascura elementi come la sicurezza degli utenti, cercando scappatoie per velocizzare le assegnazioni.

Mentre Comune e Regione riempiono le colonne dei quotidiani, cartacei e online, gli appartamenti restano vuoti.

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# Dalle occupazioni, alla ristrutturazione e poi alle assegnazioni

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Due alloggi su tre sono rimasti sfitti nel 2020, uno su tre nel 2021, sono sintomi importanti, di quelli che creano l’emergenza abitativa di cui soffre Milano da tempo.
Il fenomeno delle occupazioni abusive è calato drasticamente: nell’ultimo decennio le occupazioni consolidate sono diminuite del 65%. Il lavoro di recupero e ristrutturazione degli alloggi, però, rischia di essere vanificato dal sistema di assegnazione, che rende difficile la pratica da parte dei cittadini più fragili, col risultato che le case restano vuote e alla mercé di nuove occupazioni abusive.

Sembra il cane che si morde la coda, mentre rincorre una via più snella per consegnare le case popolari a chi non è in grado di pagare i costosi affitti imposti dal mercato a Milano.

# Snellire la burocrazia

Credits: linkiesta

L’annosa questione dei moderni stati nazionali è una domanda di quelle esistenziali: “Si può snellire la burocrazia”?
La risposta è sì, ma dobbiamo desiderarlo tutti ed iniziare a spingere dal basso. Le soluzioni bottom up sono proprio quelle che hanno spinto l’evoluzione delle comunità sociali.

Ogni milanese ha, attualmente, sette livelli di burocrazia che interferiscono con la propria vita. Dal più vicino al più lontano, sono Municipio, Comune, Provincia, Regione, Camera, Senato e Parlamento Europeo i quali, non di rado, si occupano delle stesse cose. Molto spesso chiedono al cittadino di ottemperare alla compilazione di un identico modulo in molteplici copie, per permettere ad ognuno di loro di apporre un timbro, quasi la vessazione degli individui conferisca loro autorità.

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# Il progresso della città

Credits: @dade964 IG

Si può e si deve snellire questa assurda catena burocratica, che non porta alcun progresso.
Basta attraversare le Alpi, per vedere come alcune città, che godono di maggiore attenzione, abbiano compiuto salti di qualità in avanti, con poteri territoriali straordinari.
Possiamo pensare tutti insieme di chiedere, per Milano, autonomia e poteri da regione, come quelli che hanno le maggiori città europee?

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LAURA LIONTI

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