La formula di LUCIANO FLORIDI: la rivoluzione della BUONA POLITICA

Luciano Floridi, professore di Etica dell’informazione all’Università di Oxford: in questo momento storico abbiamo l’opportunità di rifondare le basi della politica e dare uno scossone alla nostra società

Credits: alessioporcu.it - Luciano Floridi

In una lunga chiacchierata, Luciano Floridi, professore di Etica dell’informazione all’Università di Oxford, ci ha raccontato come in questo momento storico abbiamo l’opportunità di rifondare le basi della politica e dare uno scossone alla nostra società. Se non saremo in grado di farlo, le generazioni future non ce lo perdoneranno.

La formula di LUCIANO FLORIDI: la rivoluzione della BUONA POLITICA

La pandemia da Coronavirus ha fatto emergere e messo chiaramente in luce la debolezza e la mancanza di competenza e preparazione di molti leader politici. Ma potevamo veramente aspettarci qualcosa di diverso? Al momento del bisogno, le classi dirigenti prive di una visione e di progetto politico a lungo termine e votate da elettori incuranti delle competenze necessarie per governare un Paese hanno semplicemente mostrato la loro inadeguatezza. La crisi non è una bacchetta magica che rende improvvisamente “migliore” e “capace” una classe dirigente mediocre e priva di competenze, al limite rende solo i cittadini più indulgenti e tolleranti verso le inadeguatezze dei propri governanti. Ma quindi ha ancora senso parlare di impegno politico e qual è il ruolo che la politica deve assumere per tornare ad essere rilevante e avere un forte peso nella società? Ne abbiamo parlato in questa intervista con Luciano Floridi, professore di Etica dell’informazione all’Università di Oxford, che nel suo nuovo libro “Il verde e il blu. Idee ingenue per migliorare la politica” mette la filosofia al servizio della politica e propone qualche idea concreta per affrontare le grandi sfide di oggi.


# Prof. Floridi, quali sono a suo avviso le debolezze e le mancanze della società che questa pandemia ha messo in luce?

Quando si tratta di affrontare sfide difficili e importanti, come la gestione di una pandemia o il problema ambientale, la buona volontà dei singoli da sola non basta. Tanto più il problema è complesso, tanto più la struttura organizzativa della società deve essere adeguata ed articolata in modo tale da poter affrontare le grandi sfide di oggi in modo progettuale e concepire soluzioni appropriate.

Nella seconda metà del ‘900, lo Stato è stato estromesso dalla maggior parte dei progetti sociali per paura di quanto si era verificato nei primi del ‘900, quando lo Stato era entrato prepotentemente nella gestione delle questioni sociali. Gli effetti di questo distacco si sono visti nella gestione di crisi importanti come quella ambientale, che non possono essere affrontate dai singoli cittadini ma nemmeno dai singoli Stati. Oggigiorno le crisi sono globali e richiedono soluzioni globali. Proprio per questo è necessario un ritorno alla buona politica, che deve essere in grado di portare avanti quelle istanze e quei progetti sociali che richiedono una vera leadership e un coordinamento più ampio e globale che solo la vera politica può offrire. I cittadini hanno percepito questa esigenza e sono nati dei movimenti, come quello delle Sardine in Italia, che chiedono alla politica di impegnarsi e fare di più.

# In questo scenario, come vede il rapporto tra Stato e cittadini?

I cittadini devono avere l’opportunità di contribuire al progetto sociale fin dall’inizio, e in particolare come effetto di questa pandemia i cittadini dovrebbero essere messi in grado di contribuire direttamente alla ricostruzione dello Stato sociale. Allo stesso modo, lo Stato e la pubblica amministrazione dovrebbero “avvicinarsi” ai cittadini e rendere facile l’esercizio dei loro doveri. Lo Stato va rifondato sulla base dei principi della partecipazione, della fiducia, e delle solidarietà. Se io cittadino contribuisco ad elaborare le leggi e le regole del Paese in cui vivo, sarà più difficile che poi mi tiri indietro nel rispettarle.


# Ma in concreto quali strumenti potrebbero essere utilizzati per favorire questa cultura della partecipazione e della fiducia?

Gli strumenti digitali possono essere estremamente utili a questo scopo. La Comunità Europea organizza periodicamente delle consultazioni pubbliche (https://ec.europa.eu/info/about-european-commission/service-standards-and-principles/transparency/consultations_it) per dare ai cittadini l’opportunità di contribuire al processo legislativo, dalla fase di preparazione fino alle nuove proposte legislative e alle valutazioni dell’efficacia delle leggi in vigore. I cittadini possono partecipare alle consultazioni pubbliche e ai vari meccanismi di feedback previsti lungo tutto l’arco del ciclo di elaborazione delle politiche, e possono inoltre consultare i documenti correlati e i contributi pervenuti. In genere si parte con una bozza iniziale che viene rifinita gradualmente e gli strumenti digitali ci vengono in aiuto proprio nel gestire e portare avanti questo processo, che ovviamente richiede anche un coordinamento centrale.

