TITO BOERI: le politiche del GOVERNO sono contro PRECARI, AUTONOMI e DISOCCUPATI

"Non c’è traccia di una strategia d’uscita dalle misure temporanee varate all'inizio del lockdown". E il divieto di licenziamento indiscriminato, iniziativa senza paragoni a livello mondiale, comporta conseguenze pericolose per le categorie meno protette nel mercato del lavoro

Credits: cuneo24.it - Tito Boeri

Pubblichiamo estratti dell’editoriale di Tito Boeri per “La Repubblica” – La crisi, il governo e il vizio del rinvio – L’emergenza perfetta

TITO BOERI: le politiche del GOVERNO sono contro PRECARI, AUTONOMI e DISOCCUPATI

# Non c’è traccia di una strategia d’uscita dalle misure temporanee varate all’inizio del lockdown

“Il governo non sembra in grado di andare oltre l’emergenza. A cinque mesi dal Decreto Cura Italia, non c’è traccia di una strategia d’uscita dalle misure temporanee varate all’inizio del lockdown. L’annunciata proroga dello stato di emergenza sembra il preludio a una nuova estensione del divieto di licenziamento fino alla fine dell’anno, accompagnata dal prolungamento di 18 settimane della Cassa Integrazione.
Il paradosso è che la proroga di queste due misure rischia di lasciarci disarmati proprio nell’affrontare l’emergenza sociale dell’autunno, quella di quell’8 per cento di famiglie italiane che, secondo le indagini di Banca d’Italia, ha subìto una riduzione del 50 per cento del proprio reddito in questi mesi e sostiene di non avere in famiglia le riserve liquide per riuscire a far fronte alle spese per consumo essenziale (cibo, riscaldamento, igiene) nei prossimi 3 mesi.
Si tratta per lo più di lavoratori dipendenti con contratti a termine, lavoratori autonomi e disoccupati, tutte categorie che vengono danneggiate dal divieto di licenziamento indiscriminato. I primi sono tra le principale vittime del blocco perché le imprese reagiscono di fatto licenziando chi ha un contratto a termine, non rinnovandolo a scadenza. I lavoratori autonomi pagano il divieto di licenziamento in quanto datori di lavoro. I disoccupati ne scontano gli effetti perché, vigente il blocco, le aziende hanno smesso di assumere.”


# La crisi col passare del tempo è sempre più selettiva: nel turismo-ristorazione, nello spettacolo e nel commercio al dettaglio, al rischio del contagio si aggiunge quello della perdita del lavoro.

“Col passare del tempo, la crisi è diventata sempre più selettiva. Alcuni lavori, soprattutto nel turismo-ristorazione, nello spettacolo e nel commercio al dettaglio, uniscono al rischio del contagio quello della perdita del lavoro. I due rischi tra l’altro si alimentano a vicenda: il rischio del contagio tiene lontano i consumatori e il rischio di perdere il lavoro rende i lavoratori più vulnerabili al Covid 19, come mostrato da diversi studi epidemiologici. In questi casi – che possono essere individuati sulla base dell’andamento dei fatturati nei primi sei mesi dell’anno (con autocertificazioni verificabili coi dati della fatturazione elettronica) – è giusto continuare a concedere la Cassa Integrazione gratuita. E si può anche imporre alle imprese che ne usufruiranno il divieto a licenziare.”

# Perché mettere a carico della collettività la Cassa integrazione di aziende che non hanno subìto la crisi?

“Ci sono poi dei comparti che hanno subìto in modo del tutto marginale la crisi o che hanno addirittura beneficiato di cambiamenti nella composizione dei consumi delle famiglie. Non si vede perché mettere interamente a carico della collettività prestazioni di Cassa integrazione per queste imprese. Il rischio è che vengano utilizzate per alleggerire il costo del lavoro e magari esercitare concorrenza sleale su imprese che non abusano dello strumento.”
Tra i beneficiari delle prestazioni di Cassa integrazione ci sono molti lavoratori di imprese che hanno conosciuto un incremento di fatturato in questi mesi. Bene che, in questi casi, l’unica Cassa integrazione consentita sia quella finanziata dai contributi delle imprese.”

# L’Italia è stato l’unico Paese a introdurre divieto assoluto di licenziamento economico

“Il nostro Paese è stato il primo e l’ultimo a introdurre il divieto assoluto di licenziamento economico nella crisi attuale. In Grecia e Spagna, il divieto è stato imposto solo alle imprese che volevano beneficiare della Cassa integrazione. Da noi vale il principio opposto: siccome c’è il divieto di licenziamento, devi prendere la Cassa integrazione. Fino a che punto possiamo continuare in questo modo? Quale investitore prenderà in considerazione un mercato del lavoro così ingessato? Non si rischia di spingere tutte le imprese a licenziare a inizio del 2021 rendendo ancora più difficile la ricerca di un impiego alternativo da parte di chi perde il lavoro? Concentrando nel tempo i licenziamenti, li si rende socialmente molto più costosi. Si dirà che le piccole imprese hanno bisogno che la loro Cassa integrazione sia posta a carico della collettività. Non si vede perché escludere a priori che le piccole imprese possano contribuire a finanziare la Cassa integrazione, pur con aliquote diverse dalla grandi imprese, come già fanno la Naspi.”



# Con che faccia si chiede la proroga dello stato d’emergenza quando non si trova di meglio che nominare commissioni su commissioni, poi sistematicamente inascoltate?

“A proposito: dopo aver accumulato ritardi intollerabili nel pagare le prestazioni sociali introdotte a fine febbraio, la ministra del Lavoro, Catalfo, ha annunciato l’insediamento di una nuova commissione di esperti che dovrà formulare proposte per la “revisione di meccanismi della Cassa integrazione” e “per ripensare gli ammortizzatori sociali”. Con che faccia si chiede la proroga dello stato d’emergenza quando non si trova di meglio che nominare commissioni su commissioni, poi sistematicamente inascoltate?”

TITO BOERI per “La Repubblica” – La crisi, il governo e il vizio del rinvio – L’emergenza perfetta

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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