7 motivi che potrebbero farci LASCIARE Milano

Motivi per abbandonare la città più all'avanguardia di Italia? Eccone alcuni

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credits: @ayr.ie su IG

Oggi vi parlo di un’idea che tendenzialmente non dovrebbe sfiorare la mente di nessun milanese, ma che in tempi incerti e di rimescolamento come questi potrebbe anche farsi strada nella testa di qualcuno. Ovvero, lasciare la città più all’avanguardia d’Italia.

Per farlo servirebbero però buone motivazioni, che l’orgoglio e la testa costantemente alta di Milano abbatterebbero senza troppo sforzo, certo, ma che comunque per qualcuno potrebbero essere valide e sufficienti per andare via. 

#1 Se dovesse smettere di puntare in alto

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Milano Fashion Week

Perché Milano ha sempre puntato in alto, nel bene e nel male, riuscendoci quasi sempre e in maniera costante. Ma potrebbe arrivare un momento in cui le amministrazioni e le aziende che hanno reso grande il capoluogo lombardo iniziassero a sentirsi appagate, a riposarsi un po’. Motivo sufficiente per cercare stimoli altrove. 

#2 Se diventa più provinciale che mitteleuropea

Oltrepò Pavese 

Un rischio che difficilmente Milano potrebbe correre, ma dato che il futuro cambia più velocemente di una bandiera al vento non è da escludere che una deriva provinciale possa prendere possesso della città. A quel punto meglio spostarsi a vivere in una grande metropoli, oppure, perchè no?, direttamente in provincia. Almeno la vita costa la metà. 

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#3 Se dovesse perdere la sua identità

Credits: @coolinmilan IG

Ovvero l’identità di una città multietnica, tuttofare, sempre pronta ad aggiornarsi e a migliorare costantemente in qualunque sua branca. Un rallentamento non è all’orizzonte e, anzi, si ritiene che la città resterà sede e fucina di buona parte dei progetti più importanti in svariati settori come edilizia, ambiente, società. Se però la fucina dovesse smettere di sfornare, tanto varrebbe cambiare aria. 

#4 Se smettesse di offrire opportunità

Credits: formretailblog.it

I progetti di cui sopra sono poi ciò che rende la nostra città la prima in Italia e fra le prime in Europa per capacità occupazionale. Ma nel campo delle opportunità non si parla di solo lavoro: ad esempio perché non considerare la moltitudine di agenzie, cooperative, comitati e associazioni che propongono e supportano percorsi di crescita studio/professionale per numerose categorie di persone? Se questi dovessero venir meno, perché restare qui? 

#5 Se i trasporti fossero come l’Atac

Qui possiamo essere lapidari. I trasporti dell’ATM non saranno mai e poi mai come quelli di Roma. Certo, l’estensione geografica della capitale e gli annosi problemi che si porta addietro da tempo non giocano  a suo favore, ma a Milano i trasporti sono solo uno dei tanti fiori all’occhiello della professionalità meneghina (con l’unico neo della metro che si ferma di notte). Un peggioramento dei trasporti non potrebbe far altro che far spostare le persone altrove. Magari proprio a Roma, con esclamazioni di rassegnazione tipo: “vabbè l’autobus non passa, ma almeno ce sta er mare!” 

#6 Se acquisisse i mali tipici della società italiana

credits: newsicilia.it

Clientelismo, raccomandazioni, nepotismo e corruzione. Tante facce della stessa medaglia di un mostro che ha un solo nome e mille ramificazioni: criminalità organizzata. Milano è la capitale finanziaria del Belpaese e ovviamente come nel resto d’Italia non è (e non è stata) esente da scandali all’italiana, ma mentre negli anni ha cercato di scrollarsi dalle spalle con risultati alterni l’etichetta di Tangentopoli e di altre grandi realtà nocive italiane, il resto d’Italia sembra essere sempre un passo indietro. Se Milano fermasse questa corsa alla legalità, ci sarebbe di che meditare la partenza. 

#7 Se smettesse di essere un motore di cambiamento

Perché qui la gente non si trasferisce solo per il lavoro. Spesso il capoluogo lombardo è stato un vero e proprio modello ed esempio da seguire in termini di tolleranza, apertura, multiculturalismo e quant’altro, facendo passi da gigante rispetto agli anni “chiusi” dell’immediato dopoguerra. È pressoché impossibile che una città che ha lavorato tanto per migliorarsi faccia un passo in direzione opposta, ma se mai dovesse accadere, le valigie di chi crede ancora in Milano (e a maggior ragione in Milano Città Stato) sarebbero pronte in men che non si dica. 

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CARLO CHIODO

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Carlo Chiodo
Nasco a marzo del 1981. Milanese moderno, ostinato e sognatore, alla costante ricerca di una direzione eclettica di vita. Laurea in Lingue e Comunicazione, sono appassionato di storia contemporanea, amante del cinema e del surf da onda. Dopo il romanzo d'esordio (Testa Vado Croce Rimango, 2016) ho pubblicato con Giovane Holden edizioni una silloge di racconti (Diario di Bordo, 2020).