“Questa città mi è entrata nelle vene”: io PALERMITANA, milanese per scelta

Dicevo sempre “mai a Milano, piuttosto vegeto qui”

Credits: Andrea Cherchi (c)

Era il 26 Febbraio del 2015, il giorno era arrivato, il mio volo per Milano sarebbe partito alle 17:00. Avevo deciso di lasciare la mia città natale, Palermo, per trasferirmi a Milano, città un po’ ostica per chi lì non ci è nato ma ne ha solo sentito parlare. Dicevo sempre “mai a Milano, piuttosto vegeto qui”, ma Milano proprio no.. finii per innamorarmene perdutamente.

“Questa città mi è entrata nelle vene”: io PALERMITANA, milanese per scelta

# Milano era l’unica città che poteva darmi opportunità

Credits: milano.repubblica.it
Fuorisalone

Volevo cambiare vita, volevo di più di quello che  avevo fino a quel momento costruito, volevo che i sacrifici fatti durante gli studi dessero i loro frutti e sapevo che Milano sarebbe stata l’unica città in grado di darmi questo. A Palermo avevo una vita molto tranquilla: lavoricchiavo, uscivo con gli amici di sempre e ammiravo il mio amato mare, cosa che, fra tutte, mi è sempre mancata di più ma ero frustrata, infelice, mi sentivo irrisolta. Allora decisi: o cambiavo la mia vita o avrei ristagnato nell’infelicità in eterno. Sapevo che avrei dovuto pagare un prezzo, la nostalgia, ma alla fine ne è valsa la pena.


# La prima impressione? Trovarmi nel paese dei balocchi

Credits: milanoweekend.it
Milano

Sicuramente tutti quelli che hanno fatto l’esperienza di un trasferimento possono capire in quante parti il mio cuore si fosse spezzato quando sono salita su quell’aereo. E cosi arrivai in questa città cosi piena di luci, di colori, di gente che proviene da ogni parte del mondo, all’inizio mi sembrava di essere nel paese dei balocchi

Vedevo fiumi di persone correre alle 8 del mattino, andare da una parte all’altra con cosi tanta fretta da non accorgersi nemmeno di cosa stesse accadendo nei 2 metri successivi, gente che picchiava contro la mano per aver perso la metro, pur sapendo che il secondo dopo ne sarebbero passate altre 2 almeno, che si incazzava se ti mettevi sul lato sinistro della scala mobile, pur scusandoti per l’oltraggio commesso.

# “Scusi signorina c’è l’app”



Un giorno mi trovavo in via Boccaccio e avrei dovuto raggiungere Corso Monforte, allora, non conoscendo la città chiesi ad un passante se potesse indicarmi la strada, ma lui mi rispose “scusi signorina, c’è l’App”. Mi raggelai, non potevo credere che per un’indicazione stradale io dovessi scaricare un App! Trovavo tutto incredibilmente lontano da me, un modo di vivere molto diverso, una cultura distante anni luce da quella cui ero abituata e la cosa mi faceva sentire cosi tanto triste, cosi piena di nostalgia.

Allora pensavo che la mia permanenza sarebbe durata veramente molto poco (non ci credevo fino in fondo), però più passavano i mesi, più quello che dicevo si discostava molto dalle mie sensazioni, lo dicevo più per dire che per un reale pensiero.

# La meraviglia nei dettagli

credits: @milanodisera
IG

Passavano infatti i mesi e io stranamente iniziavo a sentirmi a mio agio, e mi accorgevo di piccoli dettagli che ti danno la misura che qualcosa ti si inizia a muovere dentro. Quando camminavo per strada mi perdevo nel guardare la sua bellezza, la sua eleganza, i profumi che vengono fuori da quelle strade piene di negozi, di vetrine colorate. Ad ogni angolo un evento, una manifestazione culturale, gente che balla nelle piazze, allegria, tantissima allegria.

