Il vuoto che rincorre se stesso


L’aggettivo metafisico è un inganno della modernità.
In realtà esiste una dimensione unica dell’essere umano. Separare il metafisico significa aver perso la visione totale dell’atto esistenziale, la dimensione intima con il cosmo che per natura è presente in ogni essere umano al momento della nascita, come sostenuto dai saggi di ogni tempo.


Non è normale che la nascita ci faccia sentire come gettati fuori, dovremmo nascere come distinti in una parte ma facenti parte di una unica intelligenza che ci sostiene. La metafisica come viene intesa oggi è conseguente della cecità in cui siamo precipitati.
Non è reale che ci sia una dimensione fisica e una dimensione metafisica.
Così come non è reale che ci sia una dimensione soggettiva e una dimensione oggettiva, perché l’essere umano autentico percepisce l’infinito esposto come proiezione dell’intimo del suo essere.  

L’atto metafisico si dovrebbe risolvere nell’evidenza soggettiva di questa intelligenza che è in me e in tutto. E dove la dualità, la contrapposizione oggetto-soggetto, permane solo per l’incapacità di riconoscere questo atto unico che ci sostiene. Anche la dialettica io-tu, o individuo e società, non è reale per come la vita è costituita.



Con il decadere della manifestazione esistenziale, con il trascorrere dei secoli, l’impossibilità di analizzare l’intero agente, e quindi di analizzare l’essere umano nella sua interezza, ha ridotto l’uomo al frammento della coscienza e dell’attività cerebrale in un senso strettamente fisiologico. Ha fatto in modo che si perdesse di vista il reale funzionamento di questo essere che resta sconosciuto a se stesso.

Il materialismo è la conseguenza di regole che hanno analizzato solo una porzione dell’intero, regole che sono disfunzionali all’intero. E, prima che essere un atteggiamento nei confronti del mondo, è un atteggiamento dell’uomo verso se stesso.

Da questa riflessione si può capire tutto il dolore che viene testimoniato in ogni forma di arte, di cultura, per cui l’uomo è assente a se stesso.
In un passato recente esistevano correnti filosofiche e di pensiero che si interrogavano su questa assenza e, quindi, su questa disperazione interiore dell’essere umano. Ma nel luna park elettronico della società contemporanea la disperazione è diventata norma, senza essere più capace di riflettere se stessa.

Siamo passati dalla riflessione sull’assenza all’assenza di riflessione sull’assenza stessa. Ci siamo macchinizzati a tal punto da non essere più consapevoli di essere assenti.
Abbiamo una tensione che viene deviata al di fuori della sua naturale insoddisfazione, in un vuoto che rincorre se stesso.

A oggetto ti sei ridotto e solo oggetti cercherai. Rimanendo sempre insoddisfatto per ogni oggetto che troverai.

Continua la lettura con: No panem, no circenses

LA FENICE

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