Milano non è un PAESE per vecchi

Dagli anziani ai malati psichici: le mie proposte di assistenza per una città che si prenda cura anche degli ultimi

non è un paese per vecchi

Anziana di 93 anni con un figlio di 68 anni malato, sfrattata a Milano, senza casa, costretta a vivere in un centro di accoglienza: Milano fa abbastanza per gli anziani non autosufficienti? Secondo la mia opinione, no.

Milano non è un PAESE per vecchi

I motivi possono essere vari, giusti o sbagliati che siano, fatto sta che gli anziani di Milano sono in balia di problemi supplementari: immigrazione, truffe, violenze, abbandono, non riescono a stare al passo con il tempo. Milano non è una città per anziani, anzi gli anziani sono gli emarginati di questa società, fatta di tolleranza farlocca ed interessi. Mancano strutture per anziani malati non autosufficienti economicamente, il caso sopra citato di un’anziana con il figlio malato è emblematico, sistemata non in una casa di cura, ma in un lager di richiedenti asilo politico.

Una delle soluzioni ce l’abbiamo sotto gli occhi

Una casa di cura costa dagli 80 agli 85 euro al giorno, compresi personale OSS, infermieri, dottori, cucina, terapie, medicinali, esami in ospedale. Vi fate un’idea di quanto è costoso un centro specializzato per anziani? Abbiamo delle strutture abbandonate, dove la microcriminalità prospera, che si potrebbero trasformare in centri di assistenza non solo per anziani, ma anche come aggiunta di reparti ospedalieri, come Medicina Nucleare, Odontoiatria, ecc.

non è un paese per vecchi
Complimenti a due poliziotti che salvano un anziano a rischio di ipotermia ad Alessandria

Dagli anziani ai malati psichici: le mie proposte di assistenza

Il servizio di assistenza agli anziani è spesso svolto da chi dovrebbe dedicarsi ad altro, come le forze dell’ordine che intervengono in loro aiuto come se fossero Operatori Socio–Sanitari, Psicologi, Dottori di malattie neurologiche (Alzahimer, Parkinson, ecc).

Una delle ragioni di questo disordine nell’assistenza è anche la legge Basaglia che con la chiusura dei manicomi ha lasciato a sé stesse molte persone che hanno patologie psicotiche (con alcolismo, stupefacenti, barbiturici, malattie neurologiche) e rappresentano un pericolo per sé e per gli altri. C’è chi, come Emma Bonino, che vuole eliminare i TSO: io proporrei invece case di cura gratuite per i malati non autosufficienti e disadattati. Proporrei in più l’obbligo per gli alcolisti e per chi è affetto da gravi dipendenze di entrare in strutture in cui possono guarire. Penso al detto “meglio prevenire che curare“: se intervieni su un ragazzo in un modo sbagliato otterrai un anziano in cronico bisogno.

DANIELE VASTA

 

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