Benvenuti nell’ERA della DISINTEGRAZIONE

Si sta dissolvendo il vecchio mondo, in tutte le sue forme

ph. hugorouffiac - pixabay

Si sta dissolvendo il vecchio mondo, in tutte le sue forme.
Vecchio mondo nelle sue basi economiche, sociali, nel progresso post illuminista che ha messo la tecnologia al posto delle idee. 

# La disintegrazione dei giovani

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Fino a 10-20 anni fa la tecnologia era portata avanti da giovani perché era strumento di innovazione. Oggi viene difesa da persone mature perché da elemento di innovazione è diventata arma di controllo e di potere. E gli stessi giovani che in ogni epoca sono stati l’elemento più vitale della società, oggi sono in gran parte già vecchi, residuati di idee già consumate, dissociati dall’esperienza del vissuto. 
Un po’ come è successo con il ’68: gli stessi che combattevano per una rivoluzione sociale, oggi colonizzano i media e si sono trasformati in questurini dell’informazione. 

# Va a fuoco il paradigma fondante della modernità

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Tutto si sta dissolvendo. Ma l’elemento chiave della fine di un’era è che negli ultimi due anni è andata a fuoco la scienza. Ma chi la sta portando alla distruzione non sono quelli che la stanno rifiutando, al contrario: sono quelli che la stanno utilizzando come arma di dominio.

Il paradigma scientista ha dominato la modernità, è il fondamento della modernità. Prima ha preso un aspetto intellettuale nel positivismo, poi è diventato sempre più un’esaltazione della tecnica più che della conoscenza, in ogni ambito dell’umano.

Dal punto di vista del macro ciclo che ha coinciso con la rivoluzione industriale, che aveva alla base il paradigma scientista nel suo aspetto tecnico, ora siamo al crollo di quel paradigma. Che era nato come risposta alla religione, nello scontro tra dogma fideistico e conoscenza sperimentale, fino a rinnegare proprio la sua ragione di essere.
La scienza che aveva aperto la porta alla conoscenza si è progressivamente trasformata in ciò che ha reso marcia la religione: così come quella ha trasformato la spiritualità in dogma, in uno strumento di potere e di subordinazione, la scienza invece di liberarla ha sequestrato la conoscenza. 

# La disintegrazione dell’Io razionale

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La disintegrazione è multidimensionale a livello sociale e a livello soggettivo. Ogni mondo che finisce corrisponde alla fine di un Io. Ogni Io finisce con la consapevolezza di una realtà che sta svanendo. 

Si ha un crollo di strutture propedeutiche a un certo tipo di sviluppo che investe in modo diverso le due grandi categorie di esseri umani a seconda della relazione che hanno con il sistema di cui fanno parte. Quelli che in questo mondo non hanno trovato un loro posto, hanno un desiderio di cambiamento. Quelli che questo ruolo lo hanno trovato, fanno di tutto per non accorgersi che ciò in cui credono sta venendo giù.
Proprio chi crede di aver conseguito un risultato sociale a cui ha dedicato la sua vita fa di tutto per non vedere che gli si sta squagliando in mano.

# Anche le reazioni al sistema stanno finendo in cenere

Fine dell’edonismo, della globalizzazione permanentemente deflattiva, della crescita continua, dell’espansione del debito. Stanno venendo incenerite anche le fasulle risposte al sistema, come i movimenti antagonisti al governo politico o le criptovalute.
Questo è inevitabile perché fino a quando prendi una delle due posizioni della dialettica nel sistema, sei parte della stessa coazione a ripetere che porta a una privazione del contatto con il reale. 

Un mondo vecchio è finito, un altro non è ancora nato, viviamo nella dissoluzione. Una dissoluzione che è necessaria per la rinascita. Una delle caratteristiche di chi vive nella dissoluzione è che ci si trova tutti fuori posto. Sia come progressisti che come conservatori. Sia come paladini del potere che come suoi antagonisti. 

# L’orizzonte della disintegrazione

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Quale può essere l’esito di questo processo? La risposta potrebbe essere l’affermazione di una nuova grande idea.
Questo processo potrebbe condurre al momento dell’immaginazione come nei primi tempi di ogni rivoluzione. Ma quando l’illusione deve essere tradotta in realtà si scontra con i limiti imposti dalla realtà. Perché è nei limiti della realtà che si struttura la società nuova. Altrimenti ogni porta che si apre è semplicemente un nuovo corridoio del labirinto. 

Forse l’unica soluzione sarà qualcosa di ancora più grande, come un intervento ab extra. Potrà essere un’azione umana ma governata da qualcosa di sovra umano, che agisce nella sfera del metafisico.

Per poter approdare a una reale novità di azione e di sviluppo la premessa è la grande rottura di questa rete che sta imprigionando come una ragnatela ogni sviluppo della civiltà umana. Una rete fatta di manipolazione informatica ed elettromagnetica dell’ambiente in cui viviamo.

# Vivere nell’era della disintegrazione

Nell’attesa di questo, l’unica azione sensata sembra quella di porsi in una posizione di affrancamento da un sistema che collassa. Mettersi in disponibilità, di vedetta a ciò che potrà realmente riportarci al contatto con il reale.
La vera redenzione passa attraverso l’apertura, la disponibilità, l’umiltà, tutto ciò che è l’esatto contrario della società dell’ego, del dogma, dell’imposizione autoritaria di un paradigma.

Forse la condizione migliore per vivere questa fase della storia è di scegliere il modo e il luogo per assistere con il maggiore distacco emotivo e materiale possibile al compimento di questa disintegrazione. Sapendo che questa grande rottura sarà combattuta con ogni mezzo da chi governa il mondo che crolla. 

“Pensare la realtà è il contrario di viverla” (Confucio)

Continua la lettura con: C’è troppo debito nel mondo

LA FENICE

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