Superbia, ultima fermata

La superbia indica il mettersi al di sopra del bios, delle leggi della natura

Tarquinio il Superbo

Nell’antica Roma l’ultimo re fu Tarquinio il Superbo.
Gli venne affibbiato questo soprannome perché volle imporre con la violenza la sua autorità al di sopra di qualunque altra istituzione o potere e, per questo suo comportamento, per la prima volta un re di Roma divenne inviso sia ai patrizi che ai plebei.

La superbia in questo caso fu di buon auspicio perché aprì le porte alla nascita della Repubblica e di un sistema più democratico. Per scongiurare il ripetersi di un eccessivo potere nelle mani di una sola persona per un lungo periodo ci furono due consoli con i medesimi poteri che consentirono una grande espansione di Roma.


Dal punto vista etimologico la superbia indica il mettersi al di sopra del bios, delle leggi della natura. In generale è superbo chi si pone al di sopra di quelle che sono le sue funzioni e le sue capacità.
Ai nostri tempi sembra che la superbia sia diventata una mentalità diffusa, in particolare chi ha una posizione di comando tende ad arrogarsi un potere senza alcun limite.

In particolare con l’emergenza il potere sembra caduto nella trappola della superbia, arrogandosi un controllo sulle libertà dei cittadini come mai avvenuto nella storia della Repubblica italiana. Con l’arroganza di farlo in nome di un controllo e di una gestione di forze naturali che per definizione non sono alla portata della politica.

Ogni governante oggi si sente autorizzato a esternare comportamenti paternalistici e autoritari che travalicano le regole del sistema democratico.
Come nel caso dell’ultimo re di Roma la condanna verso questi atteggiamenti è trasversale a tutti gli ambiti della società.



La storia ci insegna che la superbia è spesso il canto del cigno del potere, il segnale della perdita di autorità.

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