Milano infatti non è la città della nebbia, del grigiore; ti riesce a regalare dei colori che ti lasciano senza fiato, con il verde dei suoi immensi parchi, il gioco di luci delle sue fontane che zampillano acqua a qualsiasi ora del giorno, il contrasto dei suoi meravigliosi vicoli, collocati in mezzo a costruzioni moderne.

# Milano mi ha ascoltata

Gae Aulenti e Bosco Verticale

Iniziavano ad arrivare anche le prime soddisfazioni sul lavoro, che diventavano sempre più nette, definite e costanti e io mi sentivo fiera di me per la prima volta. Passavano infatti i mesi e mi accorgevo che questa città mi era entrata nelle vene, io la sentivo, ne ero orgogliosa, sì, orgogliosa. Quando mi chiedevano dove vivessi adesso e io rispondevo “a Milano”, lo dicevo con un tale orgoglio che quasi stupiva anche me. La famosa nostalgia che mi aveva accompagnata per un bel po’ di tempo iniziava a lasciare spazio ad altro. Milano mi aveva cambiata, mi aveva resa una donna forte, mi aveva realizzata professionalmente.

È come se mi ascoltasse: tutte le volte che mi metto in testa di fare qualcosa, di coltivare una passione, ecco che si presenta l’opportunità per farlo, perché diciamolo, Milano non è solo la città del business, la grande città europea, è anche la città delle opportunità. Sì, è vero, mi sono dovuta adattare anch’io a delle logiche diverse dalle mie (ad esempio poi l’app l’ho scaricata!!) diversamente sarei stata tagliata fuori, ma alla fine i traguardi che volevo raggiungere li ho raggiunti e non solo traguardi professionali, ma anche personali.

# Il milanese è un diesel

Credits: westwing.it – Clotilde Brera

Sicuramente si è presa tanto, ma mi ha restituito altrettanto. D’altra parte la realizzazione degli obiettivi passa sempre dai sacrifici e Milano, più di qualunque altra città, te ne chiede tanti. Ho cominciato a conoscere tantissima gente, proveniente da ogni regione d’Italia e del mondo e anche, naturalmente, “Milanesi puro sangue” che non sono affatto freddi o scostanti per come voci di popolo descrivono. Il milanese è solo un diesel, è più rallentato rispetto ad altri, ma quando gli entri nel cuore, difficilmente ne esci.

Con non poca fatica iniziale avevo creato il mio micro-ambiente, avevo la mia salumeria di fiducia, la mia tintoria, uscivo di casa e nel mio quartiere tutti salutavano tutti, arrivai persino a lasciare le chiavi di casa alla signora del piano di sotto (milanesissima e super disponibile), perché dovevano venire a fare il controllo dei termosifoni a casa e io sarei dovuta andare in ufficio assolutamente. D’altra parte ho sempre pensato che sorriso chiama sorriso, educazione chiama educazione e rispetto chiama rispetto, che tu sia milanese, palermitano o svedese!

# Ora anch’io corro, Milano mi ha adottata

Credits: allafinediunviaggio.com
andare di fretta Milano

Adesso vivo qui da 7 anni e diciamo che praticamente mi sono “milanesizzata” pure io. Tutti quegli aspetti che all’inizio, bonariamente, prendevo in giro, adesso fanno parte di me. Anch’io corro, mi arrabbio se perdo la metro e ho un’app per ogni situazione, anche quella che mi ricorda la lista di cose che devo fare nel quotidiano!!

Si lo so, sembra tutto un po’ buffo, ma alla fine è solo questione di abitudine. Ogni volta che mi allontano, anche solo per brevi periodi, Milano mi manca. Continuo ad amare profondamente la mia Palermo, ma Milano mi ha adottata facendomi sentire a casa quasi da subito. È una grande storia d’amore la nostra, lei è la mia rinascita. Il mio grazie non sarà mai abbastanza e i motivi profondi li conosciamo solo io e Lei, mi piace pensare che questo sarà sempre il nostro segreto.

Continua la lettura con: Le 5 FASI che vive chi si TRASFERISCE a MILANO: dalla PAURA all’AMORE

FABIANA CRIVELLO

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