L’idea di base è quella di mettere in condivisione l’intelligenza comune al fine di prendere le decisioni migliori e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale, in modo tale che si sentano coinvolti e quindi responsabili nel seguire e rispettare le decisioni prese. Sembra una procedura lontana dagli interessi reali, ma immaginiamo una partecipazione aperta a tutti a livello di quartiere, o comunale, per esempio. Potrebbe essere un buon modo per attrarre le persone alla politica a partire da quello che le tocca immediatamente.

# Possiamo pensare di utilizzare questi strumenti anche per aprire delle consultazioni sui piani elaborati dai Comitati tecnici per affrontare tematiche complesse?

Assolutamente sì, anzi è proprio quello che andrebbe fatto. Nella maggior parte dei casi, i piani delle task force sono percepiti dai cittadini come delle decisioni prese e calate dall’alto. Ad esempio oggi in Italia si potrebbe aprire una consultazione sul piano prodotto dalla task force di Colao. In questo modo, i cittadini potrebbero contribuire con le loro idee e proposte ai progetti elaborati dai tecnici e si sentirebbero più partecipi e coinvolti. Il piano della task force non sarebbe più solo il piano elaborato da esperti chiusi nelle loro stanze ma diventerebbe anche il loro piano.


La co-partecipazione e il co-design aiuta a far sentire tutti proprietari del prodotto finale.

# Ma non si rischia di avere troppo “rumore di fondo”, ovvero troppe persone che vogliono dire la loro magari senza nemmeno essere qualificate nel farlo?

Come dicevo prima, è necessario un coordinamento centrale che vagli tutte le proposte. Ma l’ascolto è fondamentale per progettare delle buone soluzioni politiche.

Le faccio un esempio molto banale. Se voglio affrontare i problemi della piccola-media impresa italiana, parlo con l’imprenditore di Padova per capire di che cosa ha bisogno realmente e provo a costruire assieme a lui delle soluzioni ad-hoc. A quel punto, non solo gli dò quello di cui ha bisogno, ma lo coinvolgo e lo “aggancio” nel rispettare delle regole condivise, esplorando insieme i limiti del fattibile.

# Come è cambiato o come cambierà il rapporto tra i cittadini e la politica? Quali sono le debolezze del rapporto tra i cittadini e la classe politica che la pandemia ha messo in luce?

La politica non faceva un buon lavoro prima e non lo ha fatto durante l’emergenza da Coronavirus. Una classe dirigente mediocre non può diventare improvvisamente capace e competente per affrontare una sfida imprevista e complessa, e con questo mi riferisco soprattutto alla Gran Bretagna, che conosco più da vicino, ma non solo, si pensi anche all’amministrazione Trump.

Purtroppo c’è un forte rischio che nella “nuova normalità” dopo la pandemia, il rapporto tra i cittadini e la politica non si evolva e si ritorni alla stessa situazione di prima. La politica oggi rifugge da qualsiasi impegno nei confronti della società e non si occupa di progetti sociali che coinvolgono le comunità. Dobbiamo recuperare questo aspetto e rimuovere gli ostacoli che impediscono ai cittadini di partecipare attivamente al processo decisionale. Per fare questo, la politica deve fondarsi su idee concrete e costruttive, a disposizione di chiunque voglia usarle e aperte ai contribuiti dei cittadini; solo in questo modo è possibile far emergere e metter in condivisione l’intelligenza e la buona volontà comune. Se questo non succederà, avremo sprecato un’occasione veramente unica. Oggi abbiamo l’opportunità di rifondare meglio le basi della nostra politica e dare uno scossone alla società. Se non lo faremo, le generazioni future non ce lo perdoneranno.

# Cosa ne pensa delle forme di partecipazione politica attraverso i partiti?

Lo scontro tra partiti è una cosa datata e questo è uno dei fattori che ha portato i cittadini a staccarsi dalla politica. La maggior parte delle persone, e quindi degli elettori, vuole solo fare le cose bene e in modo concreto. Salute e ambiente potrebbero essere due ambiti da cui partire per coinvolgere di nuovo i cittadini nella politica, dato che sono ambiti che toccano da vicino tutte le persone.

# Un’ultima domanda. Quali sono le competenze da mettere in campo ora per far “rinascere” la nostra società?

Innanzitutto sono necessarie persone dotate di visione strategica, ovvero in grado di immaginare gli scenari futuri e capaci di indirizzare e guidare le azioni e le scelte verso una direzione favorevole.

Inoltre sono necessari quelli che possiamo chiamare “esperti di circoli virtuosi”, ovvero tecnici in grado di disegnare meccanismi utili e necessari per perseguire la direzione indicata dalla visione e in più capaci di auto-rinforzarsi e mantenersi nel tempo. Anche in questo caso possiamo fare un esempio banale, i pagamenti digitali non solo facilitano la vita delle persone, evitando code e perdite di tempo, ma allo stesso tempo permettono di combattere l’evasione e quindi hanno un effetto positivo anche per le casse dello Stato. I processi che funzionano sono quelli in cui il risultato del processo rinforza il processo stesso. Niente di nuovo, è quello che ci insegna anche la natura, e il buon senso.

LAURA COSTANTIN

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Pubblicato da Milano Città Stato su Martedì 2 giugno 2020

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