Marco BASSANI: “Per MILANO sogno un RITORNO AL FUTURO”

Di Milano mi piacciono molto le dimensioni da cittadina cresciutella

Marco Bassani

Il mio rapporto con la Milano e la Lombardia è molto più viscerale di quanto non lo sia per altre persone che hanno avuto contorni familiari interamente racchiusi nella nostra
città-regione. Infatti, seppur non abbia nessun avo che, per quanto indietro si possa risalire nel tempo, sia nato al di fuori della direttrice Oltrepò-Milano-Como (Landoni, Figini,
Riccadonna e Bassani sono i cognomi dei miei nonni) sono nato in America e ho vissuto in svariati luoghi lontano dalla patria fino all’età adulta. Milano era sempre il punto di riferimento, nel senso che tutti i parenti e tutte le origini erano qui, ma per un lungo periodo la Lombardia era solo ciò che mi attendeva dentro le mura di casa, con un papà di Milano e una mamma di Como. Da trent’anni ormai vivo anche a Milano al di fuori dell’uscio domestico.

Marco BASSANI: “Per MILANO sogno un RITORNO AL FUTURO”

Marco Bassani

La cosa che ami di più di Milano?

Mi piacciono molto le dimensioni da cittadina cresciutella, che puoi attraversare a piedi da una parte all’altra in un’oretta. Facendo poi il professore universitario e avendo avuto migliaia di studenti nell’ultimo quarto di secolo non esiste nessuna forma di anonimato da grande città. Se esistessero ancora i cinema porno o i pornoshop non potrei andarci, non vi è luogo nel quale non mi giunga rapidamente un “buongiorno prof”. Insomma, questa sua dimensione grandicella, ma molto umana e di quartiere mi piace davvero.


Quella che invece ti piace di meno?

La trasandatezza mediterranea che purtroppo sta prendendo sempre più piede: dalla sporcizia dei parchetti, all’incuria per tutto ciò che è pubblico. Il lungo matrimonio, davvero infelice, fra la Lombardia e l’Italia ha significato per Milano esser l’avanguardia,
certo sempre un po’ meno povera e più “fortunata”, di un Paese (ideale, reale, convenzionale) che arriva fino a dove nei momenti di cielo terso si vede il lungomare di Tripoli. Milano non ha avuto la forza di salvare le aree italiche dal loro declino ineluttabile e
inarrestabile. È stata trascinata in vortice levantino dal quale non vedo via d’uscita.

 Il tuo locale preferito?

Da Giulio in Corso San Gottardo, oppure Aimo e Nadia. Dipende dalla grassezza momentanea del portafogli.

Il Luogo di Aimo e Diana

Il tuo passatempo preferito a Milano?

Camminare da solo verso la Facoltà o senza meta precisa. Alla ricerca di un caffè Napoli.



 La canzone su Milano a cui sei più legato?

La ballata del Cerutti, Cerutti Gino … banalotto.

 Il luogo dei dintorni di Milano che ami di più?

Quanto dintorno? Ovviamente la mia casa di famiglia con vigne annesse nell’Oltrepò pavese, se ci si può spingere fino a 54 chilometri. No, nelle vicinanze strette non vi è nulla che mi piaccia particolarmente.

Oltrepò Pavese

La cosa più bella che ti è capitata a Milano?

I miei figli, portarli a giocare a pallone e in giro con gli amici. Le uniche cose davvero cariche di senso che abbia mai fatto.

Marco Bassani

La fermata della metro a cui sei più affezionato (e perché)?

Odio la metropolitana. Mi pare una roba da Novecento neanche inoltrato. La evito come la peste. Porta Genova è almeno vicino a casa mia.

La cosa più curiosa che hai visto a Milano?

Mi fa sempre ridere il fatto che nonostante la composizione etnica della città muti da ormai un secolo, al punto che oggi non vi è probabilmente che una maggioranza relativa di lombardi, l’insulto più diffuso durante gli alterchi per strada sia “meridionale!” (si,
insomma l’equivalente offensivo). Nel mio cortile qualche mese fa un pugliese lo ha gridato a un calabrese. E il dialogo è proseguito con un “senti chi parla”. Mi veniva in mente il film “si ringrazia la Regione Puglia per averci fornito i milanesi”.

Il quartiere che ami di più?

Ticinese: da Piazza XXIV maggio fino quasi allo IULM.

Credits conor.adam IG – Ticinese

Caro Sala ti scrivo… (cosa chiederesti al sindaco per rendere Milano ancora migliore)?

Nulla di nulla, ritengo davvero il nostro sindaco una persona di nessun valore intellettuale, pratico, umano. Non mi spingo oltre per evitare denunce.

Milano città stato: sei a favore oppure no a che Milano abbia un’autonomia simile a una regione o a una provincia autonoma, come l’hanno le principali città d’Europa?

Si, Milano dovrebbe essere una città Stato in una Lombardia indipendente. L’Italia dovrebbe scomparire come unità politica. Per il bene di tutte le popolazioni italiche.

Se dovessi lasciare Milano in quale città ti piacerebbe vivere?

Andrei nel sud degli Stati Uniti, Georgia, Alabama o meglio ancora Florida. Vivrei volentieri nei dintorni di Miami o ad Atlanta.

Credits: @lifemiamibeach
Miami

Se avessi due miliardi per Milano che cosa faresti?

Molto semplice: comprerei Milan e Inter. Poi farei fallire la seconda squadra di Milano (mi dicono sia già fallita, basterebbe certificarlo una volta per tutte). E lascerei un’unica squadra per la nostra città. Trovo sgradevole dover condividere lo stadio, i bar, le
piazze e le vie con chi è calcisticamente in grave errore, ai bordi del Male assoluto. Dopo un paio di generazioni il ricordo dell’altra squadra scomparirebbe e Milano si riconoscerebbe in un’unica squadra, come Napoli.

Credits: frontgroup.ch
milan e inter

Un sogno per Milano: qual è il tuo più grande auspicio per il futuro di Milano?

Io sogno che il Milanesato torni a quella situazione di progresso relativo che aveva pochi rivali in Europa, ad esempio all’epoca di Maria Teresa, ma anche molto prima.
Sogno il ritorno della nostra città nell’alveo dell’Europa fredda, lontana dal calore politico e assistenziale dei problemi mediterranei. Una sorta di ritorno al futuro, a quella Milano che aveva il suo più autentico cantore in Carlo Cattaneo ed era fondata su un’idea di progresso della società che si vedeva nella produzione materiale e gli scambi, ossia ricco di relazioni umane e risorse che diventano tali solo grazie alla mente dell’uomo. Ma per realizzarlo dobbiamo frantumare il dogma dell’unità politica di questa espressione geografica.

Marco Bassani